Rai Movie

E la nave va

Il Teatro 5 di Cinecittà invaso dal plexiglas per ricreare il mare che voleva Fellini

di Redazione Rai Movie07 luglio 2020 ore 18:07
Tra l'82 e l'83 il regista riminese giro' E la nave va, coprodotta da Rai1 con Franco Cristaldi. Inevitabile lo sforamento del budget...

Quando i dirigenti della CBS avvisarono Federico Fellini che per L’inferno di Dante Alighieri non avrebbe potuto utilizzare attori nudi, il maestro riminese salutò e tornò in Italia, pensando allo scampato pericolo di dover filmare decine di “anime dannate, in perizoma”. In America Fellini era stato invitato anche da alcuni produttori compreso Dino De Laurentiis, quest’ultimo “pronto a farlo gambizzare” se avesse accettato un progetto non suo. A Roma il regista accolse la proposta di Rai1 - guidata allora da Emmanuele Milano - di dirigere una miniserie di 4 episodi dal titolo Poliziotto. Poi non se ne fece nulla, ma con la stessa rete Fellini ebbe miglior fortuna per E la nave va (in onda su Rai Movie mercoledì 8 luglio alle 23.45), grazie all’intervento del capostruttura Paolo Valmarana e del produttore Franco Cristaldi.

Per quest’opera scritta insieme a Tonino Guerra, il regista pensava a un film analogo ai suoi Prova d’orchestra (in onda su Rai Movie mercoledì 8 luglio alle 02.00 e disponibile su Rai Play) o I clowns, cioè un finto documentario a basso budget. In realtà mai intenzione fu disattesa come questa. Nell’aprile 1982 Fellini si recò a Genova a visionare la turbonave Guglielmo Marconi, poi volò a Londra per selezionare gli attori inglesi dei quali il maestro ammirava l’assoluta professionalità e dedizione, tanto da definire il loro un “metodo impiegatizio”, da intendere in senso positivo. A confermarlo è Francesca Reggiani, una delle attrici più brave del panorama satirico italiano, che su quel set arrivò come comparsa grazie all’amicizia con Carla Simonetti, prima moglie di Cristaldi, e all’intuizione di Fiammetta Profili, assistente del regista al quale aveva sottoposto alcune sue fotografie, con Fellini affascinato dai grandi occhi chiari della giovane Reggiani. L’attrice ricorda che per mantenere la massima concentrazione i colleghi inglesi, durante le pause anche brevi, si sedevano rimanendo immobili, in silenzio e con gli occhi chiusi come fosse una seduta di yoga. Per il ruolo di protagonista fu scelto Freddie Jones, grande attore di cinema e teatro (e padre di Toby), che in E la nave va è il giornalista Orlando, nome scelto da Fellini in omaggio a Ruggero Orlando, inviato Rai negli Usa.

Il 15 novembre, al Teatro 5 di Cinecittà, venne dato il primo ciak. Ispettore di produzione era Massimo Cristaldi, che ancora oggi respinge lo status di ‘figlio di papà’ descrivendo, nei dettagli, la gavetta iniziata nel 1976 sul set de Il signor Robinson dove aveva l’incarico di portare alla troupe le casse d’acqua potabile. Negli anni ’70 Massimo era un giovane comunista “duro e puro” che mai avrebbe accettato compromessi, nemmeno con i propri genitori: eppure suo padre era stato un partigiano di orientamento liberale. In ogni caso papà Franco pretendeva la gavetta da un punto di vista professionale, il figlio la voleva da quello ideologico. A influenzare Massimo era stato il suo “patrigno” Pietro Notarianni, storico collaboratore del padre (“lo chiamavamo il suo braccio maldestro”), il quale aveva fatto parte della commissione cultura del Pci. Era dai tempi di Amarcord che Franco Cristaldi e Fellini non si incontravano su un set. In quei giorni Cinecittà era totalmente occupata da E la nave va e C’era una volta in America di Sergio Leone. Massimo racconta le volte che i due registi si scambiavano visite di cortesia, o gli incontri con Robert De Niro invecchiato dal trucco, pronto per la celebre sequenza finale.
I grandi quadri che ornano i saloni della nave sono opera di Rinaldo e Giuliano Geleng, padre e figlio, alla loro sesta collaborazione consecutiva con Fellini. Il regista aveva chiesto ai Geleng di dipingere quadri del Canaletto e del Giorgione con alcune varianti rispetto agli originali: ad esempio per il Bucintoro di Canaletto i Geleng “spostarono” alcuni monumenti di piazza San Marco, perché Fellini voleva che quelle opere d’arte fossero frutto della sua fantasia.

Per E la nave va l’incubo dei Cristaldi fu quello di ricreare il mare e l’effetto dell’ondeggiamento della nave: per il primo Massimo rifornì il set di centinaia di metri quadri di plexiglas, mentre per il movimento della nave, a fronte del rifiuto di Fellini di ondulare la sua macchina da presa, dalla Svezia arrivarono una decina di tecnici a montare una gigantesca piattaforma basculante. Per rendersi conto di tutto questo è sufficiente vedere il finale del film, simile a un backstage. Lo sforamento del budget fu inevitabile: oltre a Cristaldi a porvi rimedio fu Sergio Zavoli, presidente della Rai, vecchio amico di Fellini e romagnolo come lui il quale, come ricorda Massimo Cristaldi, fu molto presente durante la lavorazione del film.

Le riprese durarono quattro mesi, poi E la nave va andò a Venezia fuori concorso. Ingmar Bergman volle vederlo in una saletta allestita tutta per lui. Secondo Massimo Cristaldi il film incappò nel momento più brutto per il cinema italiano quando, negli anni ’80, il pubblico evitava il cinema d’autore preferendo le commedie o i blockbuster americani, senza contare poi l’arrivo dell’home video. Lo stesso Fellini, in una serata di fine 1980, insieme a Renzo Rossellini aveva fatto un giro per le sale romane constatando che non c’era più la gente a riempirle come una volta. A ridosso della kermesse veneziana, Fellini fu invitato nella sua Rimini dove gli fu regalata dal Comune una casetta in riva al mare in segno di riconoscenza. Il regista si commosse fino alle lacrime, che presto si asciugarono quando scoprì che la casa era sommersa da ipoteche e che la giunta comunale aveva versato al proprietario soltanto una caparra. Quel giorno in città circolò la battuta “Fellini ha fatto Il bidone, ma Rimini l’ha fatto a lui”.
    
Scheda del film
E la nave va di Federico Fellini - 1983 - 132’
Con Freddie Jones, Barbara Jefford, Victor Poletti, Antonio Vezza
Napoli, luglio 1914. Il transatlantico Gloria N. salpa con a bordo facoltosi passeggeri, in gran parte cantanti e direttori d’orchestra, che sono lì per accompagnare le ceneri di un famoso soprano, destinate a essere sparse nel mare antistante l’isola greca di Erimo. A seguire la comitiva c’è Orlando (Jones), un giornalista che intrattiene i naviganti con i suoi racconti. Durante il viaggio gli ospiti sono costretti a sopportare un terribile fetore causato da un grande rinoceronte incatenato nella stiva. Il capitano della nave Roberto De Leonardis (Vezza) fa salire a bordo un gruppo di profughi serbi, fuggiti dalla loro terra allo scoppio della Grande Guerra. La decisione di De Leonardis è causa prima di imbarazzo, poi di pericolo quando all’orizzonte si avvicina una nave da guerra austriaca.  
Produzione Vides/Gaumont/S.I.M./Rai1. Distribuzione Gaumont. Uscita cinema 7 ottobre 1983; prima tv Rai1 13 gennaio 1989. David di Donatello 1984 miglior film, sceneggiatura, fotografia e scenografia. Nastro d’Argento 1984 miglior regia, fotografia, scenografia, effetti speciali e costumi. Globo d’Oro 1984.

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

Fonti
Mario Verdone Federico Fellini, Il Castoro 1995
Tullio Kezich Federico, Feltrinelli 2010
Conversazione con Giuliano Geleng, 20 dicembre 2019
Conversazione con Francesca Reggiani, 21 dicembre 2019
Conversazione con Massimo Cristaldi, 21 dicembre 2019

 

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