27/11/2020
19/04/2013

Bersani verso le dimissioni. Pd sotto shock

POLITICA - Rassegnate subito dopo elezione del Capo dello Stato. Prodi si ferma a 395 voti, 109 voti sotto il quorum. Sel: Noi tutti per il ‘Professore’, schede 'segnate'. Rosi Bindi lascia presidenza assemblea Pd. I gruppi parlamentari e i delegati regionali riuniti dalle 22 “urgentemente”

prodi“Fra di noi uno su quattro ha tradito”, accusa in apertura dell'assemblea dei parlamentari del Pd Pierluigi Bersani, riferendosi all'ultimo scrutinio per l'elezione del Capo dello Stato. “Ci sono pulsioni – aggiunge Bersani - a distruggere il Pd”. “Domani mattina ci asteniamo e faremo un' assemblea, mi auguro che si trovi una proposta con le altre forze politiche. Noi da soli il presidente della Repubblica non lo facciamo”, dice Bersani. “Nella situazione che si è creata bisogna riprendere contatti con altre forze politiche per impostare la soluzione”.   

A mettere sotto shock il partito l’annuncio delle dimissioni di Bersani da segretario, dal momento in cui sarà eletto il nuovo presidente della Repubblica. Poco prima con una nota anche Rosy Bindi aveva annunciato l'intenzione di lasciare il vertice del Pd. 
 “Il 10 aprile ho consegnato a Pierluigi Bersani una lettera di dimissioni da presidente dell'assemblea nazionale del Pd. Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre". "Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi ne' consultata sulla gestione della fase post elettorale - conclude la Bindi - e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle istituzioni e del paese". I gruppi parlamentari Pd e i delegati regionali dalle 22  si sono riuniti “urgentemente”. 

Nel giorno in cui il Partito democratico ha 'ucciso' il padre fondatore, l'uomo che ha segnato lastoria del centrosinistra degli ultimi venti anni, la sensazione è che la stessa sopravvivenza del Pd possa essere appesa ad un filo. Montecitorio diventa lo sfondo di uno psicodramma. Pier Luigi Bersani asserragliato nella sua stanza,  i franceschiniani con lo sguardo stravolto, i giovani turchi buttati in un corridoio laterale che si interrogano sul che fare, Nichi Vendola che passa come furia in mezzo ai suoi accusando il Pd di aver impallinato Romano Prodi. Di chi sono i 101 voti che sono mancati all'ex-premier? Nel gioco dei sospetti reciproci sono almeno due le versioni accreditate.

La prima è quella dei dirigenti chiusi nella stanza di Bersani ovvero Enrico Letta, Dario Franceschini, Anna Finocchiaro. Non è stata solo una questione di fronda dalemiana e mariniana, la faglia è stata più ampia, sostengono. Il 'nuovismo' è sotto accusa. Ovvero gruppi parlamentari mai cosi' ampi, con tantissimi innesti arrivati dal territorio con le primarie. Un gruppo ingovernabile.

Poi c’è un'altra versione. Bersani e gli altri ci credono meno. Ma il sospetto è affiorato quando Matteo Renzi con un tempismo giudicato eccessivo ha definito morta la candidatura di Prodi. A impallinare Prodi sarebbe stata una saldatura tra il fronte dalemiano e renziano. Far cadere la candidatura del Professore per tornare a un dialogo con il Pdl. Sul nome stesso di Massimo D'Alema o quello di Giuliano Amato.