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Visti dalla redazione #2

di Redazione Rai Movie - 6 novembre 2017
My Friend Dahmer – Marc Meyers 
Ispirato all’omonima graphic novel di John Backderf, My Friend Dahmer racconta l’adolescenza di Jeffrey Dahmer, uno dei più spietati e tristemente noti serial killer della storia degli Stati Uniti. Conosciuto come il “cannibale di Milwaukee”, Dahmer ha confessato di aver ucciso 17 persone tra il 1978 e il 1991. Tuttavia il film, scritto e diretto da Marc Meyers, non è interessato a raccontarci il Jeffrey Dahmer da cronaca nera, già più volte portato sul grande e piccolo schermo, e si sofferma sull’adolescenza, quando le sue mani non si erano ancora sporcate di sangue. Ne viene fuori il ritratto di un ragazzo disagiato, inserito in un contesto che lo obbligava ad “apparire” e cresciuto in una famiglia troppo presa da se stessa per intuire le tare che si stavano espandendo nel cervello del ragazzo. Nulla di originale o memorabile, ma un godibile teen movie che restituisce il ritratto di un’adolescenza inquietante in preda alla solitudine. (r.g.)

The Changeover – Miranda Harcourt, Stuart McKenzie  
Stiamo ancora pagando lo scotto di aver subito ben quattro film dai romanzi di Stephenie Meyer eppure ancora qualcuno cerca di seguire l’esempio di Twilight, come The Changeover dei neozelandesi Miranda Harcourt e Stuart McKenzie. Anch’esso ispirato a un romanzo young adult, scritto da Margeret Mahy, il film racconta la lotta della giovanissima Laura per sottrarre suo fratello alle forze del Male e in questo viene aiutata dal coetaneo Sorensen, esponente di una casata di stregoni, del quale inevitabilmente si innamorerà. Il lavoro di Harcourt e McKenzie è la fiera delle banalità, un’operetta derivativa che cerca di accattivarsi  le simpatie delle teen-ager facendo sfoderare i pettorali allo stregone interpretato dall’inespressivo Nicholas Galitzine. Arrivare alla fine degli interminabili 93 minuti sarà un’impresa davvero ardua! (r.g.)

Who We Are Now – Matthew Newton 
Beth (Julianne Nicholson) sta cercando di rimettere in sesto la sua vita dopo aver scontato 10 anni di prigione, e il suo unico intento è ottenere la custodia del figlio, affidato alla sorella e al marito negli anni del carcere. Nessuno però sembra essere disposto a dare fiducia a una donna dal passato scabroso e dall’aspetto poco convenzionale. Un barlume di speranza si accende quando Beth incontra Jess (Emma Roberts), giovane praticante che si batte per i diritti dei più deboli e che è disposta ad aiutarla, e Peter (Zachary Quinto), un ex marine premuroso con il quale la donna inizia una relazione. Nonostante un cast valido (tra gli altri ci sono anche Jimmy Smits e Jason Biggs) e l’attenta descrizione delle relazioni psicologiche tra i personaggi, la storia si perde in troppe sotto-trame lasciando allo spettatore la sensazione di un’opera mal costruita. (d.s.)

The Movie of my Life - Salton Mello 
Agli inizi degli anni ’60 Tony Terranova (Johnny Massaro), ventenne sensibile e con una grande passione per il cinema, torna a Remanso, paese natio nel sud del Brasile, dopo aver ottenuto il diploma di maestro. Quello che poteva essere un giorno felice si trasforma, tuttavia, in un dramma: quando Tony scende dal treno suo padre (Vincent Cassel) sale sullo stesso treno e, senza dare alcuna spiegazione, abbandona lui e la madre per far ritorno in patria, la Francia. Tony è ossessionato dal comportamento incomprensibile del padre, ciononostante si compie la sua educazione sentimentale, sullo sfondo delle immagini del cinema americano che segnano tutto il racconto e, quando da ragazzo diventerà un uomo, sarà anche pronto a scoprire la verità. Il regista e attore brasiliano Salton Mello (che qui si ritaglia il ruolo dell’amico di famiglia Paco) realizza con tocco gentile un grande omaggio alla settima arte. The Movie of My Life è un film sentimentale, costruito sulla lentezza alla quale ci si abbandona piacevolmente, cullati dalla musica romantica francese e dalla splendida fotografia. Armonizzate sui toni arancio dell’autunno, le immagini  rendono omaggio a un paesaggio poco noto del Brasile che, per ammissione dello stesso regista, ha molto in comune con i paesaggi italiani. (d.s.)


The Only Living Boy in New York – Marc Webb  
Cast a cinque stelle per una commedia sulla ricerca d’identità di un giovane rampollo della ricca intellighenzia newyorkese. Padre editore, madre artista, il giovane Thomas si è appena laureato e cerca di capire se fare lo scrittore o seguire una carriera più convenzionale. Ad accompagnarlo in questo percorso c’è il suo eccentrico e colto vicino di casa che sembra non avere un lavoro e ha tempo e consigli da dedicargli. Quando scopre che il padre ha un’amante, Thomas decide di allontanarla per salvaguardare la felicità della madre. Woody Allen vent’anni dopo, ossia cene tra intellettuali, amore, tradimenti e rivelazioni che mettono a posto le cose. Una storia che Webb affida alla cinematografica città di New York e al carisma del cast (Jeff Bridges, Kate Beckinsale, Pierce Brosnan), ma resta un film di semplice intrattenimento, piuttosto scollegato dalla realtà attuale e abbastanza dimenticabile. (r.v)

Mademoiselle Paradis – Barbara Albert  
Theresia Paradis è una giovane pianista non vedente dal grande talento, che alla fine del ‘700 viene mandata dai genitori dal dottor Franz Mesmer per tentare una guarigione miracolosa con le nuova, discussa, tecnica del magnetismo. La giovane riacquista la vista, ma contemporaneamente perde il suo dono, gettandola nella disperazione più nera e suscitando l’ira dei genitori, che non possono più esibirla come fenomeno d’attrazione per i propri nobili ospiti, né percepire la pensione elargita dall’imperatrice. L’opera ha il pregio di aprire uno squarcio sulla società aristocratica e maschilista del ‘700, con scenografie e costumi eccezionali, ma il risultato manca di pathos e lascia piuttosto freddi, nonostante la notevole prova attoriale della giovane protagonista Maria Dragus. (d.s.)

(A cura di Roberto Giacomelli, Daria Salvini, Raffaella Vicario)
 

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