Rai Movie

Ginger e Fred

La pellicola uscita nel 1986 e coprodotta dalla Rai viene riproposta in omaggio al regista riminese nel centenario della nascita

di Redazione Rai Movie17 giugno 2020 ore 10:40
In occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita di Federico Fellini (20 gennaio 1920), Rai Movie rende omaggio al maestro riminese con la messa in onda di alcuni dei suoi film nel ciclo Fellini, realista visionario.  Giovedì 18 alle 10.05 va in onda Ginger e Fred. Alberto Moravia e Umberto Eco furono fra coloro che sostennero che il film era un attacco alla televisione degli anni ’80: lo scrittore romano calcò la mano citando l’involgarimento che la società italiana stava esprimendo proprio grazie alla tv, con Fellini bravo a utilizzare i “suoi soliti mostri, fisici e morali”; più tiepido il giudizio del semiologo alessandrino per il quale il regista aveva forse esagerato, consentendo a chi si sentiva sotto accusa di difendersi facilmente.

Il film fu frutto di una coproduzione internazionale guidata da Alberto Grimaldi e il Presidente della Rai Sergio Zavoli incaricò il direttore di Rai1 Emmanuele Milano e il suo collaboratore Giuseppe Cereda di attivare una linea produttiva con Grimaldi. Scritto da Tonino Guerra, da Tullio Pinelli e dallo stesso Fellini, Ginger e Fred è stato considerato quasi unanimemente una critica alla tv commerciale: Fellini era furioso per le interruzioni che i film erano costretti a subire dalla pubblicità, tanto da dichiarare in un’intervista che “queste tv non sono degne di sopravvivere”. Ma ci fu chi criticò le sue parole ricordandogli la pasta, la bevande e la banca che lui aveva pubblicizzato in altrettanti spot.

Le riprese di Ginger e Fred iniziarono nel febbraio 1985 e terminarono sul finire dell’anno; poco dopo arrivò la notizia di un’azione legale intentata da Ginger Rogers, che si era sentita danneggiata. Erano passati vent’anni dall’ultima volta che Fellini aveva diretto sua moglie Giulietta Masina, cinque invece quelli che lo avevano tenuto lontano da Marcello Mastroianni; Franco Fabrizi fu chiamato al posto di Alberto Sordi, ritenuto “troppo Sordi” per la parte del conduttore tv. Per i restanti ruoli Fellini usò il suo solito intuito nell’individuare le facce giuste, a prescindere che fossero quelle di attori o semplici figuranti. Ne sa qualcosa Antonino Iuorio, straordinario caratterista napoletano: in visita a Cinecittà, Iuorio fu notato da Fiammetta Profili, assistente di Fellini, la quale vide nel faccione di quel ragazzo la persona giusta per vestire i panni dell’ispettore di studio. È uno spasso ascoltare Iuorio quando ancora oggi non riesce a credere come sia stato possibile per un guardiamarina - quale era allora - improvvisarsi attore addirittura per Fellini e per giunta senza alcun copione, senza un piano di lavorazione, adattandosi al canovaccio che gli veniva consegnato ogni mattina, pochi minuti prima di girare. La risata di Iuorio diventa fragorosa quando ricorda lo stupore nell’apprendere che le 500mila lire promesse per la sua prestazione erano per ciascuna “posa”. Così, complici gli sforamenti di budget, a Iuorio riuscì ad intascare ben otto milioni in contanti, e quella somma compensò il rammarico di vedere sui titoli di testa Antonio anziché Antonino.

Presenza fissa sui set di Fellini è stata quella di Giuliano Geleng il quale, insieme al padre Rinaldo e al fratello Antonello, formò un trio di artisti, diventato duo nel 1976 perché Antonello preferì la scenografia. I Geleng sono stati autori di affreschi, quadri, mosaici che si vedono nei film di Fellini a partire da Roma del 1972 fino al suo ultimo La voce della luna del 1990. Per Ginger e Fred i Geleng crearono i manifesti per gli esterni e due grandi fruttiere per la hall dell’albergo che ospita i protagonisti. Per Geleng Ginger e Fred è l’ennesimo capitolo autobiografico di Fellini: avendolo conosciuto bene, Geleng si spinge a parlare di testamento spirituale “impersonato” dalla coppia protagonista. Quanto alle interruzioni pubblicitarie Geleng ricorda che Fellini le paragonava al “tizio che ti suona al citofono mentre sei seduto sul water”.

Al futuro regista Marco Bechis spettò il compito di trasformare in immagini gli sfondi verdi delle sequenze girate da Fellini e destinate ai monitor presenti nello studio televisivo; ben presto però Bechis capì che di quel gran lavoro che aveva fatto sarebbe stata utilizzata solo una minima parte. Anziché tornare nella sua Milano, armatosi di quaderno e penna, Bechis iniziò a studiare il lavoro del Maestro che però mostrò irritazione per colui che ormai considerava quasi un intruso, tanto da replicare al buongiorno di Bechis con un “che me saluti?”. Bechis ricorda che sul set Fellini si sentiva in famiglia: era capace di strappare dalle mani di un macchinista un panino alla mortadella, dargli un paio di morsi per poi restituirglielo. Fellini poteva anche apparire insopportabile, come quando alla fotografia pretese la sostituzione di Ennio Guarnieri con Tonino Delli Colli perché il primo “taglia le teste”; o nel rifiuto che oppose ad un produttore che gli stava talmente antipatico da stigmatizzarne addirittura il modo di indossare una sciarpa.

Un punto cardine del cinema di Fellini è il doppiaggio: a spiegarcelo è Massimo Cinque, docente universitario e autore di tanti programmi Rai, con un passato di doppiatore per la CVD di cui era anche socio. Tranne i tre protagonisti, in Ginger e Fred nessuno aveva recitato seguendo un copione: quello era un compito che Fellini avrebbe risolto negli studi della CVD insieme a Mario Maldesi, direttore del doppiaggio. Amante dei dialetti, Fellini aveva l’abitudine di chiedere ai doppiatori di proporne uno ciascuno, che poi lui avrebbe “accoppiato” a un attore secondo i suoi tratti somatici o il suo ruolo. Cinque ricorda che a Mastroianni Fellini lasciava libertà di doppiarsi come voleva; la stessa cosa invece non avveniva per la Masina, la quale era sottoposta a una vera pressione finché non raggiungeva la perfezione pretesa da suo marito. Per la voce di Fabrizi Fellini volle Alberto Lionello, che nove anni prima aveva fatto la stessa cosa per Peter Finch in Quinto potere. Se questa fu una scelta casuale o un omaggio al film di Sidney Lumet, le cui tematiche sono analoghe a quelle di Ginger e Fred con Finch nel ruolo di un presentatore tv, per Cinque resta un’azzeccata suggestione. I doppiaggi dei film di Fellini in CVD facevano la gioia di Cinque e dei suoi soci, visto che con il Maestro i turni di lavoro erano il triplo degli altri.

Il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga volle una proiezione privata al Quirinale dove, fra i pochi ammessi, c’era anche Giulio Andreotti il quale due giorni dopo scrisse una recensione sul Corriere della Sera. Per l’anteprima ufficiale si dovette attendere il 21 gennaio nella cornice del Teatro Sistina: il giorno prima Fellini aveva spento 66 candeline.     

Scheda del film
Ginger e Fred di Federico Fellini - 1985 - 125’
Con Marcello Mastroianni, Giulietta Masina, Franco Fabrizi, Ezio Marano
L’ex ballerina Amelia Bonetti, conosciuta come Ginger (Masina), è ospite in un programma televisivo dal titolo “Ed ecco a voi” che vuole celebrare il glorioso passato della donna; invitato è anche Pippo Botticella, in arte Fred (Mastroianni), storico partner di Ginger. I due si ritrovano su un palcoscenico dopo trent’anni, di fronte a milioni di spettatori. Lo studio televisivo è un crocevia di strani personaggi che, come Ginger e Fred, sono anch’essi ospiti del suadente conduttore (Fabrizi). L’esibizione di Ginger e Fred è accolta da scroscianti applausi, ma la performance è rovinata da continue interruzioni pubblicitarie.
Produzione P.E.A./Revcom Films/Anthea/Les Film Arianne/FR3/Stella Film/Rai1; distribuzione Istituto Luce. Uscita cinema 22 gennaio 1986, prima tv Rai1 27 novembre 1987. David di Donatello miglior attore protagonista, musica e costumi; Nastro d’Argento attore e attrice protagonista, scenografie e costumi.

Per gentile concessione della Direzione Comunicazione

Fonti

L’Europeo, 7 dicembre 1985

Corriere della Sera, 17 dicembre 1985

L’Espresso, 2 febbraio 1986

Tullio Kezich Federico, Feltrinelli 2010

Enrico Menduni La grande accusata, Archetipolibri 2012

Jean A. Gili Marcello Mastroianni, EdizioniSabinae 2019

Conversazione con Antonino Iuorio, 18 dicembre 2019

Conversazione con Massimo Cinque, 19 dicembre 2019

Conversazione con Marco Bechis, 20 dicembre 2019

Conversazione con Giuliano Geleng, 20 dicembre 2019

 

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