VITE E FATTI MEMORABILI (ALMENO PER ORA)

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Il passeggero Ramesh Vishwaskumar: il mistero della vita

di Guido Barlozzetti

Forse dovrebbe fare il giro del mondo passando da un santuario all'altro di tutte le religioni per ringraziare la Provvidenza che lo ha salvato, oppure entrare direttamente in uno di quei film in cui si raccontano imprese incredibili. Ramesh Vishwaskumar, 40 anni, britannico è l'unico superstite del Boeing 787 dell'Air India precipitato subito il decollo sulle case di Ahmedabad.

Lo vediamo in un video vagare claudicante e stordito tra la gente, il volto tumefatto, e poi avvicinarsi a un'ambulanza. Infine, il piano ravvicinato di un biglietto con il suo nome.

Sono morti tutti meno lui su quell'aereo che ha perso quota un attimo dopo essersi alzato dall'aeroporto, 242 persone che diventano circa trecento con quelli che a terra sono stati investiti dal disastro.

Ramesh sedeva nel posto 11A, vicino a un'ala, un numero che forse dovremo ricordare e adesso è il Sopravvissuto. Se è come sembra, se veramente è il solo a essere uscito indenne dalla catastrofe, assurge inconsapevolmente a figura simbolica della nostra umana condizione, sul confine incertissimo e misterioso che separa la vita dalla morte.

Tutti quelli che erano intorno a lui sono morti, lui no, ed è inutile cercare una qualche spiegazione se non appunto l'evidenza di chi è sopravvissuto. Lui solo è uscito dal vortice di fuoco che ha distrutto e cancellato tutto quello che lo circondava. Come e perché sia avvenuto non c'è calcolo statistico o un teorema della scienza probabilistica che possa darne conto. Ramesh è vivo!
Per miracolo, viene da dire, l'estrema spiegazione a cui si ricorre quando qualcuno viene sottratto a una situazione terminale che sembrerebbe irreversibile e definitiva.

E perché lui, proprio lui? Perché lui solo delle centinaia che erano con lui a bordo del Boeing sfiancato e incapace di tenersi su? Dovremmo approfondire, capire qualcosa di più della sua vita e, se mai ci siano state, delle opere buone che potrebbero avergli meritato questo premio impareggiabile, capire se fosse circonfuso di quell'alone misterioso che dice una natura speciale, se non eccezionale. E però, ce lo ricordano le religioni, la grazia non è un contratto dare-avere, è vero devi fare di tutto per essere benedetto, ma come ci ricorda Sant'Agostino non è un'investitura automatica che arriva dal Padreterno.

Questa storia lascia sbalorditi, un sentimento che sicuramente prova anche lui. Come può sentirsi uno che sente vibrare tutto il marchingegno alato nel quale è custodito, che lo sente andare giù e poi in un fragore assordante viene avvolto da un'esplosione mentre tutto si frantuma attorno a lui, fino a un silenzio irreale in cui non puoi non domandarti se tu sia ancora vivo o non sia trapassato in una dimensione parallela!? L'unica certezza che hai sono i cadaveri che stanno intorno e, dopo un po', le grida di chi ha assistito o prova a portare soccorso.

Ramesh non è morto e la sua salvezza sullo sfondo del macello dice che in questa immane tragedia si è manifestata una speranza, nel buio di una strage è toccato a lui portare la luce che d'ora in avanti illuminerà la sua vita e ne farà un talismano vivente, forse gravato da un inespiabile complesso di colpa nei confronti di tutti quelli che erano partiti con lui e non sono arrivati.

La vita è un mistero, diciamola questa banalità rassicurante, che ci ricorda l'esile filo a cui siamo appesi nulla sapendo del Burattinaio.
Può anche accadere che un mattino un maresciallo dei Carabinieri in una routine di pattuglia fermi un'auto che non si ferma e corre via, e che nell'inseguimento venga ucciso da uno dei due che erano a bordo. Due rapinatori a un distributore di benzina. La miseria di una vita senza futuro che ne cancella un'altra, quella di uno sconosciuto padre di famiglia che s'era alzato per fare il suo dovere e ha incrociato uno sciagurato che l'uccide, per essere ucciso poco dopo, in una traiettoria che ancora una volta lascia sconcertati.

Speranza e disperazione, orrore e salvezza. Tutto si tiene. Qualche giorno fa un aereo ha portato in Italia il piccolo Adam, 11 anni, l'unico sopravvissuto di dieci fratelli colpiti in casa da un attacco aereo israeliano a Gaza. Adesso sorride e gioca con i Lego in un ospedale italiano.

 

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