27/11/2020
10/01/2013

La metà del cibo prodotto nel mondo viene gettato via

ESTERI - Stiamo parlando di 2 miliardi di tonnellate di cibo che, per motivi meramente economici, non arrivano sulle tavole. Un vero e proprio crimine conto l'umanità se si pensa che, secondo quanto stima l'Onu, le persone che non hanno a disposizione cibo e acqua sono circa 800 milioni

Nonostante la crisi economica mondiale non si fermano gli sprechi e gli sperperi. Soprattutto quelli alimentari. Sembra assurdo, ma è così: la metà degli alimenti prodotti finisce nella spazzatura. Stiamo parlando di 2 miliardi di tonnellate di cibo che ogni anno viene buttato. E' quanto rivela lo scioccante rapporto dell'Ime, Institution of Mechanical Engineers, ‘Global food, waste not, want not’, che affronta un problema oggi più che mai attuale.

Secondo quanto riportato dal quotidiano inglese The Guardian, che riprende la ricerca, una quantità tra il 30 e il 50 per cento di alimenti non arriva a tavola cioè non viene consumato. E non stiamo parlando soltanto di cibi pronti. Ma anche di frutta e verdura che non vengono mai raccolte. Purtroppo succede anche in Italia e i motivi sono soprattutto, e tristemente, di ordine economico. 

Certo, tutto questo appare come un vero e proprio controsenso, se si pensa che, secondo quanto stima l'Onu, la popolazione mondiale sta aumentando e le persone che non hanno a disposizione cibo e acqua sono circa 800 milioni. Insomma, col cibo che finisce nella pattumiera si sfamerebbero intere popolazioni. 

Come analizza Tim Fox, responsabile energia ambiente per l'Ime, “Il quantitativo di cibo sprecato e perso in tutto il mondo è vertiginoso. Questo cibo potrebbe essere usato in prospettiva per alimentare la popolazione mondiale, in costante aumento come per far fronte ai bisogni di chi soffre la fame oggi. E tutto questo implica anche uno spreco non necessario di terra, acqua e energia. I governi e le agenzie internazionali, e l'Onu in particolare, dovrebbero lavorare di concerto per fare cercare di cambiare la mentalità della gente e scoraggiare le pratiche di spreco di contadini, produttori di cibo, supermercati e consumatori”.