22/10/2019
17/01/2013

Raccontami, ti leggo

STAMPA ESTERA - In Cina tutti pazzi per le ‘biblioteche viventi’ importate dall’Europa

Di Yuan Yuan per Beijing Review (Cina), 10 gennaio 2013


Credeva che quelli della Istarsea Library l’avessero invitata a tenere un discorso, o una lezione, ma quando è arrivata sul posto, una biblioteca nei pressi dell'università nel Distretto di Haidian a Pechino, Ding Baoming si è accorta che non c'erano né scaffali né libri. Di nessun tipo, da nessuna parte. "La proprietaria mi spiegò allora che si trattava di una 'biblioteca vivente', un posto dove le persone si incontrano e condividono storie personali invece di leggere libri di carta" racconta oggi Ding. 

La storia di Ding Baoming inizia nel 1962 e continua con il racconto di una malattia che l’ha confinata su una sedia a rotelle sin da piccolissima, ma che non ha saputo fermare il suo cammino verso il successo. Una ventina di anni fa aveva infatti aperto un piccolo atelier, perché sapeva cucire; oggi è la presidente della Beijing Boshi Clothing Ltd. A luglio è anche stata a Londra per assistere alle Olimpiadi. Ad aspettarla nella 'biblioteca vivente', un appartamento di circa 120 metri quadri, c'erano venti ragazzi arrivati per 'leggere’ la storia che la signora Ding Baoming era venuta a raccontare. Il ‘libro’ di Ding cominciava con la proiezione di un video sul viaggio a Londra, per poi proseguire con la storia imprenditoriale della donna. I partecipanti facevano domande e si scambiavano impressioni sui tre argomenti principali di quello 'scambio di storie': viaggiare in Europa, le Olimpiadi e l'arte sartoriale. Alla fine della giornata la signora Ding si è lasciata andare a qualche considerazione, ammettendo che era stata una 'giornata rilassante' e che 'avrebbe consigliato a tutti gli amici di partecipare a incontri affini' in questa o in altre 'biblioteche viventi'. 

Gli Uomini libro (ma Ray Bradbury non c’entra)
"Tutti hanno una storia da raccontare e condividere" è il motto di Li Xinggning, 29 anni, fondatrice e proprietaria della ‘biblioteca vivente’ Istarsea Library di Pechino. Tre anni fa Li aveva annunciato su Douban.com, un social network cinese,  l’intenzione di aprire un club dove la gente potesse incontrarsi e condividere storie ed esperienze. Già immediatamente dopo la pubblicazione del post diverse persone si erano fatte avanti per dire che avrebbero volentieri partecipato. Per i primi due anni il club non ha avuto una sede fissa, si riuniva in vari locali ed era diventata una specie di revival della 'tradizione orale'. "Poi un giornalista ci spiegò il concetto della 'biblioteca vivente' che esisteva già in Europa", ricorda oggi Li. 


Le 'biblioteche viventi' hanno fatto la prima comparsa nel 2000 in Danimarca, con l'obiettivo di abbattere i pregiudizi e promuovere la tolleranza attraverso lo scambio e il dialogo. In una 'biblioteca vivente' i 'libri' sono persone che hanno voglia di condividere le loro 'trame', ovvero il racconto delle loro esperienze con 'lettori' che hanno voglia di ascoltarle. Negli ultimi anni l'idea si è diffusa in più di 45 paesi nel mondo.

La prima 'biblioteca vivente' di Pechino si deve a Li, 'bibliotecaria'  che non ordina i volumi su uno scaffale, ma organizza incontri tra 'lettori'. Li è prima di tutto un architetto, che ha usato gusto e abilità tecnica per allestire al meglio il nuovo club. La scala che ha usato per imbiancare le pareti è ancora lì, testimone e partecipe dell'arredamento della ‘biblioteca vivente’, i cui primi 'libri umani' o ‘uomini libro’ (ma Ray Bradbury non c’entra) erano sei, che si riunirono per la prima volta il 25 dicembre del 2011. Yu Shi è uno di quei pionieri, 'uomo libro' dopo una esperienza lavorativa fallimentare in città, dove era immigrato dallo Yunnan. Yu si guadagna da vivere come artista di strada e vendendo cartoline dipinte a mano. "Ho deciso di raccontare la mia vita per insegnare agli altri a inseguire i propri sogni, perché abbandonando scelte apparentemente più facili si apprezza la bellezza della vita in modi che mai avremmo immaginato". 


Dopo l'esempio vincente di Pechino le 'librerie viventi' sono spuntate in tutta la Cina. Han Lian, laureato alla NJNU – la Scuola Normale di Nanjin, nella provincia di Jiangsu - aveva sentito parlare delle 'biblioteche viventi' durante una borsa di studio a Hong Kong nel 2005. Quando è tornato a Nanjin Han ha aperto una libreria, nella quale aveva iniziato a promuovere il concetto di 'biblioteca vivente'. E così, dopo qualche prevedibile incertezza iniziale e grazie alla sua tenacia, l'anno scorso Han ha organizzato tre ‘racconti evento viventi’ dei quali ancora si parla a Chengdu. L'anno scorso, per celebrare il 110° anniversario della fondazione dell'ateneo NJNU, ha invitato 11 'uomini libro' a un nuovo incontro con gli studenti, che si è rivelato un momento straordinario, nel quale Chen Shi raccontò dei suoi viaggi low cost nella Regione Autonoma del Tibet, nello Xinjiang uiguro e in altre regioni del paese, "perché tutti vorrebbero viaggiare ma poi trovano le scuse più fantasiose per non farlo. Certe volte sono i soldi, altre il tempo, ma io ho spiegato che basta volerlo e i problemi si dissolvono...".
Lei Wanfeng gestisce una 'biblioteca vivente' a Shanghai, dopo un’esperienza come libraio. La sua nuova iniziativa imprenditoriale, la Me Library, si è rivelata un successo ed ogni suo evento è seguito da folle di cinesi e stranieri di ogni parte del mondo. 



Perché tanto successo
"La Cina è il paese ideale per le 'biblioteche viventi' perché è popolata da persone provenienti dalle più varie estrazioni sociali e culturali, che hanno davvero bisogno di scambiarsi idee e storie" dice Wang Zizhou, docente all'Università di Pechino, che può considerarsi l'uomo che ha portato in Cina il concetto europeo di 'biblioteca vivente'. Operai, malati cronici, artisti folk e disabili sono gli 'uomini libro' ideali, ma anche gli omosessuali, i tossicodipendenti e le prostitute, anche se questi ultimi sono più difficili da convincere a farsi vedere e ascoltare. "L'obiettivo principale è quello di abbattere i pregiudizi, un aspetto che in Cina fatica ancora" dice Chen Shiyu. "Difficile ammettere di avere dei preconcetti, tutti pensano di esserne immuni...".


Ma la gestione di una ‘biblioteca vivente’ comporta anche la collezione di qualche aneddoto curioso, come quella volta che Chen aveva invitato un funzionario pubblico per raccontare la sua storia e fu costretto a interrompere l'incontro in fretta e furia, perché i 'lettori' presenti avevano cominciato a chiedere conto di certi misfatti passati al malcapitato ospite narrante... Inutile nascondersi che gli 'uomini libro' più graditi sono di solito persone che possono raccontare storie di successo, imprenditori e personalità che in qualche modo esercitano un certo fascino positivo sui giovani. 

Ma il problema, comune alle biblioteche tradizionali, sono i finanziamenti, al punto che molte 'biblioteche viventi' non possono permettersi una sede stabile. "La maggior parte delle volte io e i miei colleghi dobbiamo attingere dai patrimoni personali per andare avanti, inutile dire che non è esattamente un settore redditizio. Anzi è sempre difficile far quadrare i conti...". 
Resta il fatto che si tratta di un'attività che dà molta soddisfazione, se non economica, almeno morale. "Mi sento sempre a casa, come in una grande famiglia" racconta Li, alla quale i "lettori" abituali hanno anche offerto di pagare qualcosa in più per gli abbonamenti quando hanno saputo delle sue difficoltà economiche. "Mi basterebbe andare in pari. Nell'attesa, farò qualsiasi cosa per tenere la mia biblioteca vivente aperta. Fino all'ultimo centesimo sul mio conto personale...".