L'apostolo dell'antimafia

Collaborazione di Norma Ferrara

Per dieci anni è stato a capo degli industriali siciliani che hanno detto “no” al pizzo ma dal maggio scorso è in carcere con l’accusa di associazione a delinquere per corruzione e per aver creato una rete che spiava politici, giornalisti e magistrati. È Antonio Calogero Montante, detto Antonello, imprenditore siciliano costruttore di biciclette nato a Serradifalco, un paesino in provincia di Caltanissetta. Nella sua casa è stato trovato un archivio pieno di fascicoli sui suoi nemici e nella sua rete di informatori figurano i vertici dei servizi segreti civili, esponenti delle forze dell’ordine, il senatore Renato Schifani e l’ex governatore della Sicilia Rosario Crocetta. Per anni Confindustria ha deciso la strategia dello Stato sull’Antimafia ed è stato Antonello Montante ad anticipare la linea che oggi vuole svuotare la normativa sui certificati antimafia per le aziende e consegnare ai privati la gestione dei beni confiscati alla criminalità. L’inchiesta di Paolo Mondani è andata in cerca di risposte: chi ha creato questo falso eroe e perché? A cosa serviva la rete di spionaggio gestita da Montante? Cosa avevano in comune importanti magistrati antimafia, uomini delle istituzioni, del mondo politico e della società civile con questo finto paladino della legalità? Quali accordi sono stati siglati "in nome dell'Antimafia" fra pezzi di Stato e pezzi di Confindustria? Chi ha pianificato la falsa “rivoluzione” degli industriali siciliani? Un testimone racconterà la genesi di una storia che parte dalla Sicilia per arrivare nella Capitale. 


PRECISAZIONI DEL 19/11/2018
Avevamo parlato del numero due di Confindustria Antonello Montante oggi accusato di concorso esterno alla mafia. Ci ha scritto Venturi ex assessore alle attività produttive della Regione, ha detto che lui ha avuto un ruolo nella vicenda giudiziaria come testimone e non come pentito. Noi avevamo usato impropriamente il nome pentito, l’aggettivo pentito, solo per delineare che si era pentito di aver abbracciato il sistema Montante. Ci ha scritto anche Giorgio Mulé, ex direttore del settimanale Panorama ne avevamo parlato in merito ai rapporti promiscui tra giornalisti e Montante, ci scrive che non è vero che avrebbe inoltrato a Montante articoli con informazioni che lo riguardavano. Report però fa presente che ha dato atto di quanto è presente negli atti della magistratura di Caltanissetta, dove c’è anche allegata una corrispondenza epistolare tra Mulé e Montante, ricordiamo anche che c’è un procedimento disciplinare aperto all’ordine dei giornalisti in Lombardia e però prendiamo atto con piacere della sua presa di distanze dal ruolo anche di Montante con questa richiesta di precisazione perché solo un anno fa l’allora direttore di panorama Mulé ha premiato Montante a New York e Montante era stato già colpito  da un anno e mezzo dall'avviso di garanzia per concorso esterno alla mafia, lo ha premiato come “eccellenza del nostro paese".  Fa tanto più piacere questa presa di distanza perché oggi Mulé è anche capogruppo di Forza Italia in commissione di vigilanza parlamentare sulla Rai, dovrebbe vigilare sul pluralismo dell’informazione e vigila anche su di noi. Ci fa solo che piacere questo.