27/09/2020
07/02/2013

Tangenti Saipem per appalti, indagato Scaroni

MILANO – L’ad Eni accusato di corruzione internazionale 200 milioni di mazzette destinate a esponenti del governo algerino, manager e faccendieri. Al centro dell’operazione il nipote di un ex ministro. La società petrolifera. “Siamo totalmente estranei”

scaroSi dichiarano “totalmente estranei” alla vicenda Eni e il suo ad Paolo Scaroni. Il numero uno di Eni, risulta indagato per corruzione internazionale nell'ambito dell'inchiesta che riguarda una presunta maxi tangente da 200 milioni che Saipem, controllata dalla società del cane a sei zampe, avrebbe pagato per ottenere appalti in Algeria. 

L'affare era una commessa da 11 miliardi di euro. Secondo l'accusa, la tangente da  197 di euro sarebbe stata pagata da Saipem per aggiudicarsi appalti per la realizzazione di Medgaz, gasdotto tra Algeria ed Europa  e l'ampliamento di un importante giacimento petrolifero in Algeria. A guidare i pm di Milano la testimonianza di una fonte che conosce bene i meccanismi della società petrolifera italiana. I milioni delle mazzette sarebbero stati destinati ad esponenti del governo algerino, manager e faccendieri. 

Al centro dell’operazione Farid Noureddine Bedjaoui, nipote dell'ex ministro degli Esteri algerino e intermediario d'affari. I soldi delle mazzette sarebbero transitati sui conti di una sua società con sede ad Hong Kong. Almeno cinque gli appuntamenti per definire la questione, a uno dei quali avrebbe partecipato anche Scaroni. La guardia di Finanza ha effettuato una serie di perquisizioni nel quartier generale Eni, negli uffici Saipem e nell'abitazione dello stesso Scaroni, mentre la notizia dell'inchiesta fa precipitare il titolo Eni in borsa, di almeno 4 punti.