26/08/2019
10/08/2012

Bambine da buttare

STAMPA ESTERA - Una rete di “ruote degli esposti” su tutto il territorio nazionale potrebbe essere una soluzione al problema degli infanticidi e degli aborti selettivi in India

The Atlantic (USA), maggio 2012


"Un'altra neonata trovata in un cassonetto. La seconda in una settimana" diceva qualche tempo fa l'Hindustan Times. Il fatto era successo a Gurgaon, ma si poteva trattare di qualsiasi altra città indiana, perché sono migliaia le bambine abbandonate ogni anno: un’estensione della pratica di selezione del sesso che, secondo uno studio del 2011 di The Lancet conta  almeno cinquecentomila aborti selettivi ogni anno. 

Gran parte delle neonate abbandonate muore, ma alcune vengono salvate. Ma se le statistiche sul numero di bambini uccisi o abbandonati alla nascita sono dubbie - la stragrande maggioranza dei casi non vengono denunciati - il rapporto maschi/femmine sotto i sei anni parla chiarissimo. Quello dell'abbandono non è un problema limitato al cosiddetto terzo mondo. Proprio come in India, sono stati ritrovati bambini abbandonati lungo le strade, nei vicoli, fuori dalle chiese, nei centri commerciali, nei bagni pubblici e nei cassonetti. Anche se con minore gravità, la questione viene quotidianamente affrontata anche nei paesi sviluppati, negli USA come nel Regno Unito o altrove in Europa. 

Abbandonare un bambino deve essere una decisione molto dolorosa, magari obbligata da condizioni disperate: madri non sposate che dovrebbero altrimenti sopportare la condanna sociale o genitori non in grado di dare assistenza a bambini malati o disabili. Ma in India succede spesso che i genitori non vogliano una - o un'altra - femmina. 

Le cause di tale comportamento, molto radicato nella società indiana, non sono facili da estirpare, il che non significa che non si stia facendo niente in merito. Le cosiddette ruote degli esposti non saranno la soluzione definitiva, ma di certo una 'toppa' temporanea, oltre che una soluzione adottata in molti paesi. Si tratta di luoghi sicuri, culle o stanze specifiche, dove un genitore può lasciare un neonato senza rischiare di essere denunciato. Speciali dipartimenti dello stato si prenderanno poi cura dei bambini lasciti nelle ruote, che, ove possibile, verranno dati in adozione. Le ruote degli esposti esistono in Europa già dal 1700. Molti stati degli USA hanno leggi specifiche e spazi dove un genitore può lasciare il bambino indesiderato, negli ospedali o nelle stazioni di polizia. In Francia, una donna può partorire in ospedale e decidere di lasciarci il bambino senza che nessuno possa chiederle conto del perché. Lo stesso vale per altri paesi, come Italia, Ungheria, Polonia, Russia, Giappone, Filippine e Sudafrica. A Vancouver è stata aperta di recente una prima ruota; in Svizzera ce n’è una a Einsiedeln e, anche se negli ultimi dieci anni ha ricevuto solo due bambini in tutto, nessuno si sogna nemmeno di chiuderla. 
L'Economist ha di recente dedicato un articolo alle duecento tra 'culle protette' e centri accoglienza per le mamme in Germania; in Pakistan la Edhi Foundation accoglie bambini abbandonati in numerose sedi in tutto il Paese. Anche in Cina si stanno sperimentando aree sicure per i neonati, mentre in Australia il parlamento sta elaborando una legge ad hoc.

In India si parla di ruote degli esposti già dal 2007 e nel Tamil Nadu ce ne sono già alcune operative. In un rapporto delle Nazioni Unite si legge: "Invece di ricorrere all'infanticidio, i genitori che non desiderano allevare bambine possono lasciarle - in forma anonima - nei centri di distribuzione dei pasti PHC e in determinati orfanotrofi o ONG. Le bambine saranno date in adozione”. Dal 1992 nei distretti dove è operativo il programma di prevenzione, sono stati salvati 390 maschi e 2400 bambine (dati della direzione del dipartimento affari sociali del Tamil Nadu).

Facendo tesoro dell’esperienza del Tamil Nadu, l’India potrebbe costituire una rete nazionale di ruote. Ovviamente la condizione fondamentale per la buona riuscita del progetto è che le donne sappiano che esistono e dove sono luoghi sicuri nei quali eventualmente lasciare un neonato, e che nessuno farà loro alcun tipo di domanda o richiesta. 
Ma c’è anche chi è contrario e pensa che ‘sportelli’ del genere potrebbero creare più problemi di quanti ne risolvano. Si teme innanzi di tutto l’aumento degli abbandoni, il che potrebbe anche essere, certo, ma non ci sembra un buon motivo per rinunciare. Se genitori che avrebbero voluto sul serio abbandonare un figlio lo hanno tenuto solo perché non esisteva un luogo sicuro cui affidarlo, è probabile che il bambino non riceva la cura e l’affetto che merita. Costringere i genitori a tenere bambini indesiderati può causare abusi o in casi estremi l’infanticidio. Alcuni si dicono addirittura preoccupati dell’eventuale costo sociale delle ruote. Intanto l'India può migliorare le strutture per l'infanzia e rendere più agili le leggi e le procedure per l'adozione. Per la verità se ne stanno già occupando; le famiglie che vorrebbero adottare bambini sono effettivamente molte.

I critici più intransigenti sostengono che un sistema di ruote degli esposti andrebbe contro la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo, che afferma che il bambino ha il diritto di conoscere la propria identità. Ma i bambini abbandonati probabilmente non la conosceranno mai e forse vale la pena ricordare che un bambino lasciato in totale sicurezza in una ruota sopravvivrà.

Oggi i mezzi di comunicazione indiani si occupano spesso del problema, anche il nuovo reality del popolare attore e regista Aamir Khan ha aperto con una puntata che parlava di infanticidio femminile. Mettere in luce il problema dell'abbandono dei bambini è già un primo passo, il secondo sarà affrontarlo. E forse, una rete di luoghi protetti, diffusi su tutto il territorio nazionale, potrebbe rappresentare per molte bambine indiane una rete di salvataggio.