Caso Galan, le tangenti del Mose riciclate a Dubai? Lo raccontava Report, oggi scatta maxi-sequestro

11 aprile 2019 ore 16:51
Otto appartamenti del Burj Khalifa, il grattacielo più alto di Dubai, per un valore totale di 8 milioni e mezzo di euro, risultavano acquistati con denaro arrivato dal Veneto. Lo segnalava a maggio 2018 Report, nell’inchiesta “Il paradiso non può attendere” realizzata da Emanuele Bellano in collaborazione con Icij il consorzio internazionale dei giornalisti investigativi, evidenziando il sospetto che fossero parte delle tangenti pagate per il Mose. L’acquisto era avvenuto tramite due società offshore panamensi amministrate dal Marchese Filippo Sangermano Marchese d’Agliè, presunto prestanome dell’operazione, che avrebbe agito su indicazione del commercialista padovano Paolo Venuti. Venuti gestiva in via fiduciaria parte del patrimonio di Giancarlo Galan. Al telefono con l’inviato di Report l’ex presidente del Veneto negava tutto, ma a suffragare l’ipotesi che Venuti investisse anche i proventi delle mazzette arriva oggi la notizia del sequestro di denaro, società e immobili per complessivi 12,3 milioni di euro eseguito dalla Guardia di Finanza su disposizione del gip di Venezia a carico di sei indagati per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell'attività finanziaria. Oltre allo stesso Venuti i nomi iscritti a registro sono riconducibili alla cerchia dello studio del professionista e delle loro conoscenze.  Allargando il campo dell’indagine, i magistrati hanno scoperto che sarebbero diversi gli imprenditori veneti che ricorrevano allo studio per reinvestire somme di provenienza illecita, facendole transitare su diversi conti esteri intestati a società olandesi, svizzere, romene, panamensi, di Curacao e delle Bahamas, una delle quali aperta tramite lo studio Mossak & Fonseca al centro dello scandalo Panama Papers.
 

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