27/09/2020
31/07/2009

Via libera
alla pillola abortiva

L'Agenzia del Farmaco approva l'immissione in commercio della Ru486. Sarà utilizzabile solo in ambito ospedaliero. Il Vaticano: "Delitto da scomunica"

Il Consiglio di amministrazione dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco)  ha approvato l'immissione in commercio della pillola abortiva Ru486 in Italia. Il Consiglio si è espresso a maggioranza (quattro contro uno) a favore della vendita. La pillola è già in commercio in diversi Paesi europei. Fra questi Francia, Gran Bretagna, Svezia, Germania e Olanda.

COS'E' LA RU486. La Ru486 è efficace entro l'ottava settimana di gestazione (a differenza dell'intervento chirurgico che arriva oltre la ventesima). Provoca un piccolo travaglio (con febbri, dolori e nausee) facilitando il distacco dell'embrione dalla parete dell'utero. Pochi giorni dopo la sua assunzione vanno somministrate delle prostaglandine per consentire l'espulsione del feto. Il 5% delle donne abortisce fra il primo e il terzo giorno, l'80% 24 ore dopo la somministrazione delle prostaglandine durante la terza giornata, il resto nei 15 giorni successivi. Non è equiparabile alla pillola del giorno dopo perchè quest'ultima, a differenza della Ru486, è un contraccettivo d'emergenza che può essere assunto entro le 72 ore da un rapporto a rischio.

UTILIZZABILE SOLO IN AMBITO OSPEDALIERO. La Ru486 potrà essere utilizzata in Italia solo in ambito ospedaliero, così come la legge 194 prevede per le interruzioni volontarie di gravidanza. Lo ha spiegato al termine della lunga riunione, Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell'Emilia Romagna e componente del Cda dell'Aifa, il quale ha aggiunto: "Dopo una lunga istruttoria è stato raccomandato di utilizzare il farmaco entro il quarantanovesimo giorno, entro cioè la settima settimana". L'Aied (Associazione italiana per l'educazione demografica) sottolinea che così l'Italia "si allinea con i paesi europei, recuperando un ritardo che ha penalizzato le donne italiane".

LE REAZIONI

IL VATICANO:"DELITTO DA SCOMUNICA". Per voce di monsignor Giulio Sgreccia, emerito presidente dell'Accademia per la vita, il Vaticano auspica "un intervento da parte del governo e dei ministri competenti". Perché - spiega - non "è un farmaco, ma un veleno letale" che mina anche la vita delle madri, come dimostrano i 29 casi di decesso. La Ru486 - afferma monsignor Sgreccia - è uguale, come la Chiesa dice da tempo, all'aborto chirurgico: un "delitto e peccato in senso morale e giuridico" e quindi comporta la scomunica latae sententiae, ovvero automatica"clandestinità legalizzata" degli aborti.

"SI PUO' ACCETTARE UNO STRUMENTO MENO INVASIVO"."La mia posizione — dice Giorgia Meloni, ministro della Gioventù — è questa: fare tutto il possibile per prevenire ogni aborto. Se poi non si riesce a convincere una donna a evitare l’aborto, si può accettare uno strumento che rende l’intervento meno invasivo, meno doloroso, meno lacerante. A patto Che l’uso della pillola stia rigidamente dentro le modalità previste dalla legge 194, quella che regola l’aborto. La legge prevede un percorso, controlli, cautele, l’obiezione di coscienza degli operatori".

"NON E' COMPATIBILE CON LA LEGGE 194". Il sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella, che ieri aveva parlato di 29 donne decedute nel mondo a causa dell'assunzione della Ru486, ritiene che la Ru486 sia "difficilmente compatibile con quanto prevede la legge 194". A suo parere, dichiara in un'intervista pubblicata dal quotidiano La Repubblica, la pillola "resta un metodo abortivo più doloroso, più lungo, più incerto rispetto a quello chirurgico e che lascia tutto sulle spalle delle donne".

"NON CI SONO MOTIVI PER DIRE NO". Il segretario del Pd Dario Franceschini: "Bisogna distinguere il dibattito politico da quello scientifico. Siccome siamo in un Paese che consente l'aborto per legge, se c'è la possibilità di avere un sistema meno invasivo per le donne non vedo un motivo per dire di no".

"SPERO FINISCA LA CROCIATA". "L'importante decisione dell'Aifa sulla pillola Ru 486 - sostiene Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera - e' la conclusione di un rigoroso iter istruttorio iniziato due anni fa, durante il quale sono stati valutati scrupolosamente gli aspetti medici e la compatibilita' dell'uso del farmaco con la legislazione italiana. Finalmente - prosegue Turco - anche nel nostro paese si rispettano i ruoli della politica che fa la sua parte, e gli organismi tecnico scientifici che fanno la loro. Spero che adesso finisca la crociata contro un farmaco che in realta' era una crociata contro le donne e i medici".