Rai Movie

Il ferroviere

Le liti politiche dietro un film: Il Ferroviere è 'troppo socialdemocratico'

di Redazione Rai Movie22 dicembre 2020 ore 10:25
Era la metà degli anni ‘80 quando Mario Sesti, giovane e promettente critico cinematografico, propose a un celebre curatore di un’importante casa editrice un libro monografico su Pietro Germi, un regista allora scomparso da circa dieci anni. Sesti si meravigliava che su di lui non esistesse un saggio, benché fosse uno dei più importanti maestri del nostro cinema, ma da quel curatore si sentì rispondere più o meno: “un socialdemocratico? Per carità, non se ne parla nemmeno!”. Oggi Sesti sorride ripensando a quell’episodio, che per fortuna non ostacolò il proseguimento della sua carriera, ma certamente quello dell’ideologia socialdemocratica di Germi ha rappresentato più volte un bel problema. Lo conferma anche Giacomo Lopez, attuale editor/producer di Rai Fiction, autore insieme a Lucia Cereda di un libro dedicato a Ennio De Concini, uno dei più grandi sceneggiatori italiani, che iniziò a collaborare con Germi supervisionando insieme a Carlo Musso lo script di Il ferroviere, scritto da Alfredo Giannetti, Luciano Vincenzoni e dallo stesso Germi. Per il suo libro Lopez frequentò De Concini per un paio d’anni sul finire del secolo scorso. L’ultima collaborazione fra il regista genovese e lo sceneggiatore romano risaliva al 1961, quando De Concini firmò lo script di Divorzio all’italiana che due anni dopo gli valse l’Oscar: fu proprio questo film a sancire la definitiva separazione professionale e umana fra il comunista De Concini e il socialdemocratico Germi. I due si erano scontrati sulla scelta dell’attore protagonista, con il primo che voleva Marcello Mastroianni mentre il secondo, spalleggiato dal produttore Franco Cristaldi, pretendeva Alberto Sordi; fu Concini ad avere la meglio.

Lopez spiega che quella generazione di uomini fu segnata dalle posizioni politiche: votare PSDI significava essere socialisti anticomunisti e “per un uomo di sinistra non c’era nulla di più odioso che avere accanto qualcuno che era un po’ meno di sinistra”. De Concini aveva aderito al comunismo, tanto da trasferirsi negli anni ‘60 in Unione Sovietica; di lui Giuliano Montaldo, amico sincero, disse che “non c’è nulla di più devastante del prendere la febbre del comunismo in età adulta”. Per rimarcare la diversità di vedute con Germi, De Concini prendeva come esempio Le castagne sono buone del 1970: “ti rendi conto di uno che fa un film con un titolo così? E’ la dimostrazione tangibile di una retorica del mondo antico, dove le cose andavano meglio ed erano più umane”.

Sesti spiega che nella filmografia di Germi Il ferroviere, che il regista dedica a sua figlia Linda, si colloca a metà strada fra l’esordio e la militanza, seppur un po’ controversa, nel neorealismo. Vincenzoni dichiarò che il plot iniziale era quello di un ferroviere corpulento e un po’ ubriaco che viene accompagnato a casa dal figlio di otto anni: la patologia dell’alcolismo è stata per Germi un vero problema, che ne Il ferroviere è mostrato più che in ogni altro suo film. Se nel precedente Il cammino della speranza il tema della famiglia era accompagnato da quello della ricerca di una nuova vita lontano dalla miseria, ne Il ferroviere la famiglia e la sua unità è l’unico leit motiv: per la nostra cultura non c’è nulla più traumatico di una famiglia che si sgretola. Come spesso capita a coloro che hanno l’ossessione della famiglia, quella di Germi non era certo invidiabile: il regista non aveva mai conosciuto i propri genitori, successivamente ruppe i rapporti con le due sorelle e si separò dalla moglie.

Il ferroviere ebbe un successo clamoroso e non solo di pubblico. Sesti rimase stupito nel leggere una recensione in cui si sottolineava che “anche le maschere piangevano in sala”, un raro caso di critica cinematografica che, a differenza di quella teatrale, accenna a quanto accade in platea. Con i suoi film Germi attraversa i generi più importanti: In nome della legge è un film di mafia raccontato come un western; Un maledetto imbroglio - Nastro d’Argento per la sceneggiatura a De Concini - è un noir; Il ferroviere rappresenta l’apice della capacità di Germi di costruire un melodramma caratterizzato da un inizio leggermente drammatico, una parte centrale che vira verso la commedia e un possibile lieto fine, per terminare con un dramma proprio il giorno di Natale.

Per alcuni dialoghi e naturalmente per il suo essere “socialdemocratico”, puntuali arrivarono le stroncature e gli attacchi della critica cinematografica comunista; quella cattolica si limitò a suggerire la visione al pubblico adulto “più preparato e con la giusta mentalità”. Nel film Andrea Marcocci, interpretato proprio da Germi, ricordando il suo passato di partigiano, se la prende con “i sindacati e i loro giornali”, si arrabbia “per il mezzo minuto di ritardo del suo treno” e insiste nel voler lavorare durante uno sciopero. Ad aumentare l’astio nei confronti di Germi ci furono le pubbliche prese di posizione che il regista ebbe nei riguardi dell’invasione sovietica in Ungheria, avvenuta nello stesso anno dell’uscita di Il ferroviere: Germi dichiarò e scrisse cose che molti ribadirono solo trent’anni dopo i fatti.

Quanto ai rapporti con gli sceneggiatori, probabilmente De Concini è stato un’eccezione. Sesti ricorda infatti che gli autori che collaborarono con Germi furono sempre entusiasti di lui, anche grazie al rispetto assoluto che aveva nel filmare lo script: “Furio Scarpelli sosteneva che Germi non scriveva le sceneggiature, le celebrava”. Prodotto da Carlo Ponti, Il ferroviere ha un cast nel quale si distinguono Saro Urzì nei panni di Gigi Liverani, amico e collega di Marcocci; Carlo Giuffrè e Riccardo Garrone sono rispettivamente Renato Borghi, genero di Marcocci, e un amico di quest’ultimo. Secondo film e primo ruolo importante per Sylva Koscina, qui Giulia Marcocci: un’esperienza che l’attrice croata non dimenticò mai, anche a causa dei veri e sonori ceffoni che Germi/Marcocci le dà sul viso; mistero invece sul perché i titoli di testa riportino solo il suo nome di battesimo.
La caparbietà di Sesti nel voler vedere pubblicato un libro sul suo regista del cuore fu premiata nella metà degli anni ’90 quando fu dato alle stampe quello che Sandro Petraglia, altro celebre sceneggiatore, descrisse come “una biografia che inizia come un film e prosegue come un romanzo”. Sentendosi proporre il saggio su Germi, il curatore della collana cinema della Baldini & Castoldi fece un lungo respiro per poi rispondere: “beh…sì…un socialdemocratico ci può stare bene”. 

    
IL FERROVIERE di Pietro Germi - 1956 - 120’
Con Pietro Germi, Saro Urzì, Luisa Della Noce, Sylva Koscina
Andrea Marcocci (Germi) conduce treni da molti anni, le sue giornate sono segnate dalla fatica e dal fumo del suo toscano. Accanto a lui c’è Gigi Liverani (Urzì) il quale, oltre a dargli il cambio alla guida, è il suo confidente, l’unico di cui Andrea si fida ciecamente. Una sera tornando a casa Andrea trova la propria famiglia al capezzale di sua figlia Giulia (Koscina) che ha appena dato alla luce un bambino, nato morto. Di fronte a quel dramma Andrea ripensa agli scontri avuti con lei quando la obbligò a sposare l’uomo del quale era rimasta incinta: un’imposizione che Giulia aveva tentato di evitare con tutte le forze, consapevole di non amare quell’uomo. A nulla era valsa la sua ribellione e altrettanto inutile era stato per Giulia contare sull’appoggio di mamma Sara (Della Noce), remissiva moglie di Andrea. Anche sul lavoro le cose sembrano precipitare quando Andrea è involontario colpevole della morte di un uomo gettatosi sotto il suo treno. L’abisso verso l’alcolismo si fa sempre più vicino, l’ultima speranza per Andrea è l’amore che la sua famiglia ha per lui.
Produzione E.N.I.C./Ponti/De Laurentiis; distribuzione E.N.I.C. Uscita cinema 21 novembre 1956; prima tv secondo canale 19 giugno 1967 (primo dato rilevabile). In concorso al Festival di Cannes 1956; Nastro D’Argento a Pietro Germi.

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

FONTI
imdb.com
Radio Corriere Tv n. 25 18/24 giugno 1967
AAVV Nuova Guida Cinematografica, Ente dello Spettacolo 1977
Mario Sesti Tutto il cinema di Pietro Germi, Baldini & Castoldi 1997
Lucia Cereda e Giacomo Lopez Il ragazzo si farà, Le Nuvole 2001
Conversazione con Giacomo Lopez, 16 novembre 2020
Conversazione con Mario Sesti, 19 novembre 2020

Altre news