21/11/2019

Notizie TGR:

I NUMERI DELL'IMMIGRAZIONE, MA NON SONO NUMERI

I flussi migratori, la loro composizione, le loro traiettorie che cambiano la fisionomioa della società italiana

Andrà per pregare per i morti. Per gli uccisi, i fuggiaschi, i traditi, i sommersi, i salvati. Il primo viaggio apostolico di papa Francesco, emigranti i suoi avi piemontesi in una terra irrigata dall’immigrazione come l’Argentina, sarà a Lampedusa, la porta d’Occidente, sulla quale si dimenano i miraggi e gli incubi dei migranti, un varco dolente di fonte al quale si perdono e si guadagnano centinaia di vite. Secondo le stime contenute nel 22° Rapporto della Fondazione Migrantes, l’ultimo disponibile, sono stati 60000 gli uomini, le donne, i bambini, le gestanti, i giovani, gli anziani che hanno tentato di aggrapparsi al primo lembo d’Italia, d’Europa, nel corso del 2011. Prima si salpava dalla Tunisia, oggi è la Libia il porto franco sul quale si rovesciano i flussi migratori dall’Africa orientale e settentrionale, da quella Subsahariana, dall’Asia per poi percorrere la rotta verso l’Italia, impigliati nelle reti dei contrabbandieri di uomini: in 28.000 hanno preso il largo dalle coste dell’ex colonia italiana. Le guerre, le persecuzioni, le dittature, gli eccidi spingono legioni di migranti verso l’Europa. In Italia 37.350 persone hanno chiesto asilo nel nostro paese nel 2011: 7.155 lo hanno ottenuto. La farraginosità e le lunghezze burocratiche tendono ad allungare il tempo della chiusura delle pratiche per il riconoscimento dello status di rifugiato politico, avolte per anni si galleggia in un limbo giuridico. Provengono soprattutto dai paesi dell’est Europa e dal continente africano. Numeri importanti, “ non sono numeri”, ammonì Benedetto XVI in occasione della Giornata mondiale del Migrante, ma cifre che comunque risultano inferiori rispetto a quelli registrati da altre nazioni europee quali la Francia e la Germania.Un fenomeno migratorio che ha mutato volto e sostanza: cambiano le rotte, le traiettorie, le modalità di migrazione, per alcuni l’Italia è solo una tappa di transito. Ma è l’immigrazione in sé che ha innescato un processo di profonda metamorfosi della nostra società: sono 5.011.000 gli stranieri residenti in Italia, l’8,2 % della popolazione. La maggior parte di essi proviene dall’Europa, poco più del 50% degli immigrati : la comunità più numerosa è quella romena, 997.000 persone, gli albanesi sono 491.495, gli ucraini 223.782. Gli africani costituiscono il 22,1 % degli immigrati in Italia: 506.00 marocchini, 122.595 tunisini, 117.145 egiziani, 87.311 senegalesi, 57.011 nigeriani, 51.924 ghanesi, gli algerini 28.081 egli ivoriani 24.235. Nazionalità, lingue, culture, etnie, le più disparate, lanciate verso l’Italia da molle diverse e che si distribuiscono in maniera disomogenea nel Paese attirati dalla forza di gravità dell’economia dei territori: al Nord si concentra il numero più consistente di immigrati, il 63, 4%. Nelle regioni centrali del paese vive il 23,8% dei cittadini stranieri, solo il 12,8% si è trattenuto al Sud (guarda i dati regionali del Rapporto Migrantes). Si stima che 2.500.000 siano inseriti nel circuito produttivo italiano, il 10% della forza lavoro nazionale. Le loro vite da tempo hanno cominciato a intrecciarsi con quelle degli italiani, a cominciare dai primordi della vita sociale, dalla scuola. Per l’anno scolastico 2011/2012 gli iscritti di origine non italiana sono stati 755.939, 8,4% della popolazione scolastica.: il 44,2% è nato in Italia.
 
ENZO ARCERI

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