28/09/2020
14/02/2012

Roma 2020
Monti dice no

"Non ce la sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare sulle finanze dell'Italia”. Così il premier Mario Monti ha motivato il no alla firma sulle garanzie per la candidatura olimpica di Roma mettendo la parola fine ai sogni del comitato promotore di ‘Roma 2020’

"Non ce la sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare sulle finanze dell'Italia”. Così il premier Mario Monti ha motivato il no alla firma sulle garanzie per la candidatura olimpica di Roma mettendo la parola fine ai sogni del comitato promotore di ‘Roma 2020’.

"Non pensiamo sarebbe coerente impegnare l'Italia in questa garanzia che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti - ha detto Monti in conferenza stampa - Non vogliamo che la percezione che stiamo cercando di dare dell'Italia possa essere compromessa da improvvisi dubbi, magari alimentati dai concorrenti. Questo non significa che l'Italia debba rinunciare ad avere mete ambiziose e noi non siamo concentrati solo sul risanamento ma anche sulla crescita. Il governo non ritiene che sarebbe responsabile, nelle attuali condizioni dell'Italia, assumere questo impegno di garanzia dei costi delle Olimpiadi".

E ancora: "siamo riusciti a superare forse il passaggio più difficile, ma le turbolenze che ancora caratterizzano i mercati finanziari e l'Eurozona, è sotto gli occhi di tutti quello che sta accadendo in Grecia, non consentono ancora di prescindere da questa difficile situazione finanziaria".
 
Anche il ministro del Turismo e dello sport, Piero Gnudi, ha commentato la decisione definendola “molto sofferta” e ha aggiunto: “abbiamo condiviso i problemi che ci sono e abbiamo approvato la decisione del nostro presidente".

Facile immaginare le reazioni e gli stati d’animo dei soggetti coinvolti in prima persona a cominciare dal sindaco della Capitale, Gianni Alemanno, che difficilmente potrà dimenticare i 10 giorni forse più neri del suo mandato di sindaco.  Qualcuno all’uscita da Palazzo Chigi si spinge a chiedergli se stia meditando le dimissioni: “assolutamente no, mi dispiace deludere gli oppositori” la sua risposta lapidaria. Con lui il presidente del Coni Gianni Petrucci visibilmente amareggiato.

Sul fronte politico da registrare posizioni distanti all’interno della maggioranza. Per il Pdl si tratta di “un grave errore”, come dice Fabrizio Cicchitto. “Sappiamo benissimo che le Olimpiadi - ha continuato il presidente dei deputati Pdl - a seconda di come sono impostate e poi gestite possono essere un fattore di sviluppo o invece di dissipazione di risorse. A nostro avviso esistevano tutte le condizioni perché si verificasse la prima di queste due ipotesi".

Non è d’accordo il segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani: "Il governo ha preso una decisione meditata, che rispettiamo. L'importante adesso è che questa scelta venga letta come segno di responsabilità e non di sfiducia in noi stessi".

Aperto sostegno alla bocciatura arriva invece da tutte le opposizioni. Stefano Pedica dell’Italia dei Valori dice che "Monti ha preso una decisione saggia dicendo no alla candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2020. Ha prevalso la considerazione che la  Italia non può permettersi una  avventura con troppe incognite e costi poco chiari in un momento in cui il nostro paese è impegnato ad uscire da una pesante crisi economica".

"Questa è la dimostrazione che l'opposizione della Lega a Monti non è pregiudiziale. Quando il governo fa una cosa giusta noi onestamente lo ammettiamo". A dirlo è il senatore del carroccio Massimo Garavaglia che continua: “bene ha fatto Monti a negare l'ok per le Olimpiadi anche perché in un periodo del genere, quando si chiedono sacrifici a tutte le categorie e il Pil è in caduta libera pensare di rimettere in pista una operazione propagandistica non avrebbe senso. L'economia la fanno le imprese e ogni euro disponibile deve andare a famiglie e imprese e non a spesa pubblica improduttiva”.

Anche il mondo dello sport non reagisce compatto alla decisione del governo. Due grandi campioni come Pietro Mennea e Juri Chechi, ad esempio, hanno opinioni totalmente differenti. Se per Chechi “si è persa una grande occasione per il nostro Paese e per i nostri giovani, si è persa l'opportunità di avere un Paese migliore”, per Mennea “il presidente del Consiglio Mario Monti ha preso una decisione di grande responsabilità dando un segnale forte dimostrando che esiste un Paese concreto e serio”.

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