Rai Movie

Sulla mia pelle

Quando un film è' capace di scuotere la società

di Redazione Rai Movie09 ottobre 2020 ore 13:59
Nel solo 2009 furono 176 i decessi avvenuti nelle carceri italiane: Stefano Cucchi, morto il 22 ottobre di quell’anno, fu la 148esima vittima. Il suo dramma inizia esattamente una settimana prima, quando una pattuglia di carabinieri lo arresta a Roma per la detenzione di 28 grammi di hashish e pochi meno di cocaina. Cucchi, che da pochi giorni ha compiuto 31 anni, a causa delle percosse ricevute in caserma e del rifiuto delle cure offerte come da protocollo, viene ricoverato nel reparto detenuti di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini. Lì, dopo una serie incredibile di omissioni di soccorso più o meno consapevoli, in condizioni di salute ormai compromesse - alto 160 cm, al momento del decesso pesa 37 kg - muore senza aver incontrato nessuno dei suoi familiari. 

E’ stata una tragedia kafkiana”: così Stefano Massenzi, produttore associato della Lucky Red, definisce la vicenda Cucchi mentre ricostruisce la genesi produttiva di Sulla mia pelle di Alessio Cremonini. Scritto da Lisa Nur Sultan e Cremonini, dopo un enorme lavoro di studio di diecimila pagine fra carte processuali e documenti vari, il film racconta la maledetta settimana in cui Cucchi si trovò nelle mani di apparati dello Stato che, anziché proteggerlo, lo lasciarono morire. Lo script fu inviato a Luigi e Olivia Musini di Cinemaundici, successivamente produttori insieme a Lucky Red e Rai Cinema. “Accadde quello che difficilmente succede nel cinema: un immediato sì che un produttore dà a una proposta appena ricevuta”, Luigi Musini descrive con queste parole l’entusiastico consenso che sua figlia Olivia dette a Cremonini subito dopo aver letto la sceneggiatura. 

Formare il cast fu facile: Alessandro Borghi non aspettava altro, intuì subito che quello di Cucchi era il ruolo della vita. La preparazione dell’attore romano si svolse in perfetto stile Actors Studio: dieta ferrea con proibizione assoluta verso gli adorati dolciumi, che permise a Borghi di perdere quasi 20 kg; full immersion nella lettura de Il corpo del reato di Carlo Bonini e nella visione di 148 Stefano–Mostri dell’inerzia, il documentario di Maurizio Cartolano. Essendo alto più di venti centimetri rispetto a Cucchi, Borghi necessitava di avere colleghi dalla corporatura ancora più massiccia per sottolineare la differenza che c’era stata nella realtà fra Cucchi e i carabinieri, gli agenti di custodia e gli infermieri. Occorreva che anche suo padre avesse una fisicità adatta per la scena dell’abbraccio e così Max Tortora, 197 cm, risultò perfetto nel ruolo di Giovanni Cucchi. Riguardo Ilaria Cucchi, la sorella maggiore di Stefano, figura fondamentale nella battaglia durata dieci anni per avere giustizia, il ruolo andò a Jasmine Trinca che aveva conosciuto Ilaria durante una delle tante manifestazioni in ricordo del fratello, in cui aveva letto un passo dall’Antigone di Sofocle. 

Di Sulla mia pelle all’unisono Musini e Massenzi rivendicano l’assoluta equidistanza e assenza di teorie precostituite, sostenendo la ponderata scelta di Cremonini di non mostrare il momento delle percosse ricevute da Cucchi: al regista e alla storia di questo ragazzo bastano le diecimila carte processuali, ben riassunte nel film, per farsi un’idea precisa di quello che è accaduto, senza per questo correre il rischio di empatia per il protagonista che viene raffigurato come una persona a tratti anche sgradevole. 

Presentato nella sezione Orizzonti della Mostra di Venezia, Sulla mia pelle è stato il primo film italiano importante trasmesso dalla piattaforma Netlfix: per la prima volta un nostro lungometraggio lo si poteva vedere in tv e proiettato al cinema negli stessi giorni. Di quei momenti Massenzi ha un ricordo ancora nitido: il film eludeva ogni senso commerciale, gli esercenti cinematografici erano in disaccordo sulla contemporaneità con Netflix, ma il pubblico non tradì le attese e il film diventò un caso sociale, un esempio di come l’arte può riuscire a incidere sulla società. Sulla mia pelle è stato proiettato nelle piazze con modalità al di fuori delle norme, ma era impossibile opporsi perché quelle proiezioni erano iniziative prese “a furor di popolo”: la gente voleva condividere un momento importante. 
Al termine del film c’è un altro dato numerico agghiacciante: furono 140 le persone - fra infermieri, medici, magistrati, avvocati, carabinieri, personale di sicurezza e agenti di Polizia Giudiziaria - che videro Cucchi e parlarono con lui. Qualcuno capì, altri no. Ma nessuno fece nulla per salvarlo.   

SULLA MIA PELLE di Alessio Cremonini - 2018 - 100’
Con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora, Milvia Marigliano

Roma, 14 ottobre 2009. Stefano Cucchi (Borghi), trentenne coinvolto in una vicenda di droga, viene arrestato da una pattuglia di carabinieri. Avvertiti dell’accaduto, i familiari del ragazzo si recano prima in caserma, poi nel carcere, infine all’ospedale Sandro Pertini, dove Stefano è stato ricoverato per non si sa bene quale motivo. Alla preoccupazione di papà Giovanni (Tortora) e mamma Rita (Marigliano) si aggiunge quella della sorella Ilaria (Trinca), che di fronte a una tragedia annunciata è pronta a percorrere una lunga strada per ottenere giustizia per suo fratello.   

Produzione Cinemaundici/Lucky Red/Rai Cinema; distribuzione Lucky Red. Uscita cinema 12 settembre 2018; prima tv Rai3 12 settembre 2020. In concorso al Festival di Venezia 2018, sezione Orizzonti. David di Donatello miglior regista esordiente e David giovani (Cremonini), miglior produttore (Luigi e Oliva Musini, Andrea Occhipinti), miglior attore protagonista (Borghi). Ciak d’Oro miglior attore, produttore e regista opera prima.  

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

FONTI
Dichiarazioni di Alessandro Borghi, Alessio Cremonini e Jasmine Trinca, Venezia agosto 2018 
Il Manifesto, 30 agosto 2018
Il Giornale, 30 agosto 2018
Il Mattino, 13 settembre 2018
Conversazione con Stefano Massenzi, 1° ottobre 2020
Conversazione con Luigi Musini, 2 ottobre 2020
 

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