28/11/2020
15/04/2011

Thyssen,
fu omicidio volontario

Sedici anni e mezzo di carcere per l’ad dell'acciaieria. Colpevoli anche altri cinque dirigenti. Oltre 50 le parti civili che si sono costituite al processo, tra le quali regione Piemonte. I parenti delle vittime avevano già ottenuto il risarcimento record di quasi 13 milioni di euro

tyssHarald Espenhahn amministratore delegato della Thyssenkrupp è stato riconosciuto colpevole di omicidio volontario con dolo eventuale e condannato a 16 anni e mezzo di reclusione per la strage che costò la vita a 7 operai. La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto colpevoli anche altri cinque dirigenti:

Notte del 6 dicembre 2007. Fiamme alte decine di metri si levano dall’acciaieria di Torino in corso Regina Margherita. Alla linea 5 un operaio, Antonio Schiavone, muore investito in pieno dal rogo. Altri sette restano gravemente feriti. Sei perderanno la vita nei giorni successivi per le gravissime ustioni. Sono: Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Roberto Scola, Rosario Rodino', Rocco Marzo, Bruno Santino. La tragedia avviene proprio mentre era già stata decisa la chiusura della fabbrica e il trasferimento dei macchinari nella sede di Terni.

La strage scuote profondamente l'opinione pubblica e subito si mette al lavoro il pool della procura di Torino che si occupa di incidenti sul lavoro, coordinato dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello. Un'inchiesta condotta a tempo record, che ha portato all'apertura del processo di primo grado il 15 gennaio del 2009, a poco più di un anno dalla tragedia. Un dibattito già entrato nella storia perchè, per la prima volta, viene contestato in un processo per morti sul lavoro il reato di omicidio volontario (con dolo eventuale).

Oltre 50 le parti civili che si sono costituite al processo, tra le quali regione Piemonte, comune e provincia di Torino, sindacati, associazioni in difesa della salute sul lavoro, operai della Thyssen e i parenti delle vittime, che prima dell'apertura del processo avevano già ottenuto il risarcimento record di quasi 13 milioni di euro.

Secondo l'accusa, Espenhahn avrebbe deciso di posticipare i lavori per la messa in sicurezza delle linee di lavorazione dello stabilimento di Torino a una data successiva alla già prevista chiusura al trasferimento a Terni dei macchinari, accettando così il rischio di incidenti o incendi mortali. Rischio che, per i pm era quasi una certezza, viste le condizioni di abbandono – testimoniate in un centinaio di udienze - in cui versava la fabbrica.