30/11/2020
29/11/2012

Bersani-Renzi, nemici-amici

POLITICA - L'ultima polemica in ordine di tempo è scoppiata all'indomani del confronto in tv a causa di 2 pagine a pagamento commissionate dal comitato per Renzi e pubblicate su La Stampa e il Corriere della Sera. "Pubblicità ingannevole" per i sostenitori di Bersani. Renzi interviene su Twitter: "Evitiamo il nervosismo e manteniamo il clima giusto"

Due pagine comprate su La Stampa e il Corriere della Sera scatenano l'ultima polemica. “Domenica 2 dicembre si decide il futuro dell'Italia, anche chi non ha votato al primo turno può farlo richiedendo la registrazione”. E sotto l'indirizzo del sito web da cui si può inviare la mail per ottenerla. "Pubblicità ingannevole" tuonano i sostenitori di Bersani perché l'operazione è parte dell'offensiva del Comitato per Renzi.

Il comitato dei garanti si affretta a convocare i giornalisti per comunicazioni urgenti, a parlare è il presidente del comitato Luigi Berlinguer: “C'è chi sta provando ad inquinare l'informazione e a disinformare. Ai comitati stanno arrivando una serie di richieste di registrazioni, non singole ma seriali, e questo inganna gli elettori e turba il sereno svolgimento del ballottaggio. Al secondo turno abbiamo previsto qualche deroga per chi non ha potuto votare al primo turno per ragioni indipendenti alla sua volontà. Sono casi eccezionali ed individuali e le richieste di votare vanno motivate perché i comitati provinciali devono valutare la motivazione". Insomma non basta inviare una mail per andare ai seggi, bisogna aspettare il responso.

Per la verità sul sito c'è scritto che spetta al Coordinamento provinciale valutare la consistenza delle motivazioni, e che bisogna presentarsi alle urne con l'autorizzazione ricevuta Il presidente dei garanti poi sottolinea: “Il corpo elettorale è stabilito sia quello che si è formato il 25 novembre, primo e secondo turno sono un'unica partita, non si cambiano le regole durante l'intervallo, pure autorevoli giuristi si sono pronunciati”.

Più cha altro li preoccupa il ‘mail bombing’: “Abbiamo intercettato un messaggio in cui si chiede di portare tanta gente a votare, di scatenare l'inferno”, e mostrano i modelli di mail per riscriversi che girano, tipo circolare, anonime. Poi qualcuno ammette che il timore non è tanto quello che possano presentarsi ai seggi decine di migliaia di elettori di centrosinistra, ma che in questi ultimi due giorni si crei un intasamento del sistema, una confusione che getti ombra sulla consultazione, col rischio che il vincitore ne esca delegittimato.

La replica di Matteo Renzi non si fa attendere e arriva su Twitter: "Il sito 'domenicavoto.it' è perfettamente in linea con le regole delle primarie. Evitiamo il nervosismo e manteniamo il clima giusto, dai". 

Ma torniamo al confronto di ieri. Dalla riforma delle pensioni alle alleanze, dalla politica industriale a quella estera. Sono tanti temi toccati nel confronto tv tra i due sfidanti al ballottaggio delle primarie del centrosinistra Pierluigi Bersani e Matteo Renzi. Teatro della disfida teatro gli studi di RaiUno, moderatore la giornalista del Tg1 Monica Maggioni. Giacca e cravatta rossa per il segretario Bersani e maniche di camicia per il sindaco di Firenze Renzi.


Archiviato il fair play del primo confronto tra tutti i 5 partecipanti alle primarie, è proprio il sindaco a partire all’attacco. "Tutte le volte si parla di evasione poi però bisognerebbe raccontare cosa è stato fatto. Un po' di responsabilità ce l'abbiamo anche noi, non come il centrodestra intendiamoci. Non abbiamo fatto niente, anzi qualcosa ma non abbastanza". E il dito è puntato anche contro Bersani. "Sei stato 2547 giorni al governo, dobbiamo porci il problema di quel che abbiamo fatto", ha insistito. Sul banco degli imputati Equitalia. "Bisogna avere il coraggio di dire che gli strumenti non sono stati all'altezza. Equitalia è un modello forte con i deboli, ma i soldi non li prendiamo. Ce la siamo presa con il piccolo ma non siamo andati a prendere i grossi", ha incalzato Renzi.

Dura la replica di Bersani. "Equitalia non l'abbiamo inventata noi, nonostante quel che dice Matteo. Stiamo cercando di migliorarla", ha ricordato. Ma l'ultima parola spetta a Renzi: "Non ho mai detto che l'abbiamo inventata noi, ma che il nostro governo con te e Visco le ha dato i poteri".
 
Posizioni distanti anche in politica estera. A far discutere i due c’è il seggio all'Onu per l'Anp. Favorevole Bersani, contrario Renzi. "Domani all'Onu si vota sulla richiesta di Abu Mazen - ha detto Bersani - vedo che nel governo italiano c'è qualche titubanza. Noi dobbiamo votare sì, altrimenti avrà sempre ragione Hamas, non possiamo isolare Abu Mazen". Renzi, ricorda che già Usa e Gran Bretagna si sono detti contrari: "Il voto di domani all'Onu poi, nasce da una serie di contraddizioni interne ai palestinesi". Ma Bersani replica: "Sulla politica estera non si scherza e vorrei che il Pd avesse una posizione unitaria. Tutti i paesi mediterranei voteranno sì: io ritengo che l'Italia debba parlare con tutti ma incoraggiare le posizioni moderate da tutti e due i lati". E sempre il segretario ribadisce: “Due popoli che non riescono a parlarsi, uno insicuro e uno umiliato. Non è possibile che abbia sempre la vittoria il più violento da entrambi i lati, l'Italia deve sollecitare la presenza europea parlando con tutti".  Ribatte Renzi: "Non sono d'accordo sul fatto che la centralità di tutto sia il conflitto israelo-palestinese, il problema è l'Iran e se non risolviamo lì non risolviamo il problema israelo-palestinese. Non bisogna lasciare agli americani la questione iraniana".

Poi il tema della legalità: "La lotta della legalità è un grande problema nazionale; al Sud la criminalità occupa il territorio, al Nord investe e si inserisce nell'economia reale. E' la più grande industria nel Paese e non possiamo far spallucce e girarci dal'altra parte", ha detto il segretario del Pd.
"Non c'è un problema Sud, c'è un problema Italia. I temi al centro delle primarie non servono al Sud, servono al Paese", ha replicato invece Renzi. "Il Sud è il luogo in cui si gioca la nostra sfida. Dobbiamo riuscire a liberarlo dalle raccomandazioni, a spendere bene i soldi o non andremo da nessuna parte. Non ho preso molti voti al Sud, ma sono contento di perdere le primarie se non riesco a far capire che è venuto il momento della scossa. O il Sud cambia ed esce da questa logica di raccomandazione o non si va da nessuna parte".

E sulla politica industriale: "Non abbiamo fatto mente locale di quanto sia andata in difficoltà l'industria - comincia Bersani - abbiamo perso 20 punti dal 2008. Bisogna parlare di politica industriale: se sei lo Stato e se sei azionista pubblico chiediti se è proprio il caso di vendere Ansaldo energia. Se non sei azionista occupati delle politiche industriali, siderurgia, economia verde, edilizia. Bisogna tornare a far mente locale alle cose basiche dell'industria, noi qualcosa di buono l'abbiamo fatto, è bene ricordarlo ogni tanto".

"Vorrei dire a Bersani che quando sottolineo le cose non fatte bene non è per fare il Giamburrasca - assicura il sindaco di Firenze - ma perché non tutto è stato percepito così e inoltre abbiamo mandato a casa i nostri leader, anche se non lo hai fatto tu". "Sulla politica industriale - insiste dunque Renzi - non tutto è stato fatto bene. Abbiamo messo i soldi rinviando nel futuro, come si è visto nel Sulcis. Così è successo all'Ilva, privatizzando e lasciando fare alla famiglia Riva quel che le pareva con il risultato che sta per chiudere la prima azienda siderurgica italiana, la seconda in Europa. Avremo fatto più degli altri, ma non abbiamo deciso la destinazione industriale d'Italia, su questi temi forse abbiamo qualcosa da farci perdonare".

Poi l’appello finale. Comincia Renzi: "Mi hanno dipinto come un mostro, come un infiltrato del centrodestra. Ma siamo stati votati anche nelle regioni rosse. Vogliamo che gli italiani guardino al futuro con speranza". L'appello di Bersani: "Prometto di guardare l'Italia dal punto di vista di Lucrezia, 4 anni, che per Natale ha chiesto una bambola e lo stipendio della mamma. Ci vuole il cambiamento. Dovunque sono stato ho sempre cercato di cambiare qualcosa. Il nuovo è governare mettendosi all'altezza della vita comune dei cittadini". I due sfidanti si abbracciano. E domenica si vedrà chi ha vinto.