26/11/2020
25/07/2012

Avviso di garanzia
a Roberto Formigoni

MILANO – Il presidente della regione Lombardia convocato per sabato prossimo dalla procura milanese sarebbe stato corrotto con ‘utilità’per un valore di circa 8,5 milioni di euro. L’invito a comparire nell'ambito dell'indagine sui presunti fondi neri della Fondazione Maugeri e per ‘corruzione internazionale’. Il governatore: "Ho letto le carte, tutto qua? Resto"

formiRoberto Formigoni è convocato per sabato 28 luglio dalla procura di Milano che oggi gli ha inviato un avviso di garanzia con invito a comparire. L'accusa è corruzione aggravata dalla transnazionalità in concorso con altre persone nell'ambito dell'inchiesta sulla Fondazione Maugeri. Formigoni sarebbe stato corrotto con ‘utilità’per un valore di circa 8,5 milioni di euro in relazione a 15 delibere regionali con cui sono stati stanziati rimborsi per la fondazione di circa 200 milioni di euro in 10 anni. 

Secondo il dossier degli inquirenti il faccendiere Pierangelo Daccò, uomo chiave delle inchieste sui fondi neri nella sanità lombarda e per questo ancora in carcere, avrebbe elargito il denaro a Formigoni, che con lui trascorreva spesso anche le vacanze. Quei soldi di cui parlerebbe il documento, sarebbero il conto totale di favori, ville, viaggi, spese elettorali e cene vip che Daccò avrebbe pagato negli anni al governatore lombardo il quale risponde subito con una veemente conferenza stampa in cui parla di palesi falsità.


“Il bilancio della sanità della Lombardia è sempre stato sotto controllo, la situazione della nostra sanità  una delle migliorid'Europa e non solo”, replica Formigoni. Anche la Corte dei Conti ha giudicato la spesa del sistema sanitario lombardo costantemente sotto controllo, un sistema efficace che finora ha permesso di raggiungere gli obiettivi previsti”, dichiara il governatore che evoca lo scenario di un golpe ai suoi danni. Dice che si dimetterà sì. Ma solo quando un tribunale accerterà che abbia davvero favorito il suo amico Daccò. In pratica, visti i tempi medi dei processi penali in Italia, lascerebbe quel posto che occupa già da quasi due decenni, non prima di quattro anni e solo davanti ad una condanna definitiva. 

Anche nel giorno più nero, il Celeste resta coerente con quanto detto e fatto negli ultimi mesi, rimane al suo posto malgrado le nubi che hanno cominciato a velare la sua immagine e quella del suo fiore l'occhiello, la sanità lombarda. Prima il San Raffaele, poi la Fondazione Maugeri, centri d'eccellenza per camici bianchi, che per la procura avrebbero invece nascosto fondi neri. Nessuno di Regione Lombardia è sottoposto a indagine si è fin qui difeso Formigoni, per il quale nelle inchieste a finire nel mirino sarebbero solo rapporti tra privati, e non atti della sua giunta. Rapporti personali che però, senza configurare ipotesi di reato, hanno finito per tirare dentro anche Formigoni. 

Perchè i due principali protagonisti delle indagini, entrambi da mesi in carcere, sono amici di vecchia data del presidente e come lui ciellini della prima ora.  L'ex assessore Antonio Simone, la cui moglie ha inviato al Corriere una lettera al veleno contro Formigoni, e poi Pierangelo Daccò, il miliardario che trascorreva le vacanze con il governatore, ospitandolo spesso a bordo del suo yacht, l'uomo che intascava milioni d'euro per facilitare appalti, attivando le sue conoscenze altolocate al Pirellone.

Su quelle vacanze da favola Formigoni ha prima detto di dover consultare l'agenda per confermarle, poi ha sostenuto trattarsi di viaggi di gruppo, in cui le spese venivano divise con conguaglio finale. Alla richiesta di mostrarne le ricevute ha risposto di averle distrutte, e questo mentre finiva sui giornali la storia del milione d'euro che avrebbe prestato ad un caro amico, per acquistare da Daccò, due settimane prima del suo arresto, una mega villa in Sardegna, ad un prezzo che la procura sospetta fuori mercato, forse per nascondere una presunta tangente.

"Ho letto le carte e a una seconda lettura mi sono detto: tutto qua? Resto", replica Formigoni secondo il quale i giornalisti erano già avvisati la sera prima di quanto sarebbe successo questo pomeriggio. Ovvero della notifica dell'invito a comparire nei suoi confronti.