Bossi: "Ad andare in pensione non ci penso proprio"
BERGAMO - E' quanto dichiarato ieri dal Senatur a pochi minuti dall'elezione del 'maroniano' Salvini alla guida della segreteria lombarda del movimento da lui fondato
Si materializza a Bergamo la prima vittoria di Maroni. Nella stessa città dove l'ex ministro, con tanto di ramazza in mano, aveva invocato la pulizia interna al partito dopo gli scandali. E' proprio qui che il maroniano Matteo Salvini vince a mani basse la gara per la guida della segretaria lombarda: 403 voti contro i 129 del bossiano Cesarino Monti, senatore e popolare sindaco di Lazzate. E lo schema oggi potrebbe replicarsi se a vincere in Veneto dovesse essere, come si pensa, il neorieletto sindaco di Verona, Flavio Tosi, anche lui maroniano di ferro.
Insomma, la strada ormai sembra più che spianata perché l'ex ministro dell'Interno si prenda il partito al congresso federale di fine mese, la partita più grossa, certamente quella più attesa. "E' arrivato il momento di ripartire", aveva detto ieri Maroni dal palco. E a seguire un appello all'unità del partito contro le divisioni che sono sempre più evidenti. Prova ne è la pioggia di fischi che si è abbattuta su Cesarino Monti quando ha definito il suo sfidante Salvini uomo di talk show. Ma salotti televisivi o no, Bossi non ha potuto fare a meno di incoronarlo. Però una cosa ha tenuto a precisarla che lui, che la Lega l'ha fondata, di andare in pensione non ci pensa proprio. “Chi ha lavorato bene resta - dice con tono categorico - e io resterò”.





