27/09/2020
15/09/2011

Chiesto il rinvio
a giudizio per
Silvio Berlusconi

Concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. Con questa accusa il Gip di Milano ha ordinato al pm di Milano di formulare la richiesta di rinvio a giudizio per Silvio Berlusconi in merito all’inchiesta riguardante la fuga di notizie sull’intercettazione tra Giovanni Consorte e Piero Fassino ai tempi della scalata alla Bnl

Concorso in rivelazione di segreto d'ufficio. Con questa accusa il Gip di Milano, Stefania Donadeo, ha ordinato al pm di Milano di formulare la richiesta di rinvio a giudizio per il premier Silvio Berlusconi in merito all’inchiesta riguardante la fuga di notizie sull’intercettazione tra Giovanni Consorte e Piero Fassino ai tempi della scalata alla Bnl, di cui si ricorda la frase “abbiamo una banca”.

Tecnicamente la decisione del Gip, in contrasto con quella del pm, prende il nome di ‘imputazione coatta’. Ora il pm, che aveva chiesto l’archiviazione per il cavaliere, dovrà obbligatoriamente formulare la richiesta di processo e inviarla a un terzo giudice, il Gup (giudice per l’udienza preliminare), che la esaminerà e deciderà se il capo del governo dovrà affrontare un nuovo processo, che andrebbe ad aggiungersi quelli già in corso.

Per la vicenda del passaggio di mano dell’intercettazione è già a processo il fratello del premier, Paolo Berlusconi, editore de ‘il Giornale’, e la prima udienza è fissata per ottobre.

Il 31 dicembre del 2005 il quotidiano della famiglia Berlusconi pubblicò l’intercettazione che era stata 'trafugata' dai computer della Procura di Milano, quando ancora erano in corso le indagini e doveva restare segreta.  Per la stessa vicenda è già stato condannato con rito abbreviato l’imprenditore Fabrizio Favata e ha patteggiato Roberto Raffaelli, all’epoca titolare dell’azienda che si occupava delle intercettazioni per conto dei pm milanesi. Secondo quanto rivelato dagli inquirenti il premier, la vigilia di Natale del 2005, ricevette ad Arcore Favata e Raffaelli, alla presenza anche del fratello Paolo, i quali sarebbero andati nella villa del presidente del Consiglio per fargli ascoltare l'intercettazione. Da qui l’accusa di concorso nella rivelazione del segreto d’ufficio.

Il Gip di Milano ha disposto inoltre che la Procura di Milano iscriva nel registro degli indagati il direttore di ‘Libero’ Maurizio Belpietro sempre per concorso nella rivelazione del segreto d’ufficio. Belpietro all’epoca dei fatti era il direttore de ‘Il Giornale’.

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