30/11/2020
20/04/2013

NAPOLITANO BIS

POLITICA – Supera il quorum dei 504 voti e arriva a 738, standing ovation in aula. 'Tra applausi e contestazioni il presidente succede a sé stesso. E' il primo “bis” della storia repubblicana. Dal Quirinale: “Non posso sottrarmi a responsabilità, ci sia analoga assunzione da parte di tutti”. Manifestazioni davanti al Parlamento. Il giuramento alle 17 di lunedì

napoIl Capo dello Stato è ancora lui, Giorgio Napolitano. Caso unico nella storia repubblicana del nostro Paese, il presidente della Repubblica uscente coincide con il presidente neoeletto. Le condizioni che hanno mantenuto Napolitano al Quirinale sono particolarmente complesse e non è quindi facile capire quale sarà  l'atteggiamento del Capo dello Stato nei confronti del sistema politico italiano. 

Un sistema che ha mostrato una volta di più - proprio in occasione dell'elezione della più alta carica dello Stato - tutti suoi limiti e le sue incapacità, la sua lontananza dalla società e dalle sollecitazioni che la attraversano. ma sicuramente non è sbagliato pensare che il Napolitano 'politico' dei primi sette anni continuerà ad essere tale anche in questo secondo mandato. Quello che avrebbe dovuto chiudersi con l'elezione del nuovo capo dello stato è stato forse il settennato più 'politico' della repubblica. 

Sette anni nel corso dei quali il primo presidente della repubblica ex comunista ha lavorato- sempre nei limiti postigli dalla costituzione, è bene ricordarlo - per garantire solidità al quadro politico italiano e stabilità nei riguardi degli impegni assunti dal paese verso l'Unione Europea, a partire da quelli di bilancio. Un'attività non meramente notarile, caratterizzata dall'aver messo a disposizione del bene comune quelle competenze, quelle capacità maturate in tanti anni di vitapolitica di primo piano e di attività internazionale di rilievo. 

Di fronte al fallimento dei partiti - o quanto meno alla loro incapacità di adeguarsi alle nuove sollecitazioni provenienti dalla società, frutto anche della drammatica crisi economica-finanziaria - la figura del Capo dello Stato si è posta o è stata percepita, come il vero punto di riferimento del nostro paese. Un Napolitano ovviamente estraneo alla lotta politica ma che non ha esitato, quandonecessario, a richiamare i giocatori in campo al rispetto delle regole: intervenire direttamente, come per la nascita del governo Monti o come con l'istituzione di due commissioni di 'saggi', chiamati a formulare una piattaforma di proposte istituzionali ed economiche. una mossa, quest'ultima, resasinecessaria per uscire dallo stallo nella formazione del nuovo governo generato  dall'inconcludente esito elettorale. 

Le proposte, messe a punto e consegnate nei giorni scorsi a Napolitano, sembravano a molti destinate a rimanere puro esercizio accademico. Ma con la rielezione del presidente appaiono destinate a tornare di attualità e a diventare quel punto di riferimento per l'azione del nuovo governo che Napolitano voleva fossero. Non certo una 'repubblica del presidente' ma un settennatoqualificato da una sua costante presenza su tutte le questioni che significativamente hanno attraversato il suo mandato.

D'altronde è stato lo stesso Napolitano, lo scorso novembre, a dare la cifra del suo ruolo: “sono convinto” che “quando i nostri padri costituenti hanno scritto la carta fondamentale non hanno immaginato per il Capo dello Stato un ruolo che si risolvesse, come si dice per i re in altri Paesi, neltagliare i nastri alle inaugurazioni” e quindi “ho ritenuto che il presidente della Repubblica, secondo la nostra concezione istituzionale, dovesse prendersi delle responsabilità senza invadere campi che non sono suoi”; “credo di dovere sempre cercare di interpretare esigenze e interessi generali del paese anche in rapporto a scelte di governo che rispetto, perchè non posso assolutamentesostituirmi a chi ha la responsabilità del potere esecutivo, ma che possono rientrare in un dialogo al quale intendo dare il mio contributo”.

Durante i sette anni di Napolitano si sono dati il cambio a Palazzo Chigi Romano Prodi, Silvio Berlusconi e Mario Monti. Tre governi diversissimi tra loro, per composizione e per provenienza politica, ma nei confronti dei quali il capo dello Stato ha assunto lo stesso atteggiamento, senza faresconti quando è stato necessario e dando sostegno quando è servito, ma sempre avendo bene in mente le parole pronunciate il 15 maggio 2006, nel suo discorso di insediamento davanti le camere: “sarò il presidente di tutti, non della sola maggioranza che mi ha eletto”.