23/08/2019
26/09/2012

Difficile come bere un bicchier d’acqua

STAMPA ESTERA - A Mbuji-Mayi, città di tre milioni di abitanti al centro della Repubblica Democratica del Congo in una regione ricca di sorgenti, l'acqua potabile è merce rara, al punto che una bottiglia di birra costa meno. Di Léon Rutherford Kanku

Courrier International (Francia), 21 settembre 2012


A Mbuji-Mayi, capitale del Kasai orientale, Repubblica Democratica del Congo, una bottiglia da un litro e mezzo di acqua costa 3500 franchi congolesi (circa 3 euro), più cara cioè di due birre da 73 cl (1500 FC, 76 centesimi di euro, l’una). Per alcuni estimatori della bevanda alcoolica la scelta è facile, costi quel che costi per la loro salute. Ma ‘facile come bere un bicchier d’acqua’ da queste parti è un detto che non corrisponde a verità: per gran parte della popolazione la situazione è infatti drammatica, perché solo i ricchi possono permettersi di comprare acqua in bottiglia, anche se di produzione locale. Per tutti gli altri non è possibile, perché l'acqua è diventata merce rara da quando, nel 2010, molte comunità non sono più servite dalla rete pubblica. Visto che dai rubinetti l’acqua non esce più, per procurasela – cioè comprarla - la gente è costretta a farsi fino a 5 km. 20 litri di acqua, non adatti al consumo, si prendono a un prezzo che varia tra i 200 e i 500 FC (tra 0,16 / 0,41 euro);  quelli che se lo possono permettere ricorrono a certi venditori ambulanti, che vendono acqua per uso domestico e servizi igienici tra i 700 e i 1.200 FC (58 centesimi-1 euro). "Mi dispiace molto che proprio qui, in una provincia ricca di corsi d’acqua, quella potabile sia così cara” ci dice un cittadino deluso. 

La Regideso, società pubblica che ha il monopolio della distribuzione dell'acqua in città, serve solo il 16% delle abitazioni, a causa della vetustà della rete e dell’assenza di energia elettrica. Purtroppo, anche se in città funzionassero tutti i rubinetti, la produzione sarebbe insufficiente a fornire la quantità d’acqua giornaliera di 20 litri a persona. "L’azienda non ha i mezzi per lo sviluppo di un sistema di distribuzione dell’acqua. Senza elettricità, per altro, non ce la facciamo a ottenere acqua a sufficienza. Tutto ciò ricade sulla popolazione, che in queste condizioni certo non sta bene” ci ha detto un funzionario della società che ha voluto rimanere anonimo.

E non finisce qui, perché nella Repubblica Democratica del Congo l'acqua più costosa è quella che viene imbottigliata a livello locale, mentre, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, le bottiglie di importazione costano un po’ meno. Chi paga il prezzo più alto, in tutti i sensi, sono i cittadini e ben poco si fa al momento per loro. "Le difficoltà da superare sono molte: l’elettricità costa più che altrove, dobbiamo importare l’occorrente per l’imbottigliamento e l’imballaggio, e come se non bastasse le tasse sono molto alte", ci ha detto un funzionario della Safi, azienda di imbottigliamento locale. Ecco perché da queste parti l'acqua è, paradossalmente, la bevanda più cara.Data la situazione, alcuni hanno pochi dubbi su come risolvere la questione, tipo il signor Stéphane Mongo, che ci dice: "Al posto dell’acqua, bevo la birra, soprattutto durante i pasti. Per il momento questa “dieta” non ha alcun effetto sul mio organismo". E non è il solo a scegliere (volente o nolente) la birra. Il prezzo è certo una buona giustificazione, ma non vanno sottovalutati i reali rischi per la salute: gli involontari fan della bottiglia di vetro scuro rischiano la dipendenza dall’alcol, che poi non sarà facile superare, per non parlare dell’eventuale comportamento violento di chi, per togliersi la sete, abusa della bevanda. 

"Faccio di tutto per scoraggiare i neo amanti della birra e pretendo che l'azienda idrica faccia altrettanto per aumentare la produzione di acqua potabile e servire al meglio la città” ci dice infastidito un medico in città. “C’è in ballo la salute pubblica”.