Rai Movie

La voce della luna

Ispirata al 'Poema dei lunatici' di Cavazzoni, la pellicola e' la sesta e ultima del maestro riminese coprodotta dalla Rai

di Redazione Rai Movie19 giugno 2020 ore 11:46

Dopo aver finito di leggere Il poema dei lunaticiFederico Fellini chiamò Ermanno Cavazzoni, autore del romanzo, per dirgli che ci avrebbe fatto un film: era l’alba di una giornata invernale e Cavazzoni pensò a uno scherzo di qualche bontempone. Dopo alcuni rinvii, Fellini era stato costretto a rinunciare a due progetti che avrebbe dovuto realizzare con la Rai: il primo doveva essere un prodotto destinato alla sola tv, dal titolo L’attore, che avrebbe avuto nel cast Marcello Mastroianni Giulietta Masina; il secondo, Venezia, sarebbe stato un film vero e proprio, girato con uno stile analogo a quello usato per Roma del 1972. Per l’opera di Cavazzoni le cose andarono meglio: La voce della luna sarebbe stato il sesto film, quarto consecutivo, del maestro riminese coprodotto dalla Rai.

Frutto di un accordo del valore di circa 15 miliardi di lire fra Mario Vittorio Cecchi Gori da una parte e Giuseppe Rossini con Giuseppe Cereda dall’altra, rispettivamente direttore e capo struttura di Rai1, le riprese iniziarono nel gennaio 1989 presso gli studi Pontini, ex studi Dinocittà di Castel Romano. Ci fu qualche piccolo incidente di percorso come quello accaduto con Tullio Pinelli, al quale Fellini confessò di non avere più la voglia di collaborare con lui come aveva fatto negli anni precedenti, costringendo lo sceneggiatore a ritagliarsi un ruolo più defilato che influì negativamente sulla riuscita del film. L’attesa per La voce della luna diventò grande dopo l’annuncio che gli attori protagonisti sarebbero stati due comici popolarissimi come Roberto Benigni Paolo Villaggio i quali elessero Fellini loro “capocomico”. Fra le tante dichiarazioni rilasciate sul set, ci furono quelle che paventarono l’ipotesi di un successivo film tratto dal Pinocchio di Collodi che Fellini avrebbe dovuto girare con Benigni: progetto che ne La voce della luna sembrò essere confermato dalla sequenza in cui Ivo Salvini/Benigni prende in mano un Pinocchio di legno.

Con il cast ormai chiuso, Fellini si recò al Teatro Sistina per assistere alle prove di Gran Pavese Varietà e fu colpito dalla simpatia e irruenza di Syusy Blady la quale, insieme a Olga Durano, stava provando il ruolo di coconut. Blady ride ripensando al suo stupore nel vedersi piombare Fellini nel proprio camerino e con la sua celebre vocina dirle “Syusyna sei meravigliosa, fantastica, stupenda, magnifica…sto preparando un filmino di cui ho chiuso il cast, ma per te lo riapro immediatamente”: nacque così il personaggio di Susy. Per Blady quell’esperienza rimane indimenticabile: guardare Fellini girare un film nella sua Cinecittà è stata un’emozione se possibile superata solo da quella di essere una delle poche ammesse alla ristretta cerchia di amici e collaboratori, invitati a festeggiare il suo 69esimo compleanno con le riprese appena iniziate. Blady ricorda i siparietti fra il regista e il direttore della fotografia Tonino Delli Colli, con il secondo che insisteva a posizionare una candela in maniera tale da poter illuminare come voleva il volto di Blady, mentre Fellini gli urlava di sbrigarsi senza perdere tempo con quelle lungaggini. Unico rammarico per Blady è stato quello di avere nei titoli di testa il suo nome confuso con quello del suo personaggio che è privo di una y.

La voce della luna è il nono (e ultimo) film consecutivo di Fellini in cui Giuliano Geleng e suo padre Rinaldo hanno prestato la loro opera di artisti: una collaborazione di cui il Festival di Cannes si è ricordato quando, nel 1994, ha chiesto loro di dipingere il quadro che avrebbe “aperto” il palcoscenico del festival, in ricordo del maestro a pochi mesi dalla scomparsa. Giuliano Geleng ripensa alla richiesta che Fellini gli fece, quella cioè di affrescare la parete di un ristorante dipingendoci la squadra del Milan campione d’Italia mentre al suo presidente Silvio Berlusconi, ritratto vestito da arbitro, fu riservata la porta della cucina. Per aprire quella porta i camerieri le danno un calcio facendola sbattere al muro: la scena diventa una metafora, una pedata sulle terga del futuro capo del governo. Geleng precisa che fra Fellini e Berlusconi c’era una sincera e reciproca simpatia personale: dopo tutto sarà proprio Berlusconi, insieme ai Cecchi Gori, a distribuire il film nelle sale. Quello che Fellini non sopportava era la pubblicità che interrompe i film e Berlusconi rappresentava il nemico di questa battaglia.

Con un filo di commozione Geleng ricorda che quando era proprietario di una galleria in via Margutta, cioè a pochi passi dall’abitazione del maestro, tutti i giorni intorno alle 17.30 Fellini si recava da lui a disegnare e, quasi sempre insoddisfatto, gettava i suoi schizzi nel cestino; Geleng si affrettava a recuperarli per metterli in commercio, con Fellini stupito del buon esito delle vendita. Non a caso subito dopo la morte del regista, Masina affidò a Geleng il compito di autenticare tutti i disegni di Fellini per evitare possibili falsi.

Terminate le riprese, si registrò il cambio della guardia a Rai1 con il passaggio delle consegne fra Rossini e Carlo Fuscagni, che seguì l’edizione del film fino alla sua uscita e la partecipazione al Festival di Cannes dove il regista però fu assente. Fra i tanti riconoscimenti che Fellini ebbe nel 1990 ci fu il prestigioso Praemium Imperiale del Giappone, una sorta di Premio Nobel riservato agli artisti. Fellini e Masina volarono a Tokyo ricevuti dal neo imperatore Akihito, poi pranzarono al celebre ristorante Ten Masa insieme ad Akira Kurosawa, tutti scalzi e seduti in terra. Di quelle splendide giornate passate nel paese del sol levante Fellini aveva rischiato di privarsi a causa della sua avversione per i lunghi viaggi. Il Praemium Imperiale consisteva in un assegno di 100 milioni di lire: quando Fellini aveva ricevuto la notizia del premio, inizialmente aveva risposto agli organizzatori che se gli avessero fatto recapitare l’assegno a Roma, presso il bar Canova di Piazza del Popolo, avrebbe accettato una decurtazione del 50% dell’importo.


Scheda del film

La voce della luna di Federico Fellini - 1990 - 118’

Con Roberto Benigni, Paolo Villaggio, Nadia Ottaviani, Syusy Blady

Pianura padana. Mentre passeggia in aperta campagna Ivo Salvini (Benigni) sente una voce e nel cercarla si affaccia su un pozzo. Successivamente Ivo incontra il prefetto Adolfo Gonnella (Villaggio), un uomo burbero e ossessionato dai complotti, il quale decide di seguire Ivo nel suo viaggio all’inseguimento dei suoi sogni. Ivo è innamorato di Aldina Ferruzzi (Ottaviani) e per avvicinarla ricorre all’aiuto di Susy (Blady), sorella di Aldina. Scoperto a osservarla di nascosto mentre è in camera da letto, Aldina caccia in malo modo il povero Ivo lanciandogli contro una scarpa. Con quella scarpa Ivo e Gonnella si recano alla festa della Gnoccata dove il prefetto è convinto che si stia ordendo una congiura nei suoi confronti, mentre Ivo tenta di trovare Aldina facendo provare la scarpa alle ragazze del posto.

Produzione C.G. Group Tiger Cinematografica/Cinemax/Rai1; distribuzione Penta Film. Uscita cinema 1° febbraio 1990; prima tv Rai1 18 dicembre 1992. David di Donatello a Paolo Villaggio, al miglior montaggio e alla miglior scenografia. Nastro d’Argento 1991 alle musiche.

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

Fonti

Mario Verdone Federico Fellini, Il Castoro 1995

Tullio Kezich Federico, Feltrinelli 2010

Conversazione con Syusy Blady, 20 dicembre 2019

Conversazione con Giuliano Geleng, 20 dicembre 2019

Rai Radio3 Hollywood Party, 20 gennaio 2020

Film Tv n.3, 21 gennaio 2020

 

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