Tasse: il rapporto Eurostat
ROMA - Il nostro Paese non è ai livelli di Svezia, Danimarca o Belgio, ma la pressione sul lavoro si aggira intorno al 42,6%
ROMA - Che i lavoratori italiani siano tra i più tartassati non è certo una novità, ma quando ci si trova davanti a numeri e tabelle che certificano e soprattutto quantificano l’entità della pressione fiscale si resta sempre molto interdetti.
A scattare la fotografia della situazione ci pensa il rapporto annuale di Eurostat sull'andamento della tassazione nell'Unione Europea. Il nostro Paese non è ai livelli di Svezia, Danimarca o Belgio, ma la pressione sul lavoro si aggira intorno al 42,6%.
Lo studio indica per i 27 Paesi una "stabilizzazione nel 2010 dell'aliquota fiscale generale, che si mantiene inferiore ai picchi", ha spiegato Marco Fantini, responsabile dell'unità di analisi economica della Direzione Generale Tassazione. ''Tuttavia questo calo è stato condizionato dall'impatto della crisi, che ha provocato un calo delle entrate''.
Per quanto riguarda l'Italia, l'aumento dell'aliquota sulle persone fisiche previsto per il 2012 al 47,3% giunge dopo un lungo periodo di stabilità (dal 45,9% del 2000 al 45,6% del 2011) e piazza il nostro Paese all'ottavo posto della classifica Ue. Questa vede in testa la Svezia, la Danimarca e il Belgio rispettivamente con il 56,6%, il 55,4% e il 53,7%. A livello Ue-27, sottolinea Eurostat, la media prevista è del 38,1% (contro il 37,5% nel 2011), mentre in Eurolandia è del 43,2% (42,2%).
La pressione fiscale sulle aziende italiane, invece, è destinata a rimanere ferma al 31,4% nel 2012 (era al 41,3% nel 2000). L’Italia conferma intanto il proprio primato in fatto di pressione fiscale sul lavoro, con un'aliquota implicita, ovvero tasse e oneri sociali, del 42,6% nel 2012, rispetto al 42,3% del 2009 e al 41,8% del 2000.





