21/11/2019

Notizie TGR:

ANTARTIDE, ITALIA

Nella base italo-francese di Concordia cinque italiani sfidano l'inverno australe: saranno isolati fino a novembre. A 16mila km dall'Italia la ricerca scientifica non si ferma, anche con temperature di -80°C

Aurora australe nel cielo sopra la Base Concordia

Sul plateau antartico è notte fonda. Il sole tornerà a fare capolino a metà agosto. L’unica luce è quella incerta e fluttuante regalata talvolta dall’aurora australe. Fa freddo, un gelo capace di uccidere: la temperatura può arrivare anche a 80 gradi sottozero. Eppure la ricerca non si ferma. Ad oltre 3200 metri di quota, nella base italo-francese di Concordia, 15 persone sfidano l’inverno più rigido al mondo per portare avanti progetti scientifici unici nel loro genere. Hanno visto decollare l’ultimo aereo il 12 febbraio scorso e saranno completamente isolati fino all’inizio di novembre.

Per il Programma Nazionale di ricerche in Antartide (Pnra), la campagna invernale è la missione più delicata dell’anno. Coinvolge un numero ridotto di ricercatori, ma dal punto di vista logistico è una vera e propria impresa. Tutto deve andare alla perfezione, perché in caso di emergenza non si può portare alcun soccorso.

Ad affrontare l’inverno australe questa volta sono cinque italiani: il responsabile delle telecomunicazioni Bruno Epifania, napoletano dell’Enea, l’ingegnere forlivese Simonetta Montaguti, ricercatrice dell’Isac-Cnr di Bologna, lo studente dell’Università di Torino Elio Padoan, piemontese di Gassino (To), l’ingegnere elettronico Antonio Litterio, originario di Agnone (Is), e il cuoco della missione, il lombardo Luigi Vailati. Insieme a loro ci sono nove ricercatori francesi e un medico greco dell’Agenzia Spaziale Europea.

UN LUOGO MAGICO PER FARE RICERCA. Nonostante le difficoltà imposte a chi vi risiede, il sito dove è posizionata la stazione permanente Concordia, chiamato Dome C, è un luogo magico per fare ricerca. La calotta polare su cui sorge è alta 3300 metri e consente ai glaciologi di effettuare studi di paleoclimatologia quasi fantascientifici: i carotaggi nel ghiaccio permettono di avere informazioni sul clima di 900mila anni fa. Per gli astrofisici il cielo terso, la bassa umidità e la trasparenza dell’aria sono l’ideale. Lo spessore del ghiaccio riduce le perturbazioni magnetiche, favorendo gli studi geomagnetici. Fisici e chimici compiono esperimenti per comprendere ciò che accade nell’atmosfera. La vita in isolamento di un piccolo gruppo di persone in spazi ristretti, così simile a quella degli astronauti, è di grande interesse per le agenzie spaziali.

Le operazioni sul plateau antartico comportano investimenti notevoli, ma sono estremamente preziose. “Tutti i dati raccolti – dice Simonetta Montaguti - vengono messi a disposizione della comunità scientifica e sono usati per tantissimi scopi, a breve e a lungo termine” (GUARDA L’INTERVISTA COMPLETA). L’organizzazione delle campagne coinvolge varie istituzioni con differenti compiti, dall’Enea al Cnr, dalla Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide al Miur. Accanto al Pnra italiano, in una serie di progetti congiunti, c’è l’Istituto polare francese Paul-Émile Victor: l’Antartide è un crocevia di scienziati di ogni nazionalità.

VITA A 16000 KM DA CASA. 75°06′0″ Sud, 123°20′0″ Est, queste le coordinate della Stazione Concordia (GUARDA LA POSIZIONE SU GOOGLE MAPS). I nostri connazionali in missione laggiù sono gli italiani più a sud del Mondo e sono anche i più lontani da casa: si trovano a circa 16000 chilometri dall’Italia. L’astronauta Luca Parmitano, attualmente in orbita a circa 400 chilometri di altezza a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, a confronto è dietro l’angolo. Per arrivare a Dome C, nella bella stagione servono come minimo quattro giorni. Se il tempo si mette di traverso, possono servire anche due settimane. “E’ stato il viaggio più lungo della mia vita – racconta Antonio Litterio – Quando sono arrivato quello che mi ha più colpito è stata l’assenza di aria e il freddo sul naso” (GUARDA L’INTERVISTA COMPLETA).

La base, inaugurata nel 2005, è costituita da due strutture principali di tre piani collegate da un tunnel. La superficie abitabile totale è di 1500 metri quadri (GUARDA LE IMMAGINI). All’esterno si trova il campo estivo, che in questo periodo dell’anno è chiuso e che consente di ospitare un’altra quarantina di persone nei mesi “caldi”, quando la colonnina di mercurio riesce a risalire anche fino a -30°C. È l’estremo rifugio utilizzabile in caso di emergenza (VIDEO: NEL CAMPO ESTIVO A -56° C).

Una volta giunto a destinazione, il personale inizia una vera e propria full immersion scientifica. Gli esperimenti e la raccolta di dati occupano gran parte del tempo. Per chi deve andare all’esterno, soprattutto nel corso della notte polare, ogni centimetro quadrato di epidermide deve essere assolutamente coperto per evitare congelamenti. Per non perdere l’orientamento si seguono una serie di percorsi segnalati e ci si tiene in costante contatto con la base (VIDEO: ALL’ESTERNO NELLA NOTTE POLARE). “Abbiamo temperature che arrivano anche a -80°C e fuori è completamente buio, per cui le condizioni sono estreme e potrebbero diventare pericolose – dice Bruno Epifania – Tutto il personale viene monitorato nelle uscite: bisogna tenersi in contatto per evitare situazioni critiche” (GUARDA L’INTERVISTA COMPLETA).

Le condizioni di vita non sono certo alla portata di tutti, ma chi ha costruito la base ha cercato di rendere la permanenza la più confortevole possibile. Dopo cena si guardano film, si può giocare a calciobalilla, i giochi in scatola non mancano e la struttura dispone persino di una sauna. Soprattutto, grazie a una connessione satellitare, è possibile collegarsi a internet e parlare con i propri familiari anche tutti i giorni. La linea è contingentata, ma basta organizzarsi in turni per sentirsi un po’ meno lontani.

ALTRI QUATTRO MESI IN UN MONDO DI GHIACCIO. Per i cinque italiani impegnati nella campagna invernale, il lavoro da svolgere è ancora lungo. La missione si concluderà il 6 novembre. Fino ad allora vivranno in questo universo fatto di estremi. Un luogo di straordinario fascino, dove il cielo è talmente limpido che le stelle spesso si vedono anche se c’è il sole. Un ambiente dove il silenzio è interrotto solamente dal soffio del vento. Un remoto mondo di ghiaccio dove la temperatura media annuale è di -50,8°C, ma dove si possono studiare gli effetti dell’inquinamento e del riscaldamento globale. Ogni anno qualcuno viene conquistato e decide di tornare, altri dopo qualche mese iniziano ad attendere con ansia di far rientro a casa. Di sicuro quella in Antartide è un’esperienza che si ricorda per tutta la vita. “Immaginarselo è difficile, però da quello che mi avevano raccontato me l’ero più o meno figurato così – spiega Elio Padoan – Ci sono molte cose sorprendenti, dal buio alla Luna, al vedere la Via Lattea in modo completamente diverso da casa” (GUARDA L’INTERVISTA COMPLETA).

A novembre, all’avvicinarsi dell’estate australe, i cinque italiani della Base Concordia riceveranno il cambio. In una sorta di staffetta tra scienziati, altri studiosi prenderanno il loro posto. Cambieranno i volti, ma i progetti scientifici andranno avanti. Perché in Antartide la ricerca non si ferma mai.

Andrea Bettini

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