collaborazione di Nicola Borzi, Alessia Cerantola e Norma Ferrara
 
C’è un filo nero che lega Ubi Banca, il terzo gruppo bancario del Paese, ai misteri del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, trovato impiccato a Londra nel 1982, e alle vicende di Michele Sindona, il banchiere della mafia legato alla P2, morto in carcere dopo aver bevuto un caffè avvelenato. Report ha scoperto documenti inediti sui conti e sulle società offshore di Ubi, una banca nata dalla fusione di istituti di credito bresciani e bergamaschi e che sarebbe coinvolta in operazioni di compravendita di armi, sebbene annoveri tra i suoi soci con quote minori la Diocesi di Bergamo, le suore Ancelle della Carità di Brescia e decine di altri istituti religiosi.
Nel processo in corso al Tribunale di Bergamo, secondo l’accusa per anni Ubi Banca sarebbe stata segretamente gestita da un patto occulto capeggiato da Giovanni Bazoli, il potente banchiere bresciano che nel frattempo ha mantenuto anche la carica di presidente di Banca Intesa San Paolo, di cui oggi è presidente emerito. All’interno della banca, secondo la testimonianza di un ex dirigente apicale, mancavano controlli adeguati in materia di antiriciclaggio. 


PRECISAZIONE DEL 08/04/2019

SIGFRIDO RANUCCI IN STUDIO
Prima di chiudere un precisazione, avevamo citato lunedì scorso parlando di Ubi un’informativa della guardia di finanza e c’ha scritto la Progressio che dice “di essere completamente estranea alle operazioni di cartolarizzazioni di crediti Ubi e all'acquisto di obbligazioni a esse collegate”. Ecco questo dovevamo e l’abbiamo detto.