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IL ROMANTICISMO
10 gennaio 2011

Nella accezione comune, romanticismo è sinonimo di sentimentalismo, emotività, ipersensibilità. Nella vita, nelle relazioni interpersonali, nei rapporti con le cose e con il mondo. In effetti il romanticismo è molto di più. E’ un grande movimento ideale che si afferma in Europa tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento in contrapposizione al classicismo. E che condiziona modi di pensare e di essere dell’intero secolo XIX. Mentre il classicismo – profondamente laico - dà importanza alla razionalità, all’ordine e alle regole in tutte le attività umane, il romanticismo rivaluta la sfera delle emozioni, della passione e in parte dell’irrazionalità. Il primo imposta la pratica artistica sul metodo, valido per tutti; il secondo sull’ispirazione e sul genio individuale. Al “generale” sostituisce il “particolare”. Per questo, a differenza del classicismo – di stampo internazionalista - presenta caratteristiche differenti da paese a paese. Risultano di fatto molto diversi tra loro il romanticismo inglese da quello francese, quello italiano da quello tedesco. Con alcuni tratti comuni: la rivalutazione del Medioevo, dell’individualismo creativo, del senso religioso, dei caratteri nazionali dei popoli. Non a caso in Italia il romanticismo coincide con il risveglio dell’identità nazionale del Risorgimento. Ma cosa è rimasto di quel movimento? Che significa oggi essere romantici? E quali atteggiamenti mentali possono richiamarsi a quel sistema ideale? Ne parleremo con il prof. FABIO CANESSA , critico cinematografico e insegnante di italiano e latino al Liceo Giosuè Carducci di Piombino e con la prof.ssa GRAZIA ATTILI docente di psicologia sociale presso l’Università La Sapienza di Roma.

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