Aleppo, infuria la battaglia
DAMASCO - Il governo siriano: “Schiacceremo ribelli”. Solo ieri 168 vittime, di cui 94 civili. L’opposizione chiede armi e una ‘no fly zone’ nel nord; la Lega.araba:“Crimini di guerra”
Secondo giorno di scontri ad Aleppo. Continua la pesante offensiva dei governativi, gli elicotteri di Damasco bombardano le zone in mano ai ribelli, decine i morti da entrambe le parti, soprattutto tra i civili. La battaglia fa scorrere il sangue nella più importante città siriana, lontano dagli occhi di testimoni indipendenti, mentre si moltiplicano le dichiarazioni delle parti in campo che si attribuiscono, ciascuna, il successo nelle operazioni militari.
Così, mentre il governo di Bashar al Assad canta “vittoria” a Damasco e aggiunge minaccioso che i ribelli saranno schiacciati ad Aleppo, i ribelli hanno affermato di aver respinto gli assalti dell'esercito, in particolare contro il loro quartiere-roccaforte Salah Ad Din. Ma hanno anche chiesto una riunione straordinaria del consiglio di Sicurezza per fermare “i massacri di civili che il regime - hanno detto - si prepara a compiere” e l'istituzione di ‘una no fly zone’ nel nord del paese per impedire all'aeronautica militare siriana di attaccare dal cielo.
La guerra di propaganda ha poi coinvolto molti paesi dell'area. In primo luogo l'Iran, dove si trova in visita il ministro degli Esteri siriano Walid Muallem. Oltre a ribadire che i ribelli “saranno senza dubbio eliminati”, Muallem ha accusato “il Qatar, l'Arabia Saudita, la Turchia e altri paesi stranieri” di aiutare gli insorti rifornendoli di armi e favorendo l'ingresso tra le loro fila di miliziani libici, tunisini, egiziani e anche iracheni. Indirettamente ha risposto l'Arabia Saudita secondo la quale i siriani “non sono in grado di proteggere se stessi” ed hanno bisogno di “assistenza finanziaria e umanitaria”. Oggi si registrano nuove frizioni con la Turchia. Scontri inter-siriani nella provincia di Idlib, vicino alla frontiera, e con “un gran numero di terroristi” uccisi mentre cercavano di entrare in territorio siriano dalla Turchia.
Dal Cairo il segretario della Lega araba parla di “crimini di guerra” che si stanno compiendo in Siria, facendo però attenzione a nonattribuirli a nessuna delle parti in guerra. Nel duplice conflitto combattuto con le armi e con le parole, una sola certezza: i civili presi tra due fuochi. Possono solo cercare di sottrarsi alle bombe e alle pallottole trincerandosi nelle loro case oppure fuggire verso il Paese più vicino. La Giordania ha comunicato ufficialmente di aver aperto il suo primo campo profughi vicino al confine con la Siria da dove, secondo Amman, ogni giorno arrivano 2 mila persone che vanno ad aggiungersi alle oltre 140.000 già presenti sul suo territorio.





