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La stanza del vescovo

Bella vita e belle donne. Un classico Tognazzi per 'La stanza del Vescovo'

di Redazione Rai Movie22 dicembre 2020 ore 21:56
E’ un gotico lacustre”: Mauro Gervasini, giornalista e critico cinematografico, definisce così La stanza del Vescovo, film diretto da Dino Risi nel 1977. Gervasini ricorda che c’è un filone cinematografico ben preciso: “le acque dei laghi non sono le stesse rispetto a quelle dei fiumi e dei mari, i misteri che ne affiorano sono diversi, basti pensare ad alcuni romanzi di Mario Soldati o di Antonio Fogazzaro che ne rappresentano la testimonianza letteraria”; e chissà se la presenza nella troupe di Rosario Prestopino, aiuto truccatore poi diventato uno dei più bravi effettisti italiani di thriller e horror, sia una prova di quanto sostiene Gervasini. 

Tratta dall’omonimo romanzo che Piero Chiara aveva pubblicato l’anno prima, la sceneggiatura di La stanza del Vescovo è opera di Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi, con la collaborazione degli stessi Chiara e Risi. Durante gli anni in cui Gervasini fu docente universitario di un corso sul cinema politico e la commedia italiana degli anni ’70, ebbe occasione di leggere lo script originale custodito nella biblioteca di Luino, città natale di Chiara, non lontana da quella di Gervasini, sul quale c’erano le annotazioni dello scrittore. Chiara fu sostanzialmente soddisfatto del lavoro di Risi: il film era un esempio di rara fedeltà al libro eccetto per le sequenze girate sulla barca a vela e nell’hotel, che Chiara stigmatizzò come “quasi pornografiche”. Gervasini puntualizza che nei libri di Chiara il sesso è spesso presente ma mai esplicito: lo scrittore è bravo a far capire quello che c’è da capire. 
Protagonista è Marco Maffei, alter ego di Chiara (Maffei è il cognome di sua madre). I trentenni e/o quarantenni dei suoi romanzi somigliano al loro creatore, primo fra tutti Piero/Maurice, il “duplice” protagonista interpretato da Johnny Dorelli ne Il cappotto di Astrakan, che per Gervasini resta la perfezione attoriale che rappresenta al meglio un personaggio di Chiara. Lo scrittore era molto attratto dal giallo e dalla commedia, ed infatti l’altra differenza che c’è fra il romanzo e il film di Risi è il minor spazio che il regista milanese ha concesso all’investigazione. 

Prodotto da Giovanni Bertolucci ed Enrico Lucherini, La stanza del Vescovo vide Risi avvalersi dell’aiuto di suo figlio Claudio e di Massimo Ferrero, oggi noto produttore cinematografico e presidente della Sampdoria, qui segretario di produzione. Mattatore del film è uno splendido Ugo Tognazzi, l’attore cremonese fu felice di lavorare sul Lago Maggiore dove sua moglie Franca Bettoia possedeva una villa. Risi cucì per Tognazzi l’abito che gli era più congeniale, quello di un buongustaio con la passione per la bella vita e le belle donne, ma dall’animo gretto e dagli atteggiamenti spesso patetici. A completare il cast c’erano Patrick Dewaere nel ruolo di Maffei; l’intrigante Ornella Muti, allora poco più che ventenne, i cui primi piani rimasero indelebili nell’immaginario degli adolescenti di quegli anni; Gabriella Giacobbe, Lia Tanzi e un gruppo di caratteristi spesso presenti nel cinema italiano degli anni ’60 e ’70 come Renzo Ozzano, Piero Mazzarella e Max Turilli

Riguardo alle due sequenze che a Chiara non piacquero affatto, con Tognazzi e Dewaere ci sono Katia Tchenko e Karina Verlier, scelte da Risi grazie al loro curriculum di vari film a sfondo erotico. Quelle scene furono la causa del divieto ai minori di anni 14, derubricato nell’aprile 2009 grazie all’opera di ‘bonifica’ che Rai Cinema attuò nei confronti di gran parte della library Titanus acquistata poco prima, consentendo così ai canali Rai di poter mandare in onda la versione ‘per tutti’ in fascia protetta, o quella originale in seconda serata/notte. 
Ne La stanza del Vescovo c’è spazio anche per la cinefilia con l’inquadratura del poster di La taverna dei 7 peccati, film di Tay Garnett con la femme fatale Marlene Dietrich e il marinaio John Wayne, un rimando alla liaison fra Matilde/Muti e Maffei/Dewaere. Invece per quello di Il sole sorgerà ancora Risi commette un errore: il film di Henry King è del 1957, cioè undici anni dopo le vicende narrate ne La stanza del Vescovo

Varie le curiosità presenti nel film, come la tecnica usata per il suicidio tramite impiccagione alla Condè: la vittima rimane soffocata con la corda che però non è legata a qualcosa posto in alto, tanto che il cadavere rimane con i piedi e le gambe che poggiano in terra. Il suicidio fu la scelta che Dewaere purtroppo fece nel 1982, a soli 35 anni: alcuni sostengono che la causa fu il litigio furibondo che l’attore francese ebbe con un critico teatrale che aveva pubblicato una feroce stroncatura nei suoi confronti. Dewaere era al massimo della sua attività: attore bravissimo, bello, nel pieno del successo, uomo-copertina di Vogue proprio nell’anno del film di Risi. Dewaere entrò nel cast per merito della coproduzione francese; per Gervasini l’unico attore italiano che avrebbe potuto ambire a quel ruolo era Lino Capolicchio

La stanza del Vescovo inaugurò il Festival di Cannes del 1977 ma non fu accolto bene dalla critica e dal pubblico festivaliero, probabilmente proprio a causa di quelle due sequenze che infastidirono non poco le signore e i signori della ‘Parigi bene’, sempre presenti all’apertura della manifestazione. In Italia le cose andarono diversamente: il film fu il terzo incasso in assoluto di quell’anno pur avendo il divieto. Dieci anni dopo, con l’affermazione dell’home video, per possedere il film molti italiani non batterono ciglio di fronte alle 90mila lire per l’acquisto del Vhs. 
Ne La stanza del Vescovo ci sono alcuni momenti in cui chi è più giovane fatica a trattenere il sarcasmo, quando si accenna al “signor Berlusconi” o alla “vedova Berlusconi”. Gervasini ricorda che quello è un cognome molto diffuso dalle parti del Lago Maggiore e, come suo solito, Chiara si era ispirato a qualcuno che conosceva bene e che certo non era il futuro Presidente del Consiglio. 

LA STANZA DEL VESCOVO di Dino Risi - 1977 - 110’
Con Ugo Tognazzi, Ornella Muti, Patrick Dewaere, Gabriella Giacobbe

Lago Maggiore, settembre 1946. Il giovane Marco Maffei (Dewaere), appassionato di vela, casualmente conosce il simpatico ed eccentrico Temistocle Mario Orimbelli (Tognazzi), benestante signore di mezza età, che vive in una splendida villa con tanto di darsena, dove di lì a poco Maffei ormeggia la sua barca. Maffei viene accolto da Cleofe Berlusconi (Giacobbe), l’arcigna moglie di Orimbelli e dalla splendida Matilde (Muti), vedova dopo che suo marito, fratello di Cleofe, è stato dichiarato morto durante la guerra mondiale appena conclusa. Fra Maffei e Orimbelli la complicità è evidente, i due si divertono a navigare per il lago, girovagare per le belle cittadine che vi si affacciano, pasteggiare con ottimo champagne, non di rado in compagnia di ragazze dagli atteggiamenti a dir poco disinvolti. Una mattina Cleofe viene trovata morta a ridosso della darsena: a causare il decesso sembra essere stato un incidente. 

Produzione Merope Film/Carlton Films Export/Societé Nouvelle Prodis; distribuzione Titanus. Uscita cinema 18 marzo 1977; prima tv Tele6 Adriatica 17 gennaio 1983; prima tv nazionale Rete4 2 dicembre 1984; prima tv Rai Rai3 17 luglio 1992. David di Donatello 1977 per la miglior sceneggiatura. 

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

FONTI
Radio Corriere Tv, n. 24 12/18 giugno 1977 
L’Uomo Vogue, n. 64 ottobre 1977
Radio Corriere Tv, n. 37 16/22 gennaio 1983 
Radio Corriere Tv, n. 11 15/21 marzo 1987
Fabrizio Roncoroni e Mauro Gervasini (a cura di) Come il maiale - Piero Chiara e il cinema, Marsilio 2008
Marco Risi Forte respiro rapido, Mondadori 2020 
Conversazione con Mauro Gervasini, 10 ottobre 2020
Testimonianza di Umberto Berlenghini, 21 ottobre 2020


 

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