Iran: “Nessun leader è eterno, la scelta tocca al popolo”
DAMASCO - Stupore per la ‘nuova’ posizione di Tehran sulla Siria dopo l’incontro con Annan, inviato di Onu e Lega Araba. Concordato un nuovo “approccio” del regime di Assad con l'opposizione armata
“Nessun leader è eterno” e “i siriani dovrebbero scegliere il loro futuro nelle elezioni del 2014. Fino ad allora le potenze dovrebbero evitare di aggravare il bagno di sangue interferendo sul terreno”. Destano stupore le considerazioni di Ali Akbar Salehi, ministro degli Esteri iraniano, rese pubbliche subito dopo l’incontro con Kofi Annan. L’inviato di Onu e Lega Araba era arrivato in serata a Teheran, nel tentativo di coinvolgere anche l'Iran, primo sostenitore del regime di Assad, nonostante il parere sfavorevole dell’occidente. Salehi, pur iniziando a prendere le distanze dal presidente siriano, suggerisce che l'eventuale passaggio dei poteri dovrà avvenire senza influenze esterne.
Il nuovo tentativo di Kofi Annan di fermare il massacro in Siria potrebbe dare risultati positivi. Oggi con un colloquio aDamasco con il presidente Bashar Al Assad, con il quale ha detto di avere concordato un nuovo “approccio” che verrà sottopostoall'opposizione armata e poi volando direttamente a Teheran. Per l’ex segretario dell’Onu si riaprire uno spiraglio che sembrava ormai chiuso. A dire il vero non un piano di pace nuovo di zecca, piuttosto un nuovo modo di applicare quello vecchio, che lo stesso Annan, solo pochi giorni fa, aveva dichiarato fallito. Ma nelle ultime ore cose importanti sono avvenute.
Ieri il monito di Hillary Clinton, sulla sempre meno remota possibilità di un attacco catastrofico contro la Siria. Oggi, concrete parole sono arrivate da Vladimir Putin. “Bisogna fare tutto il possibile per costringere entrambe le parti del conflitto a trovare una soluzione pacifica”. Parole, quelle del presidente russo seguite da fatti. Per tutta la durata della missione di Annan, la Russia non consegnerà gli aerei da addestramento Yak-130 al regime alleato. La palla passa adesso all'opposizione, che ha sempre chiesto ad Assad la sua uscita di scena, come condizione primaria per avviare ogni trattativa.





