14/10/2019
20/11/2012

Diavolo di un gioco

STAMPA ESTERA - I videogiochi stanno trasformando i bambini uzbeki in mostri senz’anima Di Andy Heil

Radio Free Europe e Uzbek Service, 20 novembre 2012

Se non fosse per quegli occhi strani, sarebbe difficile distinguere Bekzod Sobirov, il protagonista di "River Song", da un qualsiasi altro ragazzino. Ma lui è asociale, irascibile, fissato. E  non ha più l'anima. Quando gli occhi di Bekzod diventano neri come la pece dei gironi infernali, diventa chiaro come il sole che il ragazzo è oramai perduto sulla cattiva strada.
Ecco la trama di "River Song", un video-monito uzbeko, che mette in guardia i ragazzi dai pericoli nascosti dietro l’eccessiva passione per i videogiochi.

 



Un portavoce di Uzbekino, l'Agenzia di Stato per la Supervisione Cinematografica, ha detto a Radio Free Europe di aver sostenuto il progetto, che si completerà con un altro video sui reali benefici che derivano invece da istruzione e scuola. Diciamo che il messaggio di "River Song" è chiaro. Racconta la veloce ascesa di Bekzod, il protagonista ragazzino, nel pericolosamente allettante mondo dei giochi elettronici e la sua altrettanto veloce discesa agli inferi, prima dell’inevitabile redenzione grazie all'intervento, come vuole tradizione, del saggio nonno.
Il video porta la firma del noto cineasta uzbeko Sharaf Boshbekov, evidentemente convinto che il problema sia reale. "Gli effetti dei videogiochi sulla psicologia giovanile stanno diventando un problema mondiale" ci ha detto Shukhrat Babajanov. "Si sa addirittura di ragazzi che hanno commesso omicidi!"


Tutto il Paese ormai si sta convincendo del fatto che la dipendenza dai giochi per computer sia una seria minaccia per la gioventù uzbeka, nonostante l'accesso domestico a internet sia ancora abbastanza raro. Di fatto, però, in molti centri abitati c'è un internet caffè ad ogni angolo di strada (che è anche una maniera comoda per le autorità di tenere d'occhio cosa cercano in rete i cittadini…), e consolle e computer a basso prezzo importati dalla Cina, mentre i tornei di videogiochi sono eventi oramai diffusi. Neanche un anno fa le autorità uzbeke hanno preso provvedimenti seri contro la dipendenza dai giochi elettronici, come l’imposizione di un ‘coprifuoco’ per i giovani, che possono, da una certa ora in poi, giocare solo in presenza di un accompagnatore adulto. 

Già dieci anni fa un altro regista uzbeko, Hudaybergan Yusupov, aveva affrontato la tematica in un corto animato dal titolo "Game Over", nel quale un bambino di pochi mesi urlava a più non posso, rifiutando distrazioni, giocattoli e ciucci, finché qualcuno non gli metteva nelle mani un aggeggetto tipo Gameboy. Da quel momento in poi il videogioco lo "cresce" fino a farne un uomo inebetito, seduto sul water, che ride in maniera malata e per sempre. "Era il 2002 e il problema non era ancora grave come oggi" ha detto Yusupov. "Avevamo un po' calcato la mano, vero, ipotizzando nuove generazioni di bambini addestrati al computer prima che all'uso del vasino". 






Prima di chiudere, vorremmo precisare che quello di “River Song”, con la storia del bambino la cui anima si perde (temporaneamente) nel cyberspazio, è un tema ‘sicuro’ per il regista, che era diventato famoso per un film che oggi non gli avrebbero mai permesso di realizzare: "La donna di Ferro" (in russo: “Tchùdo Dzhenshchina” e in uzbeko: “Temir xotin”). In quel film Boshbekov raccontava la storia di un robot "femmina" assemblato per svolgere lavori umili, che finisce con l'autodistruggersi pur di non finire nei campi di cotone; una condanna piuttosto esplicita dello sfruttamento di giovani e donne nella società uzbeka. Boshbekov fece quel film, divenuto ormai un classico, nel 1990, ai tempi della Perestrojka, con la struttura di potere sovietico che stava ormai implodendo…