28/11/2020
16/01/2011

Marea nera
sarda

L’11 gennaio in Sardegna nella zona di Porto Torres è avvenuto un episodio molto grave e ignorato dalla maggior parte dei media nazionali. 30mila litri di olio combustibile fuoriusciti da una tubatura industriale si sono riversati nel Golfo dell'Asinara inquinando chilometri di spiagge e le acque circostanti

Non ci troviamo di fronte all’immane disastro ambientale causato dalla BP nel Golfo del Messico ma quello che è successo l’11 gennaio in Sardegna nella zona di Porto Torres è comunque un episodio molto grave e in gran parte ignorato dai media nazionali.

L’incidente è avvenuto al molo della centrale E.On di Fiume Santo. La nave cisterna ‘Esmeralda’ aveva appena finito di scaricare olio combustibile quando il carburante ha cominciato a fuoriuscire dalle tubature. La situazione, che all’inizio sembrava essere sotto controllo, si è aggravata di ora in ora anche a causa della mancanza di panne contenitive nella zona della perdita. Migliaia di litri di olio che, sospinti dalla corrente, hanno raggiunto le spiagge di Porto Torres, Platamona e Marina di Sorso costringendo i sindaci della zona a interdire l’accesso a chilometri di spiagge per motivi di sicurezza. Il combustibile infatti è classificato come R45 tra i più pericolosi e cancerogeni.

Una taskforce formata da tecnici e volontari sta procedendo alla bonifica delle aree interessate raccogliendo il catrame in grossi sacchi di plastica che dovranno poi essere smaltiti come rifiuti speciali.

I primi effetti dell’inquinamento sono già visibili, oltre ai grossi blocchi di catrame sono stati raccolti diversi gabbiani e pesci morti nella zona dello sversamento.
Ma quanto materiale è effettivamente finito in mare? Su questo punto le valutazioni divergono. 10mila litri per E.On, molti di più secondo i tecnici che stanno studiando la situazione. Si è perso molto tempo, per ammissione della stessa E.On, perché il foro nella tubatura dal quale è uscito il carburante era grande quanto uno spillo ed essendo la conduttura interrata era impossibile accorgersi della perdita in tempi più rapidi. L’ipotesi più accreditata è che almeno 30mila litri di R45 siano finiti nel Golfo dell’Asinara. Una quantità notevolissima per il delicato ecosistema  di una delle zone più belle d’Italia.

La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta per accertare cause e responsabilità del disastro.

Una situazione molto grave e tutt’altro che risolta. Oltretutto la concomitanza con le molte notizie di questi giorni come il caso Ruby, la questione Mirafiori e la rivolta in Tunisia, ha fatto si che la cosa passasse pressoché inosservata sulla stampa nazionale.
Noi del Tg3web ne siamo venuti a conoscenza grazie ai nostri amici su Facebook che hanno giustamente lamentato la mancanza di interesse dei media, noi compresi, su una vicenda molto seria e che merita tutta la nostra attenzione.