30/11/2020
19/04/2013

Pd è sotto shock. Prodi rinuncia a candidatura

Il 'Professore' si ferma a 395 voti, 109 voti sotto il quorum. Sel: Noi tutti per Prodi, schede 'segnate'. Sindaco: 'Applausone' poi franchi tiratori. Bindi lascia presidenza assemblea Pd. I gruppi parlamentari e i delegati regionali riuniti dalle 22 “urgentemente”

prodi"Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni. Ritorno dunque serenamente ai programmi della mia vita. Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilita'. Io non posso che prenderne atto". Con questa dichiarazione durissima Romano Prodi rinuncia alla candidatura al Quirinale.

Poco prima con una nota Rosy Bindi aveva annunciato di lasciare il vertice del Pd. “Il 10 aprile ho consegnato a Pierluigi Bersani una lettera di dimissioni da presidente dell'assemblea nazionale del Pd. Avevo lasciato a lui la valutazione sui tempi e i modi in cui rendere pubblica una decisione maturata da tempo. Ma non intendo attendere oltre". "Non sono stata direttamente coinvolta nelle scelte degli ultimi mesi ne' consultata sulla gestione della fase post elettorale - conclude la Bindi - e non intendo perciò portare la responsabilità della cattiva prova offerta dal Pd in questi giorni, in un momento decisivo per la vita delle istituzioni e del paese". I gruppi parlamentari Pd e i delegati regionali riuniti dalle 22 “urgentemente”. 

Nel giorno in cui il Partito democratico ha 'ucciso' il padre fondatore, l'uomo che ha segnato lastoria del centrosinistra degli ultimi venti anni, la sensazione è che la stessa sopravvivenza del Pd possa essere appesa ad un filo. Montecitorio diventa lo sfondo di uno psicodramma. Pier Luigi Bersani asserragliato nella sua stanza,  i franceschiniani con lo sguardo stravolto, i giovani turchi buttati in un corridoio laterale che si interrogano sul che fare, Nichi Vendola che passa come furia in mezzo ai suoi accusando il Pd di aver impallinato Romano Prodi.

 Di chi sono i 101 voti che sono mancati all'ex-premier? Nel gioco dei sospetti reciproci sono almeno due le versioni accreditate. La prima è quella dei dirigenti chiusi nella stanza di Bersani ovvero Enrico Letta, Dario Franceschini, Anna Finocchiaro. Non è stata solo una questione di fronda dalemiana e mariniana, la faglia è stata più ampia, sostengono. Il 'nuovismo' è sotto accusa. Ovvero gruppi parlamentari mai cosi' ampi, con tantissimi innesti arrivati dal territorio con le primarie. Un gruppo ingovernabile.

Poi c’è un'altra versione. Bersani e gli altri ci credono meno. Ma il sospetto è affiorato quando Matteo Renzi con un tempismo giudicato eccessivo ha definito morta la candidatura di Prodi. A impallinare Prodi sarebbe stata una saldatura tra il fronte dalemiano e renziano. Far cadere la candidatura del Professore per tornare a un dialogo con il Pdl. Sul nome stesso di Massimo D'Alema o quello di Giuliano Amato.