27/11/2020
01/04/2013

I 10 uomini del Presidente
da domani al lavoro

ROMA - Dopo gli elogi delle prime ore piovono le critiche. La scelta di Napolitano di affidare a due commissioni, composte da dieci esperti che avranno il compito di stilare proposte condivise e documenti che costituiranno parte essenziale del programma del prossimo governo, scontenta quasi tutte le forze in campo

Presidenzialismo di fatto, pausa di riflessione, commissariamento della politica. Le valutazioni sulla mossa di Napoltiano col passare delle ore cambiano e dalla sorpresa iniziale spesso volgono alla critica aperta. Di certo il Capo dello Stato ha meditato a lungo la sua scelta nel tentativo di dare un senso alla legislatura, allontanare le elezioni anticipate e individuare uno sbocco costruttivo alla crisi, superando veti incrociati che hanno piantato i partiti in uno stallo dal quale non hanno saputo uscire. 

Napolitano resta in carica fino all'ultimo giorno del suo mandato (troppo forte in caso di dimissioni il rischio di un contraccolpo rovinoso alla riapertura dei mercati), Monti resta a palazzo Chigi e, nello stesso tempo, due commissioni composte da dieci esperti di diversa collocazione e competenza lavoreranno a documenti che costituiranno parte essenziale  del programma del prossimo governo. 

Prova a capovolgere l'agenda il presidente. La trattativa per la formazione del nuovo governo, incagliata sul preincarico a Bersani, viene congelata. Nello schema del Quirinale prima si elegga il nuovo Capo dello Stato, un presidente della Repubblica votato con una ampia convergenza, poi ci si occupi del governo. In questo modo, molti nodi verrebbero sciolti e un accordo sarebbe più facile da raggiungere, anche attraverso il confronto che maturerà nelle due commissioni.

Quagliariello, Violante, Mauro, Giorgetti, Bubbico sono esponenti di partiti finora incapaci di costruire soluzioni di governo maggioritarie, e che da martedì lavoreranno insieme per proporre riforme condivise. Salvo accelerazioni, al momento non previste, sarà il nuovo inquilino del Colle a ricevere le relazioni prodotte da questo confronto, e sempre lui a decidere quali iniziative assumere, a chi affidare l'incarico di formare il nuovo governo, tenendo in mano un'arma che Napolitano non ha più. Il potere di sciogliere le camere se nessun accordo verrà raggiunto.