22/10/2019
25/04/2012

La biblioteca virtuale che non c’è più

Library.nu sta per chiudere definitivamente, a riprova del muro simbolico che si è creato tra studenti assetati di sapere ed editoria

al Jazeera, marzo 2012

La biblioteca virtuale che non c’è più
Library.nu sta per chiudere definitivamente, a riprova del muro simbolico che si è creato tra studenti assetati di sapere ed editoria. Di Christopher Kelty, docente associato di Scienze dell'Informazione e Antropologia al'Università di California, Los Angeles. Autore di "Two Bits: The Cultural Significance of Free Software"


Un sito chiamato "library.nu" è sparito. Un gruppo di case editrici di varie nazionalità, alleate per l’occasione, l’aveva accusato di pirateria e convinto un giudice di Monaco di Baviera a farlo chiudere. Libary.nu, che una volta si chiamava Gigapedia, offriva gratuitamente, come sembra, la possibilità di consultare un numero di libri digitalizzati compreso tra i 400 mila e il milione e, bada bene, non libri qualsiasi, niente romanzi, né bestseller appena usciti, ma testi "dotti": testi scolastici, trattati, oscure monografie, analisi bibliografiche, manuali tecnici, nonché antologie di studi di ingegneria, matematica, biologia, sociologia e scienze umane all'avanguardia. "Testi orfani", fuori catalogo ma ancora sotto copyright, ed edizioni recenti; testi mal scannerizzati accanto ad altri copiati alla perfezione; tedeschi, francesi, russi, spagnoli, inglesi, e, perché no, cinesi e giapponesi. Insomma un grandioso tentativo di mettere insieme tutta lo scibile collettivo, compresa la "pornografia colta", con testi guida e saggistica sull'industria del porno. Perché per un sito “criminale” essere fortunatamente libero dal porno è già di per sé un trionfo della civiltà. Per l'editoria e il mondo che ci gira intorno l'evento è stato una vittoria nella campagna per costringere la rete-senza-regole alla così tanto necessaria disciplina. Per molte altre persone, e per la precisione per gli utenti del sito, lo stesso episodio ha rappresentato rabbia, sconforto e senso di sconfitta. Ma chi sono i loschi criminali, i barbari alle porte che premono per mettere in ginocchio l'economia del sapere? Studenti e docenti di ogni angolo del pianeta.

Pirati dell’apprendimento
Nessuno dovrebbe sorprendersi se il mondo è pieno di gente che vuole disperatamente imparare. Perché è di questo tipo di gente che il mondo dovrebbe essere pieno. Esattamente per questo motivo professori e ricercatori sudano sette camicie: per un mondo di letture, pensiero, istruzione e apprendimento. Gli utenti di library.nu erano “aspiranti scienziati”, gente che ruota intorno al mondo del sapere, che vuole conoscere, confrontarsi, discutere, sperimentare e scrivere proprio come si fa nelle università. Forse ex studenti, che però hanno dovuto cercare lavoro e mettere su famiglia, in certi casi costretti da noi, che abbiamo fatto loro assaggiare la dimensione intellettuale per quattro anni prima di mandarli per la propria strada con prestiti intollerabili da restituire; o altrimenti costretti dalla loro stessa esistenza, in un modo o nell'altro.

Qual è il significato vero della chiusura di libray.nu? Per gli editori è un grande successo nella guerra contro la pirateria. Leggi: incassi e maggiore controllo su chi compra, se non addirittura legge, cosa - prima di tutto. I pirati, quelli che creano e gestiscono siti pirata, pensano invece che la chiusura di library.nu non sarà altro che lo squillo di tromba per l'avvio della creazione di altre migliaia di siti affini, più forti e migliori che pria. Gli uni e gli altri non centrano però il nocciolo della questione: l'editoria contemporanea non soddisfa la richiesta globale di istruzione e apprendimento, perché con i modelli di business e i prezzi attuali non è possibile. Punto.

Gli utenti di library.nu, i barbari alle porte di università e case editrici, sono infatti un esercito e sono dappertutto, ma soprattutto in Sud America, Cina, Europa dell'Est, Africa e India. Difficile fornire dati precisi su di loro, ma i commenti sui blog e i tweet dedicati ci informano che l’utente di library.nu appartiene alla classe media. Non è davvero povero, non vive negli slum urbani né in quelli agricoli, ma di soldi ne ha pochi. Il vero "99%", laddove l'1% è rappresentato dagli euro-americani. Forse si tratta da una parte di altri scienziati o ricercatori, impiegati in scuole, università o corporazioni, e dall’altra di persone che non appartengono all'elite colta, ma gente che lavora e che aspira a sapere di più, ora e sempre, per passatempo. Ovvero un’intera fetta di mercato globale impegnata a fare davvero quello che noi, titolari nelle varie elite accademiche mondiali, raccomandiamo da quando mettiamo il primo piede in cattedra: studiate! diventare scienziati e pensatori! leggete e pensate con la vostra testa! portate la civiltà, lo sviluppo e la modernità ai vostri popoli!

Condividere significa volere e volersi bene
Library.nu rendeva possibile ciò che l'editoria non ha saputo fare: rendere possibile imparare. Era un sito di "proposte" - non a caso si chiamava library.nu (library=biblioteca) e non "libreria.nu". Non era impaccato di pubblicità e non ti proponeva sempre qualcos'altro da comprare per "leggere" (come fanno le librerie virtuali, appunto). Dava risposte precise a ricerche precise, con recensioni da parte degli utenti su gran parte dei 400 mila titoli, e oltre, offerti dal database.

Il fatto è che library.nu metteva a disposizione anche link a un altro sito (di accesso ad altri siti come ifile.it, megaupload.com o mediafire.com), con la versione integrale di un testo digitale, ed è proprio questo che ha scaraventato di fatto library.nu nel buio del crimine, o meglio, di ciò che al giorno d'oggi è considerato tale.

Però nemmeno se library.nu fosse legale o no è la questione principale; scambiarsi libri digitali scannerizzati, piratati o addirittura comprati come si deve è assolutamente illegale. E infatti non escludiamo che tra non molto leggere e memorizzare un libro, che equivale a farne una copia virtuale non autorizzata, non diventi un crimine. Già. Library,nu permetteva di scambiarsi libri. Non li vendeva. E tirava su qualche soldo solo attraverso le inserzioni pubblicitarie. Come Napster nel 1999, il sito rendeva possibile e accessibile la scoperta, ovvero scavare nel profondo del gusto musicale o letterario di colleghi umani per scoprire collegamenti come nemmeno il più sofisticato degli algoritmi avrebbe saputo fare.
 
Nel tentativo di controllare il mercato, editori e produttori cinematografici o musicali hanno di fatto criminalizzato la condivisione di contenuti, l'istruzione e la creatività - non il furto. Gli utenti di library.nu non dovevano caricare testi sul sito per poterlo usare, ma se lo facevano ne ricevevano qualcosa in cambio. Esistevano regole formali (e informali) riguardo a come salire di livello nella community del sito, che si sviluppava come tutti gli altri nel web, aggiungendo cose qua e là, e – ovviamente - espandendo le sue infrastrutture quando necessario.

Gli amministratori hanno sempre avuto il controllo assoluto su chi poteva interagire e chi no, per proteggere la loro creatura tanto dai ficcanaso dell'FBI che dai principianti della rete. Anche un osservatore di passaggio si sarebbe accorto che i frequenti cambiamenti nel sito non erano che l'effetto del gioco del gatto col topo che autorità ed editori mettevano in atto nel tentativo di capire come funzionava tutto ciò per poi adire per vie legali. Alla fine, sono state le donazioni che hanno smascherato la gente vera che c'era dietro. Anche i pirati hanno la carta PayPal.

Chiuso al sapere
L'inverno del 2012 è stato testimone di una serie di attacchi ai siti di condivisione di contenuti all'indomani delle leggi SOPA (Stop Online Piracy Act) e PIPA (Protect Intellectual Property Act), l’una anti pirateria e l'altra a tutela del diritto di autore. Megaupload.com (frutto della mente dell'eccentrico Master Pirate Kim Dotcom, che è il suo cognome vero in quanto legalmente riconosciuto nel 2005) è stato sequestrato dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e il sito che ospitava torrent btjunkie.com ha chiuso di sua spontanea volontà per paura di azioni giudiziarie. Negli ultimi giorni prima della chiusura definitiva library.nu fluttuava tra l’essere in vita e no, finché, con una certa ironia, ha messo fuori un cartello nel quale si leggeva "E’ stato revocato il dominio .nu" (.nu sta per l'isola/stato di Niue), con un link in bella vista a un libro sulle avventure di Capitan Cook, intitolato "Blue Latitudes"... in vendita su Amazon!!! Come dire, leggetevi qualcosa su quegli altri pirati là...

E allora, cosa implica davvero la chiusura di library.nu? Prima di tutto che quei barbari, quei pirati ad alta scolarizzazione, sono arrabbiati. Noi, gente di libri e scienza, non facciamo altro, da sempre, che cantare le lodi dello studio, dell'apprendimento, dell'aiuto reciproco e dei benefici che derivano da un buon titolo di studio. Noi, gente di libri e scienza, abbiamo incoraggiato l’universo degli studenti assetati di sapere a continuare a esserlo (magari senza metterci troppi anni a laurearsi...) E allora, a partire da questo mese, al mondo ci saranno un sacco di studenti, appartenenti alla classe media, belli arrabbiati, da una parte gli “esistenzialisti” al cospetto dell’ingiustizia del sistema e dall’altra i pragmatici, che da ora in poi dovranno cacciare cento dollari, ammesso che ce li abbiano, per ogni testo (magari quei soldi li volevano spendere in altro modo, chissà).

Tutti insieme saranno arrabbiatissimi perché ciò che a tutti sembrava il nuovo orizzonte del sapere e l'avvento della tanto decantata nuova economia digitale, era appena stato inghiottito dal buio dell'eclisse di una sentenza di un giudice di Monaco di Baviera. Scrittori e studiosi di tutta Europa e America sono complici di questa chiusura. Le case editrici proteggono se stesse e i loro profitti, ma lo fanno con l'assenso, se non con il sostegno attivo, di chi dipende da loro. Proteggono noi, uomini di scienza, o almeno questo è ciò che dicono. I barbari, gli studenti disperati, rubano ciò che appartiene a noi e per questo devono essere costretti a pagare.
 
Il profitto, gli affari
Nella realtà, comunque, l'editoria accademica è entrata in una fase simile a quella attraversata dall'industria farmaceutica all'inizio degli Anni '90, quando i farmaci salvavita anti AIDS furono deliberatamente protetti in nome degli interessi, del profitto e dei brevetti. Forse il parallelo solleverà qualche obiezione, visto che una monografia accademica può considerarsi salvavita solo in rarissime circostanze, ma la situazione è, da un punto di vista legale, identica. Library.nu non era molto diversa da quelle coraggiose - e illegali – aziende indiane e africane che avevano fabbricato il farmaco generico anti AIDS.

Perché l'editoria non vuole questi consumatori? Primo, le biblioteche USA e europee hanno voluto pagare il prezzo che serve per garantire la felicità economica del settore, e non solo quella, visto che in certi casi si è andati allegramente verso il vero e proprio lucro. Invece di concedere il frutto del lavoro degli uomini di scienza a prezzi competitivi e accessibili a tutti in tutto il mondo, sono andati nella direzione opposta, alzando sempre di più il prezzo, finché solo le istituzioni più solide dal punto di vista finanziario potevano permettersi di comprare.  Gli editori accademici hanno barattato prezzi bassi per un pubblico vasto per prezzi altissimi per un mercato ristretto.

Ma dopo il pugno, ecco la carezza: il libro e lo scienziato sono i veri danneggiati in tutta questa storia, soprattutto gli studi di ricerca all'avanguardia presso le istituzioni più prestigiose. L'editoria di oggi non può mettere o non metterà a disposizione del mercato globale la nostra opera. Preferisce stampare poche copie, spesso meno di 100, da vendere alle biblioteche a centinaia di dollari a copia. Quando poi rende disponibili le edizioni digitali, sono così inchiavardate da vincoli e restrizioni e copyright da rendere estremamente frustrante il cercare di metterci il naso sopra, anche solo per leggere...

Giusto per peggiorare le cose, le nostre biblioteche universitarie non possono più permettersi l'acquisto di queste pubblicazioni e le librerie di tenerne più copie. Col risultato che il meglio dei nostri studi viene ingoiato da un buco nero all’interno di una qualche casa editrice, dal quale non uscirà mai più. Almeno finché library.nu, o qualcosa di simile, non tornerà tra noi. Perché quei siti sono una via percorribile verso la cultura e l’apprendimento per un sacco di gente sparsa in tutto il mondo. Chissà da che parte starà il mondo accademico europeo e americano…