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UN LIBRO SULLA STRADA PER SANTIAGO: “IL CAMMINO IMMORTALE”

Jean-Christophe Rufin è uno scrittore molto noto in Francia, ha vinto un premio prestigioso, il Goncourt, è medico e ambasciatore ed è un laico. Il libro sul suo Cammino di Santiago è stato un successo in Francia, 400 mila copie vendute. In Italia lo ha pubblicato Ponte alle Grazie. La prima impressione è che Rufin sia un bravo scrittore, in grado soprattutto di saper vedere quello che altri non vedono, o, ancora più spesso, di saper riflettere su quello che è sotto gli occhi di tutti, ma su cui non si è ancora riflettuto.
Esempio dalle prime pagine del libro: “Andando verso Compostela, l’essenziale non è il punto di arrivo, comune a tutti, ma il punto di partenza. È quest’ultimo a fissare la sottile gerarchia che s’instaura fra i pellegrini. Quando due camminatori si incontrano non si domandano "Dove vai?" – la risposta è evidente – né "Chi sei" giacché sul cammino non si è altro che un povero Giacomeo. La domanda che formulano è "Da dove sei partito?" E la risposta permette immediatamente di sapere con chi si ha a che fare”. Chi fa solo gli ultimi 100 km, spiega Rufin, è un cacciatore di diplomi. Chi è partito dai Pirenei, e quindi ha camminato più di 500 km, allora è visto con il rispetto dovuto. Rispetto che diventa venerazione per quei camminatori che sono partiti da casa loro, chi è in viaggio da quattro mesi, chi è malconcio ma mostra quel senso di appartenenza a un rango superiore della categoria.
Ottocento chilometri da Hendaye, all’estremo sudovest della Francia, fino alla maestosa Cattedrale di San Giacomo, questo il suo percorso, lungo il Camino del Norte e il Camino Primitivo; Rufin è un camminatore laico, all’inizio osservatore esterno del fenomeno dei cammini, spesso ironico e dissacrante, il libro scorre leggero e fa sorridere. Ma man mano che Rufin vive il suo cammino, il punto di osservazione è sempre meno esterno, in una fase centrale l’autore-camminatore ha anche un periodo di forte ricerca spirituale, quando arriva a Oviedo. Anche lui si accorge come il cammino sia un’altra cosa dal turismo che cerca il pittoresco:“Poche decine di chilometri di asfalto ammorbidiscono quella carne ancora troppo dura: il pellegrino è lì per camminare, che gli piaccia o no, che sia soddisfatto o no dei paesaggi! Pipe-line in cemento e fabbriche, lottizzazioni deserte e corsie d’emergenza, rotatorie e periferie industriali sono necessarie per diventare un vero pellegrino, immune da ogni pretesa turistica. Sferzato dalle prove, il camminatore si sente dapprima un po’ suonato. Poi si conforma alla sua sorte. Comincia allora una nuova fase del Cammino: essa non richiede l’entusiasmo, ma l’abitudine e la disciplina".
Rufin osserva se stesso, e racconta cosa gli cambia dentro man mano che procede sul Camino. E fa alcune grandi scoperte, una su tutte: Compostela è un pellegrinaggio buddhista. “Partendo per Santiago non cercavo niente e l’ho trovato”.




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