18/10/2017
03/05/2012

Giornata mondiale per la Libertà di Stampa

Oggi è la Giornata Mondiale per la Libertà di Stampa. Sono già 43 i giornalisti uccisi nel 2012. Nel mondo ne muoiono più di cento ogni anno

In occasione della giornata mondiale per la Libertà di Stampa Ossigeno per l’Informazione pubblica uno speciale, per ricordare chi ha dato la vita per informare i cittadini. 


Sono 43 i giornalisti uccisi nel 2012. Nel mondo ne muoiono più di cento ogni anno
Di Dario Barà, Ossigeno per l’informazione


Si svolgerà oggi a Palermo la quinta Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo, organizzata dal gruppo siciliano dell’Unci, l’Unione Nazionale Cronisti Italiani in collaborazione con l’Ordine regionale dei Giornalisti e l’Assostampa Sicilia. Alla giornata parteciperà una delegazione della commissione Antimafia.

La cerimonia si svolge in occasione della Giornata Mondiale sulla Libertà di Stampa celebrata ogni anno il 3 maggio, dal 1991 in poi, per iniziativa dell’UNESCO allo scopo di diffondere i principi fondamentali della libertà di stampa, difendere l’indipendenza dei media e rendere omaggio ai giornalisti che sono morti nell’esercizio della loro professione. Il tema proposto quest’anno è “Voci Nuove: la libertà dei media aiuta a trasformare le società“.

Secondo i dati dell’International Press Institute di Vienna i giornalisti uccisi nel 2012 nel mondo sono stati 43, nel 2011 erano stati 102 e nel 2010 altri 101. L’UNESCO fornisce cifre inferiori, poiché conteggia solo gli omicidi di giornalisti per cui ha espresso una formale condanna: sono stati 65 nel nel 2010 e 62 nel 2011. L’UNESCO sottolinea che nella maggior parte dei casi, si tratta di giornalisti che seguivano per i loro giornali scontri locali (local conflicts), casi di corruzione o altre attività illecite quali gli affari della criminalità organizzata e che dietro queste tragedie ci sono moltissimi giornalisti minacciati o intimiditi a causa del loro lavoro e perciò annuncia iniziative per rendere più sicura la loro attività. Un richiamo importante che fa riflettere sul lavoro da fare anche in Italia per ridurre i rischi che i giornalisti corrono per svolgere il lavoro di testimoni della realtà, non solo in aree di guerra ma anche nei Paesi che in guerra non sono.

I dati dell’IPI di Vienna – Nel 2012 in base al contatore dell’Internation Press Institute sono stati uccisi in tutto il mondo 43 giornalisti, dei quali 12 in Siria. Gli ultimi della lista sono: Décio Sá, ucciso a San Luis, in Brasile il 24 aprile, e Noel Alexander Valladares ucciso il 23 aprile a Tegucicalpa, in Honduras. Questi i dati anno per anno:

 43 giornalisti uccisi nel mondo nel 2012
102 giornalisti uccisi nel mondo nel 2011
102 giornalisti uccisi nel mondo nel 2010
110 giornalisti uccisi nel mondo nel 2009
 66 giornalisti uccisi nel mondo nel 2008
 94 giornalisti uccisi nel mondo nel 2007
100 giornalisti uccisi nel mondo nel 2006
 65 giornalisti uccisi nel mondo nel 2005
 78 giornalisti uccisi nel mondo nel 2004
 64 giornalisti uccisi nel mondo nel 2003
 54 giornalisti uccisi nel mondo nel 2002
 55 giornalisti uccisi nel mondo nel 2001
 56 giornalisti uccisi nel mondo nel 2000
 86 giornalisti uccisi nel mondo nel 1999
 50 giornalisti uccisi nel mondo nel 1998
 28 giornalisti uccisi nel mondo nel 1997

In Italia dal 1960 al 1993 sono stati uccisi per mano delle mafie e del terrorismo 11 i giornalisti (8 dei quali in Sicilia), altri sono morti all’estero impegnati nel racconto dei fatti che accadevano nei Paesi in cui si trovavano, spesso luoghi di conflitto. Oggi a Palermo ci saranno alcuni familiari dei giornalisti italiani che hanno perso la vita, le istituzioni, i rappresentanti dell’ordine dei giornalisti, del sindacato e dell’unione cronisti.

“Rinnoveremo a Palermo – ha dichiarato Leone Zingales, presidente regionale dell’Unci – il ricordo di quei cronisti ed operatori dell’informazione che hanno sacrificato la propria vita per la stampa libera e l’informazione coraggiosa. L’Unione Cronisti ha dato il via 5 anni fa al ricordo complessivo delle vittime cadute per mano mafiosa o terroristica, nella speranza di salvaguardare la memoria dei colleghi che hanno lasciato una traccia indelebile nel nostro Paese”.