23/08/2019
01/08/2012

Dalla parte delle bambine (cinesi)

La straordinaria storia di un’addetta al riciclo dei rifiuti che ha salvato e allevato trenta bambini trovati tra l’immondizia

Dalla parte delle bambine (cinesi)

La straordinaria storia di un’addetta al riciclo dei rifiuti che ha salvato e allevato trenta bambini trovati tra l’immondizia

The Daily Mail 30 luglio

L'hanno premiata dopo che la sua straordinaria storia è diventata di dominio pubblico.

Lou Xiaoying, oggi 88enne e malata di reni, nel corso della sua vita ha trovato e allevato più di trenta bambini abbandonati per le strade di Jinhua, nella provincia orientale di Zhejiang, dove la donna si guadagnava da vivere selezionando rifiuti da riciclare.
D’accordo col marito Li Zin, morto 17 anni fa, ha tenuto con sé quattro dei bambini trovati; gli altri li ha affidati a parenti e amici che potessero dare loro una vita nuova. L’ultimo arrivato è Zhang Qilin, ha appena sette anni; lo ha trovato in un cestino dell’immondizia quando lei di anni ne aveva già 82.

"Anche se ormai ero vecchia, non potevo far finta di niente e lasciarlo morire là dentro. Era tanto carino e aveva un gran bisogno di tutto. Non ho potuto far altro che portarmelo a casa" racconta Lou Xiaoying. "Lo portai nella nostra casetta piccola e modesta, gli ho dato da mangiare e l'ho curato. Adesso è un ragazzino vivace, sano e felice. Gli altri miei figli hanno tutti dato una mano a tirarlo su. E’ un bambino speciale, gli ho anche dato un nome che in cinese sta per ‘raro e prezioso’. Tutto è cominciato nel 1972, quando ho trovato la prima bambina mentre stavo raccogliendo i rifiuti. Era là in mezzo a roba da buttare, abbandonata per strada. Se non l'avessimo presa e portata via sarebbe morta lì. Vederla crescere e diventare grande e forte ha donato a tutti noi una tale felicità, che mi ha fatto capire quanto davvero mi piacesse prendermi cura dei bambini. Ho pensato che se ero abbastanza forte da raccogliere e selezionare i rifiuti, come potevo non ... riciclare una cosa così importante come la vita umana", spiega l'anziana. "I bambini hanno bisogno di amore e di attenzione. Sono nuove e preziose vite; non so come altri abbiano il coraggio di abbandonarli per strada quando sono così vulnerabili”.

La signora Lou, che ha anche una figlia biologica, Zhang Caiying, di 49 anni, ha dedicato tutta la vita ai bambini abbandonati. La sua storia ha fatto il giro di tutta la Cina, dove migliaia di bambini vengono ancora abbandonati per strada da genitori braccati dalla povertà. Un suo estimatore ci spiega: "La storia di Lou punta il dito contro governi, scuole e persone che se ne rimangono a guardare senza fare nulla. Lei non ha né soldi né potere e nonostante ciò ha salvato bambini dalla morte o da cose peggiori. Oggi è ben conosciuta e rispettata nella comunità dove vive. E' una che fa del suo meglio, una specie di eroe dalle sue parti”.


Purtroppo in Cina i bambini abbandonati che non hanno alcuna speranza di farcela sono ancora troppi. La storia di una bambina sopravvissuta dopo essere stata chiusa con la gola tagliata in un sacchetto di plastica gettato in un cestino dell'immondizia di Anshan è di una settimana fa.

Si teme sia una vittima della politica del figlio unico, a causa della quale le coppie tendono a preferire un unico figlio maschio. Le bambine indesiderate finiscono spesso con l’essere buttate via.

Per quanto raro nelle aree urbane, dove i neonati vengono abbandonati ma non uccisi, l'infanticidio dei 'figli della colpa' è tuttora un problema sociale nelle campagne.
La storia della bambina di Anshan ha suscitato orrore in tutto il Paese. L'ha trovata un passante sceso per buttare l'immondizia. Lì per lì pensava fosse morta. Ha poi raccontato alla polizia che la neonata era cianotica e non si muoveva, o almeno così gli era parso finché non ha toccato la busta. Un testimone ha raccontato che
quando la bambina è stata portata in ospedale "respirava ancora e il cuore le batteva ancora in quel corpicino imbrattato di sangue". Secondo i medici sarebbe morta nel giro di pochi minuti se lui non l'avesse trovata, di certo ha sofferto per la mancanza di ossigeno. Era una bambina prematura, di un chilo e quattrocento grammi, che non ce l'avrebbe fatta se il taglio alla gola fosse stato anche solo un millimetro più profondo.

 

Una legge controversa che ha impedito più di 400 milioni di nuovi nati

La controversa 'politica di controllo delle nascite' fu introdotta in Cina nel 1978 per ridurre il peso della popolazione in crescita e la pressione sulle risorse. Ufficialmente la norma impedisce alle coppie sposate di avere più di un figlio. Chi rispetta la legge riceve un certificato speciale e può avvalersi di benefici economici, come un mese di salario in più l'anno finché il figlio non compie i 14 anni. Chi contravviene al divieto va incontro a multe e sanzioni.

La legge prevede comunque delle eccezioni per chi abita nelle campagne, per le coppie nelle quali nessuno dei componenti abbia fratelli e per le minoranze etniche. I cittadini di Hong Kong e Macau sono esclusi in quanto cittadini stranieri residenti in Cina. In certe regioni agricole è permesso avere un secondo figlio se il primo nato è una femmina, ma spesso succede che le coppie aspirino ad avere un unico erede maschio. Capita quindi che le femmine vengano abbandonate. Se anche il secondo figlio risulta essere una femmina, non si possono avere altri figli. Sono molto rare le famiglie con due figli maschi.

Secondo il governo questa politica ha impedito più di 400 milioni di nascite; nel 2010 c'erano 100 femmine ogni 120 maschi nati. Molti, tanto in Cina che all'estero, accusano il governo di imporre l'aborto. Nonostante siano un reato, l'infanticidio e la mancata registrazione all'anagrafe delle femmine sono fenomeni che si sospettano diffusi, soprattutto nelle campagne. 

Dieci anni prima dell'introduzione della legge una conferenza internazionale sui diritti umani stabiliva che: "i genitori hanno il diritto di determinare liberamente e responsabilmente il numero di figli". Nonostante ciò, una ricerca indipendente del 2008 ha riscontrato che il 76% della popolazione cinese si dice favorevole alla politica del figlio unico