21/11/2019

Notizie TGR:

ADDIO DIGITAL DIVIDE, I PIANI PER FAR CORRERE LA RETE INTERNET ITALIANA

I progetti del Ministero dello Sviluppo Economico: entro 12 mesi banda larga di base per il 100% della popolazione. Intanto al Sud si pensa anche alla banda ultralarga

Copertura banda larga in Italia

Per aprire questa pagina e iniziare a leggere questo articolo potreste aver impiegato qualche frazione di secondo, alcuni secondi o magari anche quasi un minuto. Questione di velocità della connessione: i contenuti sono gli stessi, l’attesa può essere molto diversa.

Per 2,8 milioni di italiani la pazienza è ancora una dote fondamentale per accedere a internet, mentre persino la banale visione di un video su YouTube resta quasi un miraggio. Sono le vittime del digital divide, persone che vivono in zone del Paese dove la banda larga non è ancora arrivata e la Rete viaggia a meno di 2 Mbit/secondo. Aree in genere rurali, a bassa densità di popolazione, dove per gli operatori non è economicamente vantaggioso investire. Così, mentre chi abita a Roma o Milano può spesso navigare anche a 100 Mbit/secondo, per i meno fortunati l’esperienza su internet è molto simile a quella di una decina di anni fa o persino peggiore, perché nel frattempo le pagine dei siti si sono adattate all’evoluzione tecnologica e sono più pesanti da scaricare.

Oggi digital divide significa anche una consistente zavorra per il tessuto economico locale e l’esclusione dei cittadini da servizi ormai essenziali. Quali aziende, potendo scegliere, preferirebbero investire in aree dove la Rete viaggia a passo di lumaca? E quanto può risultarne penalizzato il rapporto con una Pubblica Amministrazione che sempre più spesso si rivolge a cittadini e imprese sfruttando le potenzialità dell’online?

Questa situazione è però destinata a cambiare in tempi brevi. Per riempire i vuoti lasciati dal libero mercato e rispettare i dettami della Commissione Europea, nel 2008 il Ministero dello Sviluppo Economico ha varato il Piano Nazionale Banda Larga. E’ stato investito quasi un miliardo di euro (430 milioni di provenienza nazionale e oltre 550 europei dai fondi Fesr e Feasr), una cifra che dovrebbe consentire di portare la banda larga di base, cioè una connessione a 2 Mbit/secondo, al 100% della popolazione entro la primavera del 2014. Il tutto in perfetta neutralità tecnologica, cioè senza privilegiare una specifica tecnologia fissa o mobile, ma puntando sulle soluzioni più opportune a seconda dei casi. Anche gli angoli finora dimenticati del nostro Paese presto potranno entrare a pieno titolo nel 21° secolo. “Alla fine dello scorso anno il digital divide riguardava il 4,4% dei cittadini – dice Rossella Lehnus, consigliere Reti e Innovazione della Segreteria tecnica del Mise – Entro 12 mesi tutta l’Italia avrà la banda larga. Ovviamente molti l’avranno anche prima” (LEGGI L’INTERVISTA COMPLETA).

Si tratta di un risultato lungamente atteso e per certi versi storico, ma destinato a diventare presto insufficiente. Perché chiuso questo capitolo se ne aprirà un altro: entro il 2020 i membri dell’Unione Europea dovranno garantire connessioni a 30 Mbit/secondo a tutti i loro cittadini e a 100 Mbit/secondo al 50% della popolazione. Del resto la tecnologia corre e l’asticella si alza sempre di più, così sono già partiti i progetti per portare la banda ultralarga a quattro milioni di cittadini in cinque Regioni del Sud: Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia.

Normative europee a parte, ce n’è bisogno soprattutto perché la Rete italiana, al momento, lascia ancora molto a desiderare. Il rapporto Akamai relativo al terzo trimestre 2012, ad esempio, poneva l’Italia al penultimo posto in Europa per velocità media delle connessioni internet, davanti solamente alla Turchia. Un quadro ben poco lusinghiero, soprattutto per un Paese la cui economia ha una disperata necessità di tornare a crescere.


BANDA LARGA PER TUTTI

E’ un’Italia punteggiata di rosso, quella mostrata dalle mappe del Ministero dello Sviluppo Economico sulla copertura della banda larga (GUARDA LE MAPPE). Le aree interessate dal digital divide sono piccole e frazionate e si distribuiscono ovunque, privilegiando le zone di montagna. Tra Nord e Sud, una volta tanto, non ci sono particolari differenze: a guidare la poco lusinghiera classifica delle regioni con la maggior quota di popolazione in digital divide è il Molise (20,6%) davanti alla Calabria (11,2%) e alla Basilicata (10,4%), ma a ruota seguono la Valle d’Aosta (10,1%) e il Friuli-Venezia Giulia (9,6%). Viceversa, la regione più virtuosa è la Puglia (1,2%), seguita dalla Lombardia (1,8%) e dal Lazio (1,9%) (GUARDA I DATI).

La sfida, per il Ministero dello Sviluppo Economico, è far scendere tutti a zero nei prossimi 12 mesi. Per questo i lavori sono già in corso e nei prossimi mesi saranno attivi 500 cantieri mobili per la realizzazione delle reti in fibra ottica e 3000 cantieri per l’installazione di apparati elettronici di vario genere. In tutto saranno posati 4000 km di cavi in fibra ottica e sarà dato lavoro a 1800 persone. Uno sforzo effettuato in collaborazione con tutte le Regioni che dovrebbe avere ricadute positive sull’economia delle aree interessate: nel Piano Nazionale Banda Larga si stima che ogni euro di investimento realizzato nel settore dell’ICT generi un incremento di 1,45 euro sul Pil. Un investimento decisamente redditizio.

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AL SUD ARRIVA L’ULTRABANDA

Parlare di progetti per realizzare connessioni a 100 Mbit/secondo quando ci sono ancora milioni di italiani che navigano al di sotto di standard minimi può sembrare quasi velleitario, eppure l’evoluzione delle tecnologie informatiche e gli inviti provenienti da Bruxelles impongono di pensare al futuro e anche con una certa urgenza. Tra pochi anni le velocità di download che oggi consideriamo accettabili saranno inevitabilmente insufficienti e i membri dell’Unione Europea dovranno disporre di una rete all’altezza.

Entro il 2020 su internet si dovrà navigare almeno 15 volte più velocemente di oggi. L’obiettivo è portare connessioni a 30 Mbit/secondo a tutti e a 100 Mbit/secondo al 50% della popolazione. Si tratta di velocità già disponibili in alcune zone del nostro Paese, ma anche in questo caso contare solamente sul libero mercato non consentirebbe di conformarsi alle richieste dell’Europa. Servirà un intervento da parte dello Stato.

La rivoluzione partirà dal Sud. Basilicata, Calabria, Campania, Molise e Sicilia saranno le prime regioni interessate dai lavori. Nei prossimi due anni saranno posati 10mila km di cavi in fibra ottica, che porteranno la banda ultralarga a 4 milioni di cittadini e di imprese in 179 Comuni dove gli operatori privati non avrebbero interesse a investire.

Per questi interventi sono a disposizione 520 milioni di euro provenienti da fondi comunitari. Entro il 2015 le connessioni ad almeno 30 Mbit/secondo saranno portate al 33,2% dei lucani, al 36,4% dei calabresi, al 36,4% dei campani, al 19,9% dei molisani e al 14,2% dei siciliani. Di questi, navigheranno a 100 Mbit/secondo il 17% dei cittadini in Basilicata, il 20% in Calabria, il 7% in Campania, il 4% in Molise e il 3% in Sicilia (GUARDA LE TABELLE).

Si tratta evidentemente di un primo passo. Per far correre davvero tutta la Rete italiana bisognerà trovare molti altri soldi: il piano ammette investimenti pubblici fino a 15 miliardi di euro, che ancora non hanno copertura. Secondo i progetti annunciati dal Ministero dello Sviluppo Economico, negli anni successivi toccherà anche alle altre regioni che intenderanno aderire avvalendosi delle risorse comunitarie della nuova programmazione 2014-2020.

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Andrea Bettini

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