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La sedia della felicità

Tutti gli attori amici di Mazzacurati nel cast del suo film dell'addio

29 luglio 2020 ore 11:18
Chiamandolo sul palco del cinema Reposi a presentare in anteprima La sedia della felicità, Paolo Virzì, in quel momento direttore artistico del Torino Film Festival, definì Carlo Mazzacuratil’Aki Kaurismaki del cinema italiano”. Era domenica 24 novembre 2013 e Mazzacurati, regista del film, visibilmente affaticato dalla lotta al male che lo avrebbe sconfitto due mesi dopo, sorrise del paragone fatto dal collega toscano che ne caratterizzava l’opera e la rinomata cinefilia. Durante la proiezione dalla sala risuonavano le fragorose risate che la gente, stipata anche sugli scalini, non lesinava a quello che sarebbe stato il commiato di Mazzacurati dal suo pubblico.
Il film è tratto dalla novella russa Le dodici sedie di Il’ja Il’f e Evgenij Petrov, ed è sceneggiato da Marco Pettenello, da Doriana Leondeff e dallo stesso Mazzacurati. Oggi vicedirettrice di Rai Gold, nel 2013 Cecilia Valmarana era responsabile produzioni di Rai Cinema e quel film è stato l’ultimo che lei e Angelo Barbagallo della Bibi Film hanno realizzato per Mazzacurati; per una bizzarra coincidenza, nel 1987 Valmarana per Rai1 e Barbagallo per la Sacher Film avevano prodotto Notte italiana, l’esordio del regista. Di Mazzacurati Valmarana ricorda gli scambi di libri e le grandi risate frutto dell’ironia del suo amico. Insieme a Valentina Lodovini, non molto tempo fa Valmarana ha “acquistato” una poltroncina della sala milanese Il Cinemino facendoci incidere la dedica La giusta distanza, che è il titolo di un film di Mazzacurati, prodotto da Rai Cinema e interpretato dalla Lodovini.

Oltre ai protagonisti Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese e Giuseppe Battiston, compaiono in piccoli ruoli e in brevi camei molti degli attori con cui il regista padovano aveva lavorato in passato insieme ad altri, amici compresi: Raul Cremona, Milena Vukotic, Antonio Albanese, Fabrizio Bentivoglio, Katia Ricciarelli, Silvio Orlando, Marco Marzocca, Gian Luca Farinelli, Roberto Citran. Nella filmografia di Silvio Orlando quattro sono i titoli firmati da Mazzacurati. L’attore napoletano si schermisce di fronte a quello che, per La sedia della felicità, è meno di un cameo, ma Orlando ci teneva a dare una sua ultima testimonianza all’amico del quale ricorda la profondità di studio che riservava ai suoi film: un approccio che spesso, dice oggi Orlando, si incontra più nel teatro che al cinema e che gli attori chiamano “sottotesto”.

Per Marco Marzocca la “chiamata” arrivò inaspettata. Protagonista di varie fiction, conduttore radiofonico e celebre nei panni di Ariel, il domestico filippino, Marzocca rammenta quel pomeriggio trascorso con Mazzacurati a mettere a punto il personaggio del fioraio indiano: un ruolo in cui Marzocca aveva l’obbligo di inventare mimica e linguaggio, lontani da quelli con i quali l’attore romano era solito intrattenere il pubblico, e il risultato è uno dei momenti più esilaranti del film. Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca Comunale di Bologna, è stato uno degli amici più stretti di Mazzacurati, specie negli anni in cui il regista ricoprì la carica di presidente della Cineteca. Farinelli si commuove nel ripercorrere quelle giornate passate sul set dove si alternavano leggerezza e malinconia. Il suo è un cameo di un non attore: nel film Farinelli è un uomo che sta cambiando i fiori a una tomba sulla cui lapide ci sono le foto dei suoi veri genitori, che Mazzacurati gli aveva chiesto di portare con sé. Alcuni scrissero che quello era un momento “evocativo dell’intreccio fra arte cinematografica e memoria”.

Roberto Citran e Mazzacurati si conobbero sui banchi del liceo Dante Alighieri di Padova, una scuola privata per ripetenti. Era la seconda metà degli anni ’70, e insieme all’altro giovane padovano Enzo Monteleone Mazzacurati e Citran rilevarono il Cinema 1, storico cineclub fondato da Piero Tortolina, uno dei maggiori collezionisti privati italiani di film in 35mm. Mazzacurati amava profondamente il grande cinema americano: Citran ricorda l’ammirazione che il suo amico aveva per John Huston e l’amore per Cinque pezzi facili, capolavoro di Bob Rafelson. L’idea di fare cinema arrivò sul finire dei ’70 e ciascuno scelse la via che gli era più congeniale: Citran la recitazione, Monteleone la sceneggiatura e Mazzacurati la regia. Citran è diventato attore spinto dai suoi due amici, convinti della sua somiglianza con Elliott Gould, straordinario interprete altmaniano. Proprio grazie a Mazzacurati e al suo Il toro, nel 1994 Citran vinse la Coppa Volpi: quel film è uno dei sette firmati da Mazzacurati e che, insieme al corto Vagabondi, ha nel cast l’attore padovano.

In La sedia della felicità Citran è un pescivendolo padovano dal linguaggio indecifrabile: fu un’idea di Mazzacurati e Mastandrea, i quali suggerirono a Citran di parlare un dialetto che fosse incomprensibile agli stessi veneti. Citran imparò quindi il pavano, una lingua antichissima e semisconosciuta, nata nell’area padovana. Alla proiezione del Torino Film Festival seguì una festa al Circolo dei Lettori, durante la quale Monteleone e Mazzacurati regalarono a Citran un libro con una dedica scritta da una celebre star americana, ospite della rassegna torinese: “A Roberto: ascolta e basta, un attore non deve recitare troppo. Saluti da Elliott Gould”.

LA SEDIA DELLA FELICITA’ di Carlo Mazzacurati - 2013 - 90’
Con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Katia Ricciarelli

Padova e dintorni. Il tatuatore Dino Morosi (Mastandrea) e l’estetista Bruna De Angelis (Ragonese) lavorano nel medesimo centro commerciale e per entrambi gli affari non vanno affatto bene. La morte dell’anziana Norma Pecche (Ricciarelli), cliente di Bruna e madre di un ex rapinatore, sembra essere la svolta fortunata per lei e Dino: prima di spirare la Pecche aveva rivelato a Bruna l’esistenza di un mucchio di gioielli, frutto di una rapina, che suo figlio aveva infilato all’interno del cuscino di una sedia. Messisi subito alla ricerca della sedia, Dino e Bruna scoprono che la Pecche di sedie ne aveva dodici, tutte identiche e tutte appena vendute all’asta ad altrettanti proprietari. Inizia così una vera caccia al tesoro a cui prende parte anche uno strano sacerdote, Padre Weiner (Battiston).

Produzione Bibi Film con Rai Cinema, distribuzione 01 Distribution. Uscita cinema 24 aprile 2014, prima tv Rai3 26 dicembre 2017. Candidato al David di Donatello 2014 miglior film, regista, attore non protagonista (Giuseppe Battiston), attrice non protagonista (Milena Vukotic) e acconciature; premio speciale alla memoria a Carlo Mazzacurati. Nastro d’Argento ad Angelo Barbagallo, Marina Mazzacurati e Doriana Leondeff.

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

FONTI
Antonio Costa (a cura di) Carlo Mazzacurati, Marsilio 2015
Conversazione con Marco Marzocca, 8 novembre 2019
Conversazione con Silvio Orlando, 11 novembre 2019
Conversazione con Roberto Citran, 11 novembre 2019
Conversazione con Cecilia Valmarana, 13 novembre 2019
Conversazione con Gian Luca Farinelli, 14 novembre 2019
Testimonianza di Umberto Berlenghini, 15 novembre 2019
 

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