27/11/2020
18/04/2013

Tutto rinviato a domani
Bersani: "Fase nuova
A Pd spetta proposta"

ROMA - Tramonta l'ipotesi Marini e si torna a parlare di Romano Prodi come possibile candidato del Centrosinistra a partire dalla quarta votazione di domani pomeriggio. Molto dipenderà da quanto avverrà in casa Pd nelle prossime ore. Berlusconi invita i suoi a prepararsi alla campagna elettorale. Grillo conferma il sostegno a Rodotà

La prima fumata è talmente nera da offuscare qualsiasi scenario possibile. Che la situazione nel Pd fosse fuori controllo lo si era capito già ieri sera,  ma che alla prima votazione il candidato delle larghe intese Marini avrebbe ottenuto 224 voti in meno del suo bacino potenziale, nessuno lo immaginava. Per essere eletto l'ex presidente del Senato avrebbe dovuto ottenere almeno 672 voti. Ne ha presi 521.

Nonostante gli abbracci in Aula e gli incontri riservati tra Bersani e Berlusconi la candidatura non è piaciuta a chi doveva votarla, nel merito e soprattutto nel metodo. Tanto che, a conti fatti, i voti in dissenso, sono stati oltre 150. “Più che franchi tiratori, tiratori franchi - commenta un deputato prodiano - nel senso che noi l'avevamo avvertito Bersani che su quella scelta sarebbe andato a sbattere”. E così, a scrutinio concluso, si contano i 41 voti per Chiamparino, 14 per Prodi, 13 per Bonino, 12 per D’Alema, 7 per Finocchiaro. Senza contare i 240 voti ottenuti da Rodotà, il candidato Cinque Stelle, 32 più del previsto.

Ora la situazione è congelata. Nella seconda e nella terza votazione i principali schieramenti, grillini a parte, voteranno scheda bianca. “Cerchiamo insieme di individuare la soluzione più idonea”, propone Alfano che non considera ancora tramontata la candidatura Marini. Il Pdl è disponibile a rivotarlo alla quarta votazione. Il problema è: cosa sceglierà di fare il partito democratico? Di certo si terrà una nuova assemblea. Bersani ha sondato le intenzioni di Marini che, al momento, non avrebbe intenzioni di compiere passi indietro.

Ma Bersani preannuncia l'apertura di una fase nuova, una proposta rivolta a tutto il Parlamento. Le ipotesi sono tre. Massimo D’Alema, oppure un candidato fuori dagli schemi come un giudice della Consulta, un ministro di genere femminile del governo in carica o Chiamparino, gradito da Renzi e, in caso di rottura dei negoziati, Romano Prodi, l'opzione più temuta da Berlusconi.