28/09/2020
15/10/2011

La battaglia
di S.Giovanni

Per ore la piazza è rimasta nelle mani dei teppisti. Da luogo di manifestazioni democratiche a teatro di scontri. Dodici arresti. Oltre 70 i feriti, tre dei quali in condizioni critiche. Napolitano, "Preoccupazione per inammissibili violenze"

sgSi temeva un nuovo 14 dicembre, ma è stato molto peggio. Per un pomeriggio Roma è rimasta ostaggio di teppisti pronti a tutto pur di portare devastazione: blitz violenti in un crescendo, vetrine rotte e negozi saccheggiati, fino alla battaglia in una piazza San Giovanni avvolta in una densa coltre di fumo che hanno oscurato perfino il ricordo delle violenze esplose durante il corteo degli studenti alla fine del 2010, in concomitanza con un voto di fiducia al governo in parlamento. Allora via del Corso e il cuore della capitale vennero messi a ferro e fuoco.

Oggi è toccato a piazza S.Giovanni, luogo simbolo di grandi manifestazioni democratiche, che per alcune ore, è stata ostaggio della rabbia di teppisti. Il dispositivo di sicurezza deciso dalla questura ha blindato i palazzi istituzionali - minacciati a dicembre scorso - e il centro storico, Fori e Colosseo compresi, ma non ha potuto impedire che i violenti portassero la loro guerra fino a piazza San Giovanni, dove il corteo doveva concludersi. La loro è stata una vera escalation di violenza iniziata con vari blitz a via Cavour. Mazze per sfondare vetrine e petardi per incendiare chioschi, cassonetti e auto. La rabbia di giovani mascherati è esplosa a via Labicana, dove è stato dato alle fiamme un ex deposito militare, è arrivata a viale Manzoni, fino al piazzale della basilica.

Questo nonostante le violentissime cariche, gli idranti per spazzare le resistenze, i blindati per distruggere le tante barricate fatte con cassonetti, pali stradali e fioriere. Un percorso punteggiato da  auto incendiate, in particolare Suv, e di furia che non ha risparmiato le chiese, come quella di San Marcellino e Pietro dove una statua della Madonna è stata frantumata.

Una volta arrivati a San Giovanni è stata guerriglia, studiata e giocata anche sui nervi, con blitz e barricate, pali stradali usati come arieti e fionde. E tantissima violenza consumata tra i veri manifestanti terrorizzati, alla fine cacciati dalla piazza. Il fuoco e il fumo vicino alla basilica

del Laterano non si vedevano dagli attentati mafiosi del 1993. La battaglia del 15 ottobre ha avuto a lungo il suo epicentro nei giardini di fronte al sagrato di una delle basiliche più importanti della cristianità.

Centinaia di giovani a volto coperto, molti vestiti di nero e con il casco in testa, hanno attaccato a ondate i contingenti di polizia, carabinieri e finanzieri confluiti sul posto. Hanno attaccato anche i
blindati, senza paura. hanno incendiato un mezzo dei carabinieri assaltandolo quasi a mani nude e costringendo i due militari a bordo a scappare per non finire bruciati. Dietro di sè avevano lasciato una scia di distruzione su via Labicana, viale Manzoni e via Emanuele Filiberto. In quest'ultima, che porta a piazza A San Giovanni, il manto stradale in certi punti appariva sventrato per fare dei sampietrini-proiettili.

In tarda serata le forze dell'ordine hanno la meglio. I teppisti si disperdono a via Merulana dopo le
barricate, i roghi e un ponteggio in fiamme. La piazza è liberata, ma l’odore acre degli incendi e dei lacrimogeni toglie ancora il respiro. Restano vetri, sampietrini, bottiglie e carcasse di auto. E con essi l'intenzione di una manifestazione pacifica e di un futuro migliore.