Collaborazione di Ilaria Proietti e Lorenzo Di Pietro

Auto che si guidano da sole, droni che consentono di capire quando è ora di irrigare e avviare servizi di emergenza in caso di terremoto. Sono solo alcuni degli esempi dell’Internet of things, la rete di quinta generazione che stiamo già sperimentando anche in Italia. Mentre la tecnologia procede spedita verso le nuove frontiere, la scienza, invece, mette in luce alcuni rischi connessi all’uso dei cellulari. Quest’anno, infatti, si sono conclusi due importanti studi scientifici portati avanti da un prestigioso ente di ricerca pubblico americano e da un centro privato italiano. Entrambi gli studi hanno analizzato l'esposizione dei ratti alle radiofrequenze e, seppure uno studio si sia concentrato sulle radiazioni emesse dai cellulari e l'altro su quelle delle antenne, i risultati sono molto simili. Ma che valori emette un telefono cellulare mentre è in funzione? E, soprattutto, chi ha deciso quali sono i limiti di esposizione per la popolazione? 
Intanto, tra associazioni private che decidono le linee guida che poi i governi adotteranno e modelli di misurazione delle esposizioni stabilite dagli stessi produttori di telefoni, in Francia scoppia lo scandalo ‘Phonegate’:  due modelli di cellulare sono stati ritirati dal mercato perché le emissioni superavano le soglie stabilite dalla legge. E in Italia cosa accade? Chi controlla su emissioni e cellulari?

- Le risposte fornite a Report da Istituto superiore di Sanità e ministero della Salute
Il ministero specifica inoltre quanto segue:
Vi segnaliamo un refuso che si trova nel testo a voi inviato (...) Nel primo periodo del penultimo capoverso della prima pagina: lo studio Ramazzini evidenzia invece un simile effetto a carico delle celle di Schwann nei soli ratti maschi sottoposti a un SAR pari a 0,1 W/kg, e non evidenzia effetto per SAR = 0,3 W/kg e SAR = 0,001 W/kg.