21/08/2019
14/11/2012

Graffiti sul Nilo

STAMPA ESTERA - La voce forte e chiara dei giovani egiziani. Di Atsuo Hirata

The Asahi Shimbun Globe (Giappone), 28 ottobre 2012


Mentre procede lento verso nord, il Nilo si spacca in due rami quando arriva alla capitale, il Cairo, e forma un'isola, Gezira, dove sorgono ambasciate e uffici di rappresentanza di aziende internazionali. Ma già sul ponte che la collega ai quartieri più vecchi, dall’altra parte del fiume e verso est, l'aria si riempie di clacson e voci. E’ su questa sponda che si allarga Piazza Tahrir, dove si sono svolte le manifestazioni di massa che hanno fatto cadere il lungo regime di Hosni Mubarak nel 2011. L'Egitto ha vissuto 18 mesi tumultuosi da allora; prima il potere è passato nelle mani dei militari, poi le elezioni presidenziali e l'elezione di Mohamed Morsi, che ha imposto le dimissioni del capo delle forze armate Hussein Tantawi. Oggi il Paese sembra avviato verso stabilità e democratizzazione. Anche a Piazza Tahrir la vita sembra stia tornando normale. 

Per avere un'idea dell’aria che si respirava nei giorni della rivolta, basta dare un’occhiata a Mohammed Mahmoud Street, dove una volta c'era la sede dell'American University in Cairo (AUC), i cui muri sono oggi coperti di murales che sbeffeggiano Mubarak e l'esercito. "Dimenticate il passato e andate a votare" grida la scritta in arabo comparsa a maggio, prima delle elezioni, il cui vero messaggio va oltre le parole, perché trae forza dalle immagini tutte intorno: madri che piangono davanti a ragazzi ribelli freddati dagli agenti di sicurezza. "Non dimenticare. Mai!" dice davvero. 

Il murale sull'angolo più vicino a Piazza Tahrir è ormai celebre. Il volto di un uomo che ha mezza faccia di Mubarak e mezza di Tantawi. Chiaro e cinico il significato: "nulla cambierà fintanto che l'esercito rimane al potere". Lo ha fatto Omar ‘Picasso’, al secolo Omar Fathy, 26 anni, studente dell'Accademia di Belle Arti dell'Helwan University.
Con una trentina di altri artisti di strada, il 18esimo giorno dopo la caduta di Mubarak, Omar decise che la rivolta sarebbe rimasta incompleta fintanto che il potere rimaneva nelle mani dei militari. Il collettivo si impegnò ad andare avanti nella protesta: la street art sarebbe diventata la loro unica arma. "Perché a differenza delle opere d'arte prigioniere nelle gallerie, i murales sono sotto gli occhi di tutti" spiega Fathy. "I nostri li possono vedere e capire persone di tutte le estrazioni sociali".

Durante il governo di emergenza di Mubarak ti arrestavano anche solo per aver espresso critiche nei confronti della leadership. Dopo la rivoluzione, però, i murales si sono moltiplicati, grazie alla nuova libertà che gli artisti stavano conquistando.
C'è stato un momento in cui i pittori di graffiti erano un centinaio; oggi si contano sulle dita di una mano, molti sono spariti nel periodo di transizione verso il nuovo governo. Hagar Salah, medico veterinario 28enne specializzando all'Università del Cairo, sostiene che la situazione attuale è ancora pericolosamente tesa. "Le persone sono quasi tutte prese dal cercare di capire quale partito renderà la loro vita più facile. Se penso che il presupposto della rivolta era una sollevazione popolare, nella quale la gente stessa avrebbe cambiato la società..."
Su sollecitazione di Hagar, alla fine di agosto Omar ‘Picasso’ ha lanciato insieme ad altri giovani artisti una nuova iniziativa: coprire i muri della città con i volti di chi ha perso la vita nella lotta contro il potere dei militari. Unico scopo, dice Hagar, tramandare alle prossime generazioni il significato di quella rivoluzione. 

Furono proprio i giovani a ribellarsi al regime di Mubarak. L'alto tasso di disoccupazione giovanile e la diffusione di internet e tv satellitari, che avevano contribuito pesantemente alla propagazione delle notizie, nonostante i tentativi del governo di fermarle con ogni mezzo, furono le cause scatenanti. "Pane, libertà e dignità" fu lo slogan che passava di bocca in bocca tra i giovani, per i quali il movimento per la democrazia doveva essere risposta ai cronici problemi dell'economia egiziana e richiesta di cambiamento politico.