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Primo amore di Dino Risi

Risi, Tognazzi e quell'amaro scherzare sulla vecchiaia

di Redazione Rai Movie07 aprile 2021 ore 17:06
Già dai titoli di testa di Primo amore Dino Risi ci avvisa che con il suo divertente, ma anche struggente film, intende prenderci per mano e farci conoscere la personale visione che ha dell’ultima fase della vita, quella dell’anzianità che tanto detestava da “implorare” il destino per non fargli oltrepassare gli 80 anni, ritenendo i 75 più che sufficienti. Quando girò Primo amore Risi aveva 62 anni, morirà sfiorando i 92. In quell’iniziale sequenza protagonista è una bella ma vecchia e malandata automobile, dal colore indefinito fra grigio e verde, priva di un faro funzionante: è una cabrio che la rigida temperatura esterna obbliga il conducente a tenere con la capote chiusa, una Lancia Aurelia B24 che nel film rivedremo solo un’altra volta. Sedici anni prima quel modello, bianco e scattante, era stato coprotagonista insieme ai giovani Vittorio Gassman e Jean-Luis Trintignant de Il sorpasso. Ora alla guida c’è Ugo Tognazzi nel ruolo di Ugo Cremonesi detto Picchio, un anziano attore di avanspettacolo che si sta recando verso una casa di riposo per artisti dove, probabilmente, passerà gli anni che gli restano da vivere. 

Primo amore fu girato nei primi mesi del 1978 a Roma e a San Pellegrino Terme, non lontano da Bergamo, presso il Grand Hotel. Nello scrivere il film Risi e Ruggero Maccari si avvalsero della consulenza di Angelo Quarenghi, importante chirurgo, celebre anche per essere stato il medico sociale dell’Inter di Helenio Herrera. Primo amore segna per Tognazzi la nona volta con il regista milanese, a cui seguiranno altre tre. Per il suo film Risi arruola uno stuolo di veterani in mezzo ai quali brilla la giovane stella di Ornella Muti, allora ventitreenne, qui nella parte della diciottenne Renata Mazzetti, una cameriera oggetto di battute: salaci quelle di Riccardo Billi, acide quelle di Caterina Boratto; da registrare anche la partecipazione di Venantino Venantini nella parte di Emilio, un laido direttore di una tv privata. Curiosa, anche se non inusuale, la presenza di Mario Del Monaco, uno dei tenori più importanti della storia della lirica, qui al suo ultimo film (morirà quattro anni dopo): il ruolo di Del Monaco è quello di un ex colonnello dell’esercito, ora temuto direttore della casa di riposo che guida con metodi burberi e militareschi, tanto da meritarsi l’appellativo di Comandante, che ha in Picchio una delle sue vittime preferite. 

Quando la cinefilia si mescola alla Storia può generare delle divertenti suggestioni. Fra le frequentazioni di Del Monaco c’era anche quella dei salotti della nobiltà papalina: in uno di questi, nei primi mesi del 1970, il tenore fiorentino incontrò Junio Valerio Borghese, ex comandante della X-MAS, alle prese con una delle sue tante riunioni preparatorie per quello che nel dicembre di quell’anno sarebbe passato alla storia come il tentato ‘golpe Borghese’. Sull’episodio di eversione nera, nel 1973, Mario Monicelli girò il divertente e dissacrante Vogliamo i colonnelli, con Tognazzi nel ruolo di un golpista toscano. Nel cameo di una sposa polacca c’è Marina Lothar Frajese, nota pornostar, apprezzata però anche dal grande cinema vista la sua presenza sui set di Lucio Fulci, Federico Fellini, Pasquale Festa Campanile, Bruno Corbucci, Neri Parenti, Nanni Loy

Con Primo amore Risi celebra il mondo dell’avanspettacolo e lo fa con Tognazzi che aveva mosso i primi passi artistici proprio lì. Nel film l’attore cremonese si esibisce in balli e sketch che omaggiano dichiaratamente Totò e più velatamente il primo Jerry Lewis; bella anche l’imitazione che Picchio fa del professor Immanuel Rath, interpretato da Emil Jannings ne L’angelo azzurro di Joseph von Sternberg che racconta l’amore tardivo di un anziano per la bella e giovane Lola che ha il volto di Marlene Dietrich

Primo amore riscosse un buon successo: nel novembre di quel 1978 arrivò a essere terzo negli incassi dietro blockbuster come Grease e Zombi. In Francia l’unico regista italiano diventato anche aggettivo è proprio Risi con il cinema dinorisiano. Primo amore uscì con il titolo dal significato diametralmente opposto di Le dernier amour, ma solo per evitare confusione con il coevo Mon premier amour (da noi Due volte donna) di Elie Chouraqui, anche in questo caso una storia di anzianità. 

Quella di Risi è stata una lunga vecchiaia: chi può raccontarcela nei dettagli è Fabrizio Corallo, giornalista e documentarista che lo ha frequentato per quasi trent’anni prima della morte: “lo conobbi sul set di Sesso e volentieri, rimase colpito dalla profonda conoscenza che avevo dei suoi film, mi volle con sé come consulente, accompagnatore, ufficio stampa e amico”. Per sua stessa ammissione Corallo non riesce a essere troppo critico nei riguardi dei film del suo mai dimenticato “maestro di vita”, come ama definirlo: di Primo amore Corallo afferma che è parte integrante di quel ripiegamento su se stesso che Risi inizia nel ’77 con Anima persa per finire a Fantasma d’amore dell’81, passando per La stanza del vescovo e Caro papà; un argomento, quello del tramonto della vita, che Risi riprende nel ’90 con Tolgo il disturbo
Nella seconda metà degli anni ’70 la commedia dinorisiana più spensierata lascia il posto all’amarezza della vecchiaia: Corallo ama Tognazzi che in Primo amore interpreta un personaggio bellissimo, struggente, alle prese con la resa finale verso se steso. Corallo conferma che Risi non ha mai avuto il culto per la terza età, la detestava pur ridendone pubblicamente. Come quella volta da Otello alla Concordia, noto ristorante del centro di Roma, ritrovo dei più celebri cineasti: accompagnato da Corallo a una cena di amici e colleghi, a fine serata Risi chiese a Corallo di non portarlo più a tali rimpatriate risparmiandogli così “la gara al fotofinish su chi muore prima”. Scherzosamente ma non troppo, Risi sognava di andare un giorno a Waterloo e morire lì per poter vantare sulla sua tomba la scritta “nato a Milano, morto a Waterloo”. In una videointervista concessa un anno prima della sua morte, insieme a un gruppo di giovani, Risi stila un lungo elenco di motivi per cui la vecchiaia è cosa brutta. Fra questi c’è il passare le giornate a fissare il proprio telefono che non squilla mai: non fa in tempo a finire la frase che, fra la sorpresa generale, il suo telefono comincia a suonare. Un segnale, forse divino, che affermava che Risi non era mai stato vecchio. 

PRIMO AMORE di Dino Risi - 1978 - 110’
Con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Mario Del Monaco, Caterina Boratto

Costretto a lasciare l’attività di comico d’avanspettacolo per motivi di età e di scarsi ingaggi, a Ugo Cremonesi in arte Picchio (Tognazzi) non resta che trasferirsi a Villa Serena, casa di riposo per artisti in pensione. In attesa di ricevere dallo Stato l’agognata liquidazione, grazie alla presenza degli altri ospiti della villa fa un tuffo nel passato esibendosi in qualche suo vecchio spettacolo dove ad ammirarlo c’è Lucy (Boratto), sempre pronta a diventare qualcosa di più di una semplice amica per il recalcitrante Picchio. A dirigere la casa di riposo c’è il “Comandante” (Del Monaco), chiamato così per i suoi metodi più vicini a quelli di una caserma che non di un ospizio. Un giorno per Picchio arriva inaspettata la cotta che non ha avuto nemmeno da ragazzo: quella per la bella e conturbante Renata Mazzetti (Muti), giovane cameriera stanca di pelare patate e badare a vecchi rincitrulliti. Niente paura Renata, ci penserà Picchio a farti diventare una star.
Produzione Dean Film; distribuzione United Artists. Uscita cinema 8 settembre 1978; prima tv Euro Tv 10 aprile 1985, prima tv nazionale Rete4 29 settembre 1986, prima tv Rai Rai3 6 agosto 2011 (primi dati rilevabili). Presentato in anteprima mondiale al Montréal World Film Festival.

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

FONTI
imdb.com
cinemadeinlazio.it
Il Giornale, 20 settembre 1978
Radio Corriere Tv n. 47 del 19/25 novembre 1978
Radio Corriere Tv del 7/13 aprile 1985
Radio Corriere Tv n. 39 del 28/9-4/10 1986
Valerio Caprara Dino Risi maestro per caso, Gremese 1993
Fabrizio Corallo (a cura di) Una bella vacanza, documentario regia di Francesca Molteni 2006
Stefano Delle Chiaie L’aquila e il condor, Sperling & Kupfer 2012
Fabrizio Corallo Dino Risi forever, documentario 2016
Conversazione con Fabrizio Corallo, 20 gennaio 2021
 

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