27/09/2020
21/10/2012

ORA BASTA!

CRONACA - Aveva 51 anni Gabriella quando il marito la strangolò stringendole intorno al collo un foulard. Claudia solo 23 quando l'ex compagno la colpì alla gola davanti al loro bambino di 2 anni. Sono 101, dall'inizio dell'anno, le donne uccise da mariti, compagni, padri. Una strage senza fine tra le mura domestiche

Di Francesca Capovani


Aveva 51 anni Gabriella quando il marito la strangolò stringendole intorno al collo un foulard. Claudia invece ne aveva solo 23 quando l'ex compagno, che la perseguitava da tempo, la colpì alla gola davanti al loro bambino di 2 anni. Rita è morta strangolata e poi soffocata dal marito con un cuscino. Chiara, 20 anni, fulminata con un colpo di pistola dall'ex marito della madre. E poi Loveth, trovata tra i sacchetti della spazzatura, e Shama, Fabiola, Kaur e ancora, ancora, ancora per 101 volte dall’inizio dell’anno. 

Nomi, volti, provenienze, ranghi diversi tra queste donne unite solo dal destino. Quello di essere uccise, nella loro casa, nei cortili, nell'ambiente che da più sicurezza, quello domestico, dagli uomini a loro più vicini:  mariti, compagni, a volte padri o figli, incapaci per vigliaccheria o narcisismo, di accettare un distacco, la fine di un amore, nella maggior parte dei casi, un rifiuto. Comunque una scelta di libertà delle donne. Uomini che scambiano l'amore per il possesso. 

I giornali lo chiamano femminicidio. Donne uccise brutalmente come se esistesse un modo non brutale per togliere il bene più prezioso, la vita. Una vittima ogni due giorni. Telefono Rosa, che ha raccolto i loro volti, parla di assurda normalità. Perché queste donne sono anche quelle che ogni giorno ci sfiorano per strada, nei supermercati, negli ambienti di lavoro, che tentano, magari con paura, di mandare richieste di aiuto. In poche denunciano i persecutori, e troppo spesso la denuncia non basta a salvare loro la vita.