22/11/2019

Notizie TGR:

ITALIA DIGITALE ANNO ZERO

Fra spending review, ritardi strutturali e culturali la via per l’innovazione, in Italia, continua ad essere piena di ostacoli. Fra dematerializzazione, open data, social network e cloud computing, la PA sembra voler accogliere la sfida del futuro ma mostra ancora numerosi ostacoli da superare.

Italia digitale

In Italia non fare più la fila alle poste o agli sportelli municipali continua a rimanere un “sogno”. Nonostante gli sforzi, la digitalizzazione dei servizi di pagamento rimane un punto debole della nostra Pubblica Amministrazione (PA). Eppure, la riforma digitale è senza dubbio un tema di grande attualità, la cui sfera d’influenza coinvolge diversi aspetti della quotidianità del cittadino oltre che essere per le casse pubbliche una straordinaria occasione per razionalizzare le spese ed eliminare gli sprechi. Il “sogno” di non fare più file potrebbe diventare realtà con i pagamenti multicanale ma, appunto, continua a rimanere un “sogno”: stando a un recente studio del Politecnico di Milano insieme a Doxa, i Comuni italiani continuano ad essere troppo lenti nei servizi di pagamento on-line.



Più digitalizzazione dei servizi significa non soltanto risparmio di risorse ma anche di tempo. L’integrazione delle banche dati e una maggiore interazione con i social network porterebbero poi altri vantaggi.Il Politecnico di Milano ha calcolato che se i Comuni digitalizzassero i servizi di pagamento di Ici, Imu, Tarsu, certificati anagrafici e attività produttive i cittadini risparmierebbero 2,3 miliardi di euro l’anno. Cifra che corrisponde al 14% delle spese correnti delle amministrazioni locali certificata dall’Istat. Eppure, nonostante gli investimenti degli ultimi anni, meno di un Comune su cinque ha attivato sul proprio sito servizi di pagamento, e soltanto un terzo di questi ha una gestione totalmente informatizzata dello Sportello Unico per le imprese. Il risparmio inciderebbe positivamente anche sul debito delle amministrazioni locali, oltre ad avere ripercussioni positive sulla pressione fiscale che grava sulle spalle dei cittadini.



Alcune statistiche. Secondo gli esperti dell’ateneo milanese, i minori costi vivi legati a carta, toner, bolli e fotocopie si attesta a 950 milioni di euro l’anno, ai quali si aggiunge un recupero di efficienza degli impiegati che il Politecnico calcola in un altro miliardo di euro. I certificati anagrafici: ogni anno in Italia vengono rilasciati 16,5 milioni di certificati, ma digitalizzando tutti i passaggi dell’iter, dalla richiesta all’erogazione, il risparmio si aggira intorno ai 90 milioni, di cui 65 di costi vivi e altri 25 milioni corrispondenti al recupero di efficienza degli impiegati. Più complesso, invece, il processo di integrazione tra front office e back office nello Sportello unico delle attività produttive (SUAP), che in teoria dovrebbe servire a facilitare il rapporto tra imprenditori e Pubblica amministrazione. Alcuni Comuni offrono infatti già la possibilità di inviare telematicamente tutta la documentazione necessaria ad aprire un’impresa, ma poi non tutti i Comuni hanno un servizio digitale anche per la gestione di questi documenti e il loro invio ai settori di competenza. In pratica, se si vuole aprire una società e il Comune lo consente, si può inviare la richiesta via mail ma poi il Comune è costretto comunque a stamparla per smistarla ai vari uffici deputati a trattare le specifiche della richiesta. Utilizzando esclusivamente il web per tutti questi passaggi, il risparmio è stimato in 250 milioni l’anno, oltre a un dimezzamento delle tempistiche di evasione delle pratiche.



L’Italia digitale arranca. Eppure, nonostante gli investimenti, la digitalizzazione della Pa è un processo lento, inefficiente e macchinoso. L’Osservatorio rivela che soltanto il 16% dei Comuni ha attivato sul proprio sito servizi di pagamento, ma di questi solo il 42% permette ai cittadini di visualizzare la propria posizione debitoria. Non solo: se circa il 50% delle amministrazioni locali ha attivato online servizi di sportello unico, solo il 22% di esse consente una gestione completa dell’iter a livello informatico. I cittadini, dal canto loro, non sono ancora molto propensi al mondo digitale. L’analisi sui benefici attesi dai cittadini, realizzata dal Politecnico con Doxa (mille italiani intervistati con età superiore a 15 anni) mostra che solo il 50,5% è propenso a utilizzare vari canali per pagare le imposte comunali, mentre solo il 29,4% ha un’elevata propensione all’interazione online con la PA. Curiosamente, il 60% di essi proviene dal centro-sud e uno su cinque ha più di 54 anni. Anche gli imprenditori, stando all’indagine dell’Osservatorio eGovernment condotta con Retecamere (1.001 imprese), non sono molto digitalizzati: se lo sportello è utilizzato come unica interfaccia per i pagamenti soltanto da un imprenditore su cinque, sono le banche gli intermediari preferiti (48,4%) per questo tipo di operazioni online. Segno che i Comuni devono ancora fare molto su questo fronte. Per quanto riguarda il pagamento delle multe, dall’indagine si rileva che i Comuni dichiarano di avere almeno due canali, anche se il principale è rappresentato dalle Poste affiancate prevalentemente dagli sportelli comunali e bancari. Il 22% dichiara inoltre di dare la possibilità di effettuare pagamenti tramite Bonifico, il 12% tramite Bancomat, il 7% tramite il Circuito Lottomatica e il 5 tramite altri esercizi commerciali. Il pagamento online con carta di credito è ancora fermo al 5%.



Il tallone d’Achille della Pubblica Amministrazione è dunque ancora rappresentato dai servizi di ePayment. Non sembra semplice individuare una soluzione condivisa che sia efficiente per la PA e utilizzabile per i cittadini. L’indagine condotta con Doxa, ha evidenziato come nonostante il cittadino provi a utilizzare internet per interagire con la PA spesso fatichi a trovare ciò che cerca o trova qualcosa che non corrisponde alle proprie aspettative. Inoltre emerge che se la multicanalità è attesa, la propensione all`utilizzo dei canali è legata non solo all`occasione d`uso ma anche al suo profilo personale e psicologico più che a quello anagrafico. Fra spending review, ritardi strutturali e culturali la via per l’innovazione, in Italia, continua ad essere piena di ostacoli. Tra dematerializzazione, open data, social network e cloud computing, la PA sembra voler accogliere la sfida del futuro ma mostra ancora numerose criticità da superare, tra le prime quella di trovare gli investimenti necessari. E intanto l’Italia digitale continua a rimanere un “sogno”.



Wolfango Gaudenzi

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