27/11/2020
17/04/2013

L'intesa su Marini
scuote il centrosinistra
Il voto in diretta Tv 

POLITICA - Contestazione all’assemblea dei grandi elettori del centrosinistra. Il segretario Pd candida l'ex sindacalista. Il Cavaliere dà il suo placet. Disco verde da Scelta civica. Il no di Renzi: "È un dispetto al Paese"

mariniDurissima contestazione fuori dal teatro Capranica di Roma al termine dell'assemblea dei grandi elettori del Pd.  “Traditori, traditori” hanno urlato i dimostranti contro i parlamentari. La candidatura di Franco Marini al Quirinale è un test politico decisivo per Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi. Dopo molte esitazioni, il segretario del Pd ha deciso di abbracciare una linea ad alto rischio per la stabilità della coalizione del centrosinistra. 

La dura reazione del sindaco di Firenze e del leader 5 Stelle ne è la prova. Per Renzi l'elezione di Marini significherebbe l'avvio di un esperimento di larghe intese che allontana di fatto il voto anticipato e dunque la sua discesa in campo, per Grillo il tramonto di un accordo  a intermittenza del M5S con il Pd con speranze di intervento nel governo senza “sporcarsi le mani”. Tuttavia Bersani ha deciso di sfidare anche le perplessità dei “giovani turchi” e dei vendoliani in nome dellagovernabilità. 

Sfida ad alto rischio perchè i numeri dicono che basterebbe una trentina di franchi tiratori per impallinare Marini. Ma è una prova obbligata nel momento in cui il paese invoca compatto decisioni rapide e un governo d'emergenza: un'elezione al primo turno, coinvolgendo anche i montiani, sarebbe un segnale non solo ai mercati ma anche a quella parte dell'opposizione interna che ha dato prematuramente per concluso il ciclo politico del segretario. Anche il Cavaliere sembra aver investito su questa scommessa. E’chiaro che la compattezza delle tre forze che già avevano sostenuto il governo tecnico sarà l'elemento politico decisivo per capire se può derivarne pure una soluzione del rebus di governo. Berlusconi fino all'ultimo tenterà di convincere la Lega a contrarre questo patto, invece di votare il suo candidato di bandiera: il che ridurrebbe il rischio dei franchi tiratori. Ma se marini non dovesse farcela al primo scrutinio, i giochi si riaprirebbero.

In tal senso, l'offerta di Grillo al Pd di votare insieme Stefano Rodotà potrebbe tornare in ballo. E’ giunta fuori tempo massimo, dimostrando tutta la farraginosità della procedura delle “quirinarie”, ma rappresenta pur sempre - dice Nichi Vendola - una novità rilevante sulla quale lavorare per ilcambiamento. In realtà i bersaniani non si fidano di Grillo che ha sempre forzato la mano nelle sue critiche abrasive e sopra le righe e soprattutto non hanno intenzione di consegnargli le chiavi del gioco: ma e' chiaro che se l'operazione con Pdl e Scelta Civica dovesse fallire, si potrebbe tornare a parlare di un accordo, magari sul nome di Romano Prodi.

Un fatto è certo: al momento le incognite sono legate tutte al Pd.  Non è chiaro nemmeno quanto il nome di Massimo D’Alema - gradito anch'esso a Berlusconi - rappresenti una reale carta diriserva in caso di affossamento di Marini. l'ex premier infatti divide il partito quanto Marini. Ciò significa che un chiarimento interno ai democratici è vitale per sbloccare lo stallo dell'esecutivo. Qualche problema poi c’è anche all'interno di Scelta Civica Pierferdinando Casini torna a far sentire la sua voce, dicendo che chi sabota l'intesa su Marini vuole in realtà le urne. 

I montiani sono molto più dubbiosi e sospettano che l'operazione si traduca in un tentativo dell'Udc di egemonizzare il movimento. Comunque si teme per la poco dimestichezza dell'ex presidente del senato con le questioni internazionali. ma sull'altro piatto della bilancia, pesa la  grande esperienzadi ex sindacalista di Marini e la sua sensibilità per i temi del lavoro. Che sono quelli decisivi nell' Italia del 2013.