18/09/2014
15/04/2012

Una morte senza senso

Sarà l'autopsia, domani, a fornire la spiegazione a una morte che resta comunque incomprensibile, perché nel mondo sportivo continuiamo a immaginare campioni invincibili, forti e sani e invece scopriamo sempre più spesso ragazzi fragili col destino segnato

Morire a vent'anni, morire di calcio, morire in diretta Tv. Non ha senso, tutto questo, ma per questo un senso dobbiamo provare a cercarlo, perché le lacrime di chi conosceva Piermario Morosini e quelle di chi lo amava semplicemente per seguire una passione, non possono bastare.

Nelle pieghe della scienza medica, si cerca un perché, le ipotesi sono molte ma ognuna potrebbe raccontare in modo differente quei minuti interminabili su un campo di serie B. Piermario è caduto tre volte, ha provato a rimettersi in piedi con testardaggine come spesso aveva dovuto fare nella sua difficile vita, mentre il suo cuore forse aveva già deciso che bastava così. Il cronometro batteva il 31esimo minuto di Pescara - Livorno, lì è finita la sfida per i tre punti ed è cominciata quella per salvargli la vita. I compagni l'hanno capito subito che era una cosa grave, il primo ad accorrere è stato il massaggiatore del Pescara seduto in panchina, in uno stadio attonito ha cominciato subito il massaggio cardiaco e poi la ventilazione artificiale. Piermario sembra muoversi ancora, forse in preda a convulsioni. Smette poco dopo, senza riprendersi più. Anche il primario di Cardiologia dell'ospedale abruzzese è lì con la sciarpa biancazzurra, scende dagli spalti e coordina i soccorsi fino all'arrivo dell'ambulanza. Che tarda 5 minuti e sappiamo perché. Era lì a pochi metri ma bloccata da una macchina dei vigili urbani, parcheggiata senza chiavi e senza autista. I vigili del fuoco hanno dovuto rompere un finestrino per spostarla insieme a carabinieri e volontari, ma il tutto, appunto, è durato 5 minuti. La procura e il comune hanno aperto una inchiesta, il sindaco di Pescara promette che se qualcuno ha sbagliato pagherà.

Ma è lo stesso primario a gettare acqua sul fuoco delle polemiche, raccontando che probabilmente quel ritardo è stato ininfluente, perché con un arresto cardiaco immediato anche il defibrillatore non è servito a nulla. E forse non è stato neanche il cuore ad aver tradito Piermario, ma il cervello, con un aneurisma dell'aorta, con una emorragia cerebrale.

Sarà l'autopsia, domani, a fornire la spiegazione che cerchiamo a una morte che resta comunque incomprensibile, perché nel mondo sportivo continuiamo a immaginare campioni invincibili, forti e sani, e invece scopriamo sempre più spesso ragazzi fragili col destino segnato, come Piermario, dentro e fuori dal campo.